... e Gioia Sia

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blog del progetto di nuova evangelizzazione dei Cavalieri della Luce sull'attualità alla Luce del Vangelo
Updated: 1 hour 51 min ago

Gianna Jessen: “nata per aborto salino†o nata per Amore di Dio?

Thu, 2012-02-02 23:38

Mancano due esami per la sessione e sto provando a studiare. Ma faccio fatica a concentrarmi… Allora ho deciso di liberare le emozioni condividendole e vi racconto la mia sana inquietudine interiore.

Oggi ho avuto l’onore di intervistare Gianna Jessen per il programma Sulla Via di Damasco. Sono ancora stordito dalla potenza di questa piccola donna con uno sguardo, un sorriso, un volto così luminoso e capace di trasmettere l’Amore di Dio.

L’intervista andrà in onda sabato 11, ma lei sarà già ospite lunedì 6 alle 14 a Rai Due. Sosteniamola con la preghiera. Davvero Giovanni Paolo II ci ha azzeccato quando parlava di “genio femminile”. Vi auguro una buona notte condividendo ciò che continuamente mi torna in testa in parole, sensazioni ed immagini.

Chiedo a Maria di custodirci nel Suo Cuore Immacolato per realizzare quel Prodigio di Dio in ciascuno, come oggi l’ho contemplato in Gianna, una 34enne con scritto nella propria cartella: “nata per aborto salino”. In realtà: “nata per Amore di Dio”. Rinata per l’amore di chi l’ha accolta dopo che era stata rifiutata. Sì, donaci Signore di essere le tue braccia pronte a trasmettere il tuo Amore!

Voglio ringraziare in modo speciale la splendida reazione del programma “Sulla Via di Damasco” e tutti coloro che mi hanno donato di poter vivere questa esperienza oggi. Poter dare voce a chi non ha voce é un dono unico. Contemplare un Miracolo di Dio é un’esperienza inesprimibile.

Nel web troverete molti video disponibili in cui poter ascoltare Gianna Jessen. Vi invito in modo speciale a poterla seguire:
-6 febbraio 2012 a Raidue alle 14.00 in diretta in un dibattito a “Italia sul 2″
-11 febbraio 2012 a Raidue alle 10.15 in una intervista esclusiva di “Sulla Via di Damasco”.

Se avete piacere di leggere e informarvi intanto… ecco la sua testimonianza.

GIANNA JESSEN
SOPRAVVISSUTA ALL’ABORTO

Testimonianza tenuta a Queen’s Hall – Melbourne 2008
 
Così disse la Beata Madre Teresa di Calcutta sulla testimonianza di Gianna Jessen:
“Dio sta usando Gianna per ricordare al mondo che ogni essere umano è prezioso per Lui. È bello vedere la forza dell’amore di Gesù che Egli ha riversato nel suo cuore. La mia preghiera per Gianna, e per tutti quelli che la ascoltano, è che il messaggio dell’amore di Dio ponga fine all’aborto con il potere dell’amore”.
 
In una conferenza a Melbourne nel 2008, Gianna Jessen racconta la sua storia di bambina non voluta, nata nonostante il tentativo di aborto della madre.
Gianna si definisce “una ragazza dura a morire”.

 
Sono adottata. I miei genitori avevano 17 anni. Lei era al sesto mese e mezzo, quando si rivolse al Planned Parenthood, il più grande ente abortista al mondo. Le consigliarono un aborto salino tardivo: si inietta una soluzione salina nel grembo della madre, che corrode il bambino. Viene partorito morto nelle successive 24 ore, ma con grande sorpresa di tutti, non sono arrivata morta, ma viva, il 6 aprile 1977 nella clinica abortista della contea di Los Angeles.
Una cosa magnifica sul perfetto tempismo del mio arrivo è che il medico abortista non era ancora in servizio, così non ha potuto terminare il suo progetto sulla mia vita, cioè la mia morte.
So di parlare in un edificio del governo, amo il vostro paese quanto il mio e so che in questo tempo è politicamente molto scorretto nominare Gesù Cristo in un luogo pubblico, metterlo in mezzo in questo tipo di riunioni, il suo nome può causare ad alcuni un tremendo disagio, ma io non sono sopravvissuta per mettere le persone a loro agio, sono sopravvissuta per agitare un po’ le acque e mi piace molto farlo!
Sono stata partorita viva, l’ho già detto, dopo 18 ore. Dovrei essere cieca, ustionata, morta e invece no! Una bellissima rivincita è che il medico abortista dovette firmare il mio certificato di nascita, così so chi è. Chiunque esamini le mie carte può leggere “nata per aborto salino”, non hanno vinto!
Ho fatto qualche ricerca su quello che tentò di abortirmi, ha la più grande catena di cliniche degli Stati Uniti, rendono 70 milioni di dollari l’anno. Lessi in una sua intervista anni fa “Ho abortito più di un milione di bambini, per me è una passione”.
Vi dico questo perché siamo in un interessante battaglia, che lo sappiamo o no, è in corso una battaglia tra la vita e la morte. Tu, da che parte stai?
Un’infermiera chiamò un’ambulanza, mi portarono in un ospedale ed è un miracolo: la pratica comune allora, e fino al 2002 nel mio Paese, era di sopprimere i sopravvissuti all’aborto per strangolamento o soffocamento o lasciandoli morire o buttandoli via.
Ma il 5 agosto 2002, il mio amato presidente Bush ha firmato la legge di “Protezione dei nati vivi”, perché questo non succeda più. Vedete, noi facciamo sul serio, io spero di essere odiata, prima di finire questa vita, così quando sarò presso Dio, saprò che cosa vuol dire essere stati odiati. Lui, Cristo, venne odiato. Non mi fa piacere, ma so di essere già odiata perché io proclamo la vita. Io dico “Non mi avete avuto”.
L’olocausto silenzioso con me non ha vinto. La mia missione fra l’altro è questa: di infondere umanità in un dibattito, che abbiamo dimenticato, che abbiamo settorializzato, messo sugli scaffali, lo abbiamo chiamato “una questione”, abbiamo rimosso i sentimenti, ci siamo induriti.
È questo che volete? Quanto siete disposti a sopportare, a rischiare per proclamare la verità, nell’amore e nella grazia, e farvi avanti, disposti almeno a farvi odiare? O forse il problema siete voi? O io?
Mi misero in una prima casa di accoglienza, dove decisero che non gli piacevo, non so come si possa non adorarmi a prima vista! Che strani!
Sono stata odiata fin dal concepimento da così tanti e amata da tanti di più, ma più di tutti da Dio. Sono la Sua bambina, la bambina di Dio non si tocca! Sulla mia fronte è scritto “Trattami bene perché mio Padre è il Padrone del mondo”.
Da quella casa mi passarono ad un’altra, bellissima, la casa di Penny. Avevo 17 mesi, 14 chili di peso morto e quello che io chiamo il dono della paralisi cerebrale per la mancanza di ossigeno al cervello. Mentre lottavo per sopravvivere mi vedo obbligata a dire questo: se l’aborto riguarda solo i diritti della donna, come la mettiamo con i miei? Nessuna femminista radicale combatteva per i miei diritti quel giorno, la mia vita veniva soppressa nel nome dei diritti della donna.
Io non soffrirei di paralisi cerebrale, se non fossi sopravvissuta. Quando sento il ragionamento orribile e disgustoso che dovremmo abortire i bambini a rischio di disabilità, il mio cuore si riempie di orrore.
Ci sono cose che si possono imparare soltanto dai più deboli tra noi, se li sopprimete sarete voi a rimetterci. Il Signore ha cura di loro, ma voi soffrirete per sempre.
Quale arroganza! È stato un tema a lungo sostenuto in questo nostro mondo, che il forte dovrebbe dominare sul debole, stabilire chi vive e chi muore, non vedete l’arroganza di questo? Non potete nemmeno far battere il vostro cuore, tutto il potere che credete di avere non lo possedete affatto, è la misericordia di Dio che vi sostiene, anche quando lo odiate.
La gente diceva alla mia Penny: “Gianna non sarà mai nullaâ€, molto incoraggiante!
Lei decise di ignorarli. lavorava con me tre volte al giorno… riuscivo a sollevare la testa… per farla breve: a tre anni e mezzo camminavo con il deambulatore e i tutori. Ora sto in piedi – zoppico un pochino – senza deambulatore e senza tutori. A volte cado elegantemente, altre molto poco elegantemente, dipende. Ma è tutto per la gloria di Dio.
Sono più debole di molti di voi, ma questo è il mio discorso. È un piccolo prezzo da pagare per poter appiccare il fuoco al mondo come sto facendo e offrire speranza.
Nella nostra incomprensione di come vanno le cose ci sfugge quanto può essere bella la sofferenza. Non che me la andrei a cercare, ma quando arriva ci dimentichiamo che Dio ha il controllo e lui è capace di rendere belle le cose più miserabili.
Ho incontrato la mia madre biologica. L’ho perdonata, sono cristiana. È una donna distrutta.
Venne ad un mio incontro due anni fa, si alzò e disse: “Ciao, sono tua madreâ€. Fu un giorno difficile, ma mentre sopportavo la situazione – voi penserete che sono stupida – ma io stavo lì e pensavo: â€Io non ti appartengo. Io sono di Cristo, sono la Sua bambina. Sono una principessa. Qualunque cosa tu dica nella tua amarezza, nella tua rabbia, non è un peso per me, io non lo porteròâ€, mi dicevo questo dentro di me.
Avete un’opportunità… Vorrei parlare agli uomini in sala, fare una cosa che non si fa mai…
Uomini, voi siete fatti per la grandezza. Voi siete fatti per alzarvi ed essere uomini. Siete fatti per difendere donne e bambini e non per farvi da parte e voltare la testa, quando sapete che è in corso un omicidio e non fate nulla. Non siete fatti per usare la donna e poi abbandonarla. Siete fatti per essere gentili, grandi, aggraziati, forti, per prendere posizione. Ascoltatemi: sono stufa di fare il vostro lavoro.
Donne, voi non siete fatte per essere abusate, non siete fatte per stare lì ed ignorare il vostro valore, meritate che si combatta per voi, sempre.
È il vostro momento: che tipo di persone volete essere? Immagino, straordinarie!
Ai politici in sala, soprattutto uomini: siete fatti per la grandezza, mettete da parte la politica, siete fatti per difendere il bene e la giustizia.
Questa ragazza vi dice: è il vostro momento. Che uomo vuoi essere? Un uomo preoccupato soltanto della sua gloria o un uomo preoccupato della gloria di Dio?
Voglio finire dicendo che alcuni potrebbero essere seccati del mio parlare di Dio, ma come posso andarmene zoppicando per il mondo e non dare tutto il mio cuore, e mente, e spirito e forza al Cristo che mi ha dato la vita? Se pensate che sono sciocca, è soltanto un gioiello in più per la mia corona.
Il mio unico scopo nella vita è far sorridere Dio.
Spero di aver detto qualcosa di sensato, mi è venuto dal cuore.
Dio vi benedica e vi protegga.

Siate sempre nella gioia… Non spegnete lo Spirito!

Wed, 2012-02-01 10:45

Le letture dell’Ufficio del giorno odierno sono così chiare e potenti che meritano una attenta meditazione.
Voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, né delle tenebre. [...] State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. (1Ts5,1-28).

La scienza della discrezione degli spiriti si acquista con la sapienza
Dai «Capitoli sulla perfezione spirituale» di Diadoco di Fotice, vescovo

E’ lume della vera saggezza discernere il bene dal male senza sbagliare. Quando ciò avviene, allora la via della giustizia conduce la mente a Dio, sole di giustizia, e introduce nello sfolgorio infinito della scienza la mente stessa che cerca ormai con grande fiducia l’amore. E’ necessario che coloro che combattono cerchino di conservare l’animo libero da interno turbamento, perché la mente, discernendo i pensieri che le si affacciano, possa conservare nel santuario della memoria quelli che sono buoni e mandati da Dio, e scacciare invece quelli che sono cattivi e suggeriti dal demonio. Anche il mare quando è perfettamente calmo permette ai pescatori una visibilità che arriva fino al fondo, di modo che i pesci non sfuggono al loro sguardo. Ma quando è sconvolto dai venti, nasconde con le onde torbide ciò che nella calma mostra chiaramente; e così rimangono infruttuosi tutti gli accorgimenti che usano i pescatori per catturare i pesci.
Ora è soltanto allo Spirito Santo che appartiene il compito di purificare le menti: infatti se non entra quel forte per sopraffare il ladro, la preda non gli potrà essere tolta. E’ necessario quindi che noi con la pace dell’anima alimentiamo l’azione dello Spirito Santo, ossia che teniamo in noi stessi sempre accesa la lucerna della chiaroveggenza, poiché mentre essa risplende nel segreto della mente, non soltanto quegli attacchi insidiosi e tenebrosi dei demoni vengono scoperti, ma vengono altresì sgominati perché colpiti da quella luce santa e gloriosa.
Per questo l’Apostolo raccomanda: «Non spegnerete lo Spirito» (1 Ts 5, 19), cioè non rattristate lo Spirito Santo a causa della vostra malizia o dei cattivi pensieri, perché egli non desista dal proteggervi con quel suo divino splendore. In realtà non è possibile spegnere quel lume eterno e vivificante che è lo Spirito Santo, ma è possibile che la sua tristezza, ossia la nausea per noi, lo costringa a lasciare priva della luce della conoscenza e tutta avvolta nella oscurità la nostra anima. Il discernimento della mente è la perfetta sapienza con la quale le cose vengono giudicate. Quando l’organismo è sano, con il senso del gusto noi sappiamo distinguere ciò che fa bene da quanto ci fa male e cerchiamo quanto ci piace.
Così è della nostra mente, quando è in perfetto equilibrio. Pur in mezzo a mille preoccupazioni, è in grado di godere pienamente della consolazione divina. Anzi può conservare a lungo il ricordo della sua dolcezza mediante l’esercizio della carità. Questa poi tende a conseguire beni sempre più alti, come dice l’Apostolo: «E di questo vi prego: che la
vostra carità cresca sempre più in ogni scienza ed in ogni senso, perché tendiate a beni più grandi» (cfr. Fil 1, 10).

Nessun esempio di virtù è assente dalla croce (s.Tommaso d’Aquino)

Sat, 2012-01-28 08:45

Oggi si ricorda san Tommaso d’Aquino, un sacerdote capace di comunicare in modo unico l’Amore di Dio come cammino per ogni uomo, approfondendo da innamorato ogni aspetto possibile e raggiungibile dal suo cuore e dalla sua ragione per poter evangelizzare e conoscere Colui che é l’Amore.
Vi proponiamo una sua conferenza che merita di essere meditata, si tratta del passo proposto oggi nell’Ufficio: Conf. 6 sopra il «Credo in Deum».

Ogni virtù é presente sulla Croce
Fu necessario che il Figlio di Dio soffrisse per noi? Molto, e possiamo parlare di una duplice necessità: come rimedio contro il peccato e come esempio nell’agire.
Fu anzitutto un rimedio, perché è nella passione di Cristo che troviamo rimedio contro tutti i mali in cui possiamo incorrere per i nostri peccati.
Ma non minore è l’utilità che ci viene dal suo esempio. La passione di Cristo infatti è sufficiente per orientare tutta la nostra vita.
Chiunque vuol vivere in perfezione non faccia altro che disprezzare quello che Cristo disprezzò sulla croce, e desiderare quello che egli desiderò. Nessun esempio di virtù infatti è assente dalla croce.
Se cerchi un esempio di carità, ricorda: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13).
Questo ha fatto Cristo sulla croce. E quindi, se egli ha dato la sua vita per noi, non ci deve essere pesante sostenere qualsiasi male per lui.
Se cerchi un esempio di pazienza, ne trovi uno quanto mai eccellente sulla croce. La pazienza infatti si giudica grande in due circostanze: o quando uno sopporta pazientemente grandi avversità, o quando si sostengono avversità che si potrebbero evitare, ma non si evitano.
Ora Cristo ci ha dato sulla croce l’esempio dell’una e dell’altra cosa. Infatti «quando soffriva non minacciava» (1 Pt 2, 23) e come un agnello fu condotto alla morte e non apri la sua bocca (cfr. At 8, 32). Grande è dunque la pazienza di Cristo sulla croce: «Corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia» (Eb 12, 2).
Se cerchi un esempio di umiltà, guarda il crocifisso: Dio, infatti, volle essere giudicato sotto Ponzio Pilato e morire.
Se cerchi un esempio di obbedienza, segui colui che si fece obbediente al Padre fino alla morte: «Come per la disobbedienza di uno solo, cioè di Adamo, tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti» (Rm 5, 19).
Se cerchi un esempio di disprezzo delle cose terrene, segui colui che è il Re dei re e il Signore dei signori, «nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col 2, 3). Egli è nudo sulla croce, schernito, sputacchiato, percosso, coronato di spine, abbeverato con aceto e fiele.
Non legare dunque il tuo cuore alle vesti ed alle ricchezze, perché «si sono divise tra loro le mie vesti» (Gv 19, 24); non agli onori, perché ho provato gli oltraggi e le battiture (cfr. Is 53, 4); non alle dignità, perché intrecciata una corona di spine, la misero sul mio capo (cfr. Mc 15, 17); non ai piaceri, perché «quando avevo sete, mi han dato da bere aceto» (Sal 68, 22).

Qualche nota:
San Tommaso d’Aquino é un domenicano (1244), formatosi nel monastero di Montecassino e nelle grandi scuole del tempo, e divenuto maestro negli studi di Parigi, Orvieto, Roma, Viterbo e Napoli, impresse al suo insegnamento un orientamento originale e sapientemente innovatore. Affidò a molti scritti impegnati e specialmente alla celebre ‘Summa’ la sistemazione geniale della dottrina filosofica e teologica raccolta dalla tradizione. Ha esercitato un influsso determinante sull’indirizzo del pensiero filosofico e della ricerca teologica nelle scuole dei secoli seguenti.

Vittime della Strada

Fri, 2012-01-27 09:35

Cos’è la gioia?

Tue, 2012-01-24 21:39

“La gioia del cristiano – dice Chiara Lubich – è come un raggio di sole che brilla da una lacrima, come rosa fiorita da una chiazza di sangue, essenza d’amore distillata dal dolore, ed ha una potenza apostolica come uno squarcio di Paradiso”.
I primi cristiani convertivano solo a guardarsi grazie l’aver fatto proprio il comandamento nuovo di Gesù, amandosi gli uni gli altri pronti a dare la vita! Ma un altro grande segno distintivo li caratterizzava: la gioia della Resurrezione. Chiara Amirante spesso ci ripete che “ogni nostro sì a Dio apre un pezzetto di Cielo sulla Terra, come ogni nostro no lo chiude”, spronandoci a “non aver paura della Croce”. Se una persona sta bene e tutto gli va bene ed é felice, non c’è nulla di straordinario. Ma se, a partire dalle croci quotidiane e dalle fatiche offerte a Dio con amore, testimonia con il suo volto e la sua presenza una Pace celeste, una Gioia sgorgata da quel dolore accolto, abbracciati e offerto, allora sì che é un fatto straordinario e che rimanda a Colui che é all’origine di tale miracolo.
Mi auguro che possiamo noi tutti diventare testimoni della Gioia del Cielo ogni giorno! Una gioia che squarcia il Cielo sulla Terra rendendolo palpabile e percepibile a chiunque ci incontri. La massima gioia sulla Terra é possibile, ma é solo pallida ombra della Gloria che ci attende in Cielo…
Come afferma Chiara Lubich: “Il Paradiso é una casa che si edifica sulla Terra, ma che si abiterà solo in Cielo”!

Il giudizio nel mondo d’oggi…

Mon, 2012-01-23 08:00

Il Vangelo di Mt 7, 1-7 sul “Non giudicate, per non essere giudicati†oggi è di grande attualità. Mai come negli ultimi anni la televisione ha plasmato personalità così giudicanti e velenosamente capaci di ferire con la parola. L’Apostolo Giacomo nella sua lettera paragona la lingua al timone di una barca che va controllato per non farla sfracellare. Il giudizio è capace di uccidere il cuore delle persone e di ferire per sempre in modo profondo. Il giudizio è capace di spaccare le comunità di qualsiasi tipo, famiglie, parrocchie, conventi…

I giornalini tengono occupate le persone ore ed ore solo sui gossip, cercando di poter mettere a nudo chiunque entrando nell’intimità delle persone. Anche le riviste dei teenager sono ormai così strutturate… I programmi televisivi di ogni genere sono pieni di giudizi, dai più innocui come nei processi calcistici in cui ognuno ormai si erge ad allenatore, ai più tremendi talk show o reality show in cui davanti i protagonisti si comportano in un modo e in privato sparano a zero su tutti dentro i “confessionali†mediatici. I programmi meno peggio in cui i talenti artistici sono al centro della discussione divengono comunque l’unico criterio valutativo per il valore della persona, se poi andiamo a vedere i criteri di giudizio per “tronisti†e “veline†scendiamo nello squallido più totale.

Insomma, il giudizio impera e diviene non solo un modus vivendi, ma un importante e centrale attività della giornata che plasma l’essere delle nuove generazioni. Giudicare è facile e gratificante in effetti, soprattutto perché fa sentire la persona che giudica al di sopra di chi è in questione. Generalmente chi giudica ha quasi sempre un grande problema di autostima e giudicando ha la sensazione di potersi arrogare il diritto di superiorità sugli altri.

Quanta pena mi fanno le persone che giudicano, le vedo così fragili… capaci di parole più grandi di loro, un po’ come dei grandi palloncini che più si gonfiano più un semplice ago può da un momento all’altro (e quel momento arriva per tutti di certo!) scoppiare in modo rovinoso. Dietro l’aggressività leggo insicurezza, dietro la rabbia leggo rancore e ferita, dietro il veleno leggo mancanza d’amore…

Personalmente, grazie al dono della famiglia che ho avuto, mi sono ritrovano sempre con una buona e sana autostima per cui il giudizio non è mai stato un mio problema, ma proprio per questo all’inizio non capivo i meccanismi che scattavano in chi giudicava ed essendomi estranei mi trovavo disarmato. Anzi, nella mia famiglia si é sempre esagerato nel versante opposto, rischiando un buonismo giustificatore anch’esso da riequilibrare.

Oggi, dopo anni di vita tra giovani con diversi problemi, mi sembra di aver acquisito diversi strumenti di aiuto. Primo tra tutti consiglio a chi giudica di dirsi uno stop mentale appena si rendono conto d’aver detto o pensato un giudizio e di dire una frase che sia giudizio positivo su quella persona; altro esercizio semplice che consiglio è di trasformare i giudizi in preghiera per quella persona, perché se il difetto fosse vero allora quella persona possa cambiare; infine la regola maestra la da Gesù: “Se un tuo fratello†sbaglia o pecca “ammoniscilo prima in segreto, se non ti ascolta allora riprendilo dinnanzi ad un testimone, infine se non ti ascolterà ancora dinnanzi all’assembleaâ€. Questa via della correzione fraterna va percorsa alla lettera e ne vedrete i frutti concreti e luminosi, senza saltare uno solo dei tre passaggi e neanche nell’ordine di esecuzione!

Spesso il giudizio è un’abitudine sbagliata acquisita, solo con esercizi concreti si può cambiare quell’habitus in uno nuovo stile di vita fraterno e costruttivo, capace di umiltà e amore. La verità va detta eccome, altrimenti non è amore perché il fratello non corretto continuerà a sbagliare, se ci si dice che gli si farebbe male a correggere quel fratello, in realtà prevale l’amore proprio e la paura del rifiuto a discapito del bene del fratello! San Paolo dice di dire “la verità con caritàâ€, nell’amore sempre! “Al di sopra di tutto vi sia la carità!†poi allora nel modo giusto si dice quanto si pensa e sempre al solo diretto interessato o a chi può aiutarlo se lui lo ritiene opportuno.

Gesù mi ha colpito in particolare sul finale del Vangelo di Mt 7,5: “Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratelloâ€. Gesù vuole che togliamo la pagliuzza dall’occhio del fratello, vuole che lo aiutiamo, ma che prima facciamo un vero esame di coscienza e un vero cammino di conoscenza di sé. In un serio bagno continuo di umiltà e in un cammino continuo di conversione allora si sarà capaci con amore di correggere e aiutare i nostri fratelli.

La sanatio in radice la troviamo nel mistero della Trinità che vive quella che a don Tonino Bello piaceva chiamare la “convivialità delle differenzeâ€: tre persone uguali e distinte, tre persone distinte che mangiano alla stessa mensa divina valorizzando i rapporti in un continua immersione d’Amore. évinas parla dell’etica del volto. L’altro non é una persona da assoggettare, schiacciate, omologare, manipolare, bensì mi realizza in un autentico dialogo ed incontro relazionare.

Chiara Amirante spesso in comunità dice di non rapportarci da maschera a maschera, ma da persona a persona, da cuore a cuore. Per Lévinas il faccia a fiaccia va fatto all’insegna del “dis-inter-esseâ€: DIS essere di meno, depotenziare il mito del mio io perché ci sia più INTER fra me e te all’insegna dell’ESSERE, del volto da scoprire, da contemplare, da accarezzare.

San Paolo parla della Chiesa come un unico corpo, ma anche l’umanità è un corpo unico e finchè il giudizio resterà in vita tra di noi è come ascoltare un CD o un disco di musica meravigliosa, che si trova ad essere rigato, dunque arrivando ai soliti punti di rottura sarà bloccato o almeno disturbato.

Omelia: III Domenica delle ferie del Tempo Ordinario – Anno B

Sat, 2012-01-21 22:30

Omelia di Don Giacomo Pavanello sul Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,14-20

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva:
«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».
Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.
Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini».
E subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti.
Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.

quello che abbiamo…

Thu, 2012-01-19 10:05

L’anziano monaco interrogò l’aspirante novizio: «Se tu avessi tre monete d’oro, le daresti ai poveri?». «Di tutto cuore, padre!». «E se tu avessi tre monete d’argento?». «Molto volentieri le darei». «E se avessi tre piccole monete di rame?». «No, non le darei!». Stupito, il monaco gli chiese: «Perché mai?». Il novizio rispose: «Perché io ho tre monete di rame!». (dai detti dei Padri del deserto)

Siamo disposti a dare sempre quello che non abbiamo. Perchè quello che abbiamo è troppo difficile darlo. Così riduciamo la nostra vita, e a volte anche il nostro cristianesimo, a grandi proclami e propositi, che sono tanto grandi quando rassicuranti, perchè irrealizzabili. Il problema di accettare una grande esigenza sta nel mettere sul banco quello che abbiamo in tasca, quello che siamo, quello che realmente abbiamo. Dio non ci chiede mai cose che non abbiamo, ci chiede cose che sono alla nostra portata perchè “esistono”, non sono “ipotetiche”. Ma con la scusa che “tre monete di rame” non valgono poi così tanto, preferiamo rimandare ai tempi in cui qualche “gratta e vinci esistenziale” rimpingui le nostre tasche e ci permetta di fare bella figura.
Bella figura…Bella proprio…

Risorto, Chiesa ed Universo (parte seconda)

Sun, 2012-01-15 10:00

L’eucarestia intreccia tre momenti: il ricordo, la presenza del Risorto, l’apertura al definitivo ritorno di Cristo di cui essa stessa è pegno e anticipo. Spesso ci dimentichiamo di questo terzo aspetto, ovvero che siamo in attesa del Ritorno di Cristo e che l’eucarestia va celebrata come attesa escatologica fino a quel momento.

I testi più importanti che sottolineano questo aspetto sono tre:

Non berrò più del prodotto della vite finché non verrà il regno del Padre mio (Mt 26,29; Mc 14,25; Lc 22, 16).

Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga (1Cor 11,26).

Maranatha! (1Cor 16,22; Ap 22,20). E’ possibile tradurre in due modi: come riconoscimento della presenza (“il Signore è venutoâ€), ma anche la speranza (“vieni Signore!â€).

Ogni eucaristia unisce il ricordo e l’attesa, il ringraziamento e l’invocazione, l’attualizzazione e l’annuncio del regno.

La liturgia attuale ha cercato di recuperare questo aspetto, introducendolo soprattutto nelle acclamazioni sintetiche che accostano le tre dimensioni dell’anamnesi: Annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta.

Commentando questa espressione, Giovanni Paolo II scrive nell’enciclica Ecclesia de Eucharistia:

L’acclamazione che il popolo pronuncia dopo la consacrazione opportunamente si conclude manifestando la proiezione escatologica che contrassegna la celebrazione eucaristica (cf. 1Cor 11,26): «nell’attesa della tua venuta». L’eucaristia è tensione verso la meta, pregustazione della gioia piena promessa da Cristo (cf. Gv 15,11); in certo senso, essa è anticipazione del paradiso, «pegno della gloria futura». Tutto, nell’eucaristia, esprime l’attesa fiduciosa che «si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo». Colui che si nutre di Cristo nell’eucaristia non deve attendere l’aldilà per ricevere la vita eterna: la possiede già sulla terra, come primizia della pienezza futura, che riguarderà l’uomo nella sua totalità. Nell’eucaristia riceviamo infatti anche la garanzia della risurrezione corporea alla fine del mondo: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,54). Questa garanzia della futura risurrezione proviene dal fatto che la carne del Figlio dell’uomo, data in cibo, è il suo corpo nello stato glorioso di risorto. Con l’eucaristia si assimila, per così dire, il «segreto» della risurrezione. Perciò giustamente sant’Ignazio d’Antiochia definiva il pane eucaristico «farmaco di immortalità, antidoto contro la morte» (EdE 18).

Omelia: II Domenica delle ferie del Tempo Ordinario – Anno B

Sat, 2012-01-14 23:33

Omelia di don Davide Banzato sul Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni (Gv 1,35-42)



Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni (Gv 1,35-42)

Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli
e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!».
E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?».
Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.
Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)»
e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro).

credere come “direzioneâ€

Fri, 2012-01-13 18:12

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” (Seneca).

Il vero dramma che viviamo non si trova nelle circostanze che dobbiamo affrontare ma in quella mancanza di direzione che a lungo andare ci uccide tormentandoci con l’angoscia. Forse la cosa più interessante di Cristo non è “una vita da favola” (che non promette), ma una “direzione” da seguire nonostante i venerdì santo che siamo costretti a vivere. E una direzione è tale perchè ha in se una meta, non solo il viaggio. Credere è avere una meta, e non  sconti sul viaggio.

Dio é Luce

Thu, 2012-01-12 18:41

Ho scritto un nuovo articolo nel sito Nuovi Orizzonti. Condivido qualche frase con voi amici di …e Gioia Sia!

La luce e le tenebre nelle nostre ore sono entrambe parte della creazione e sembrerebbero due facce della stessa medaglia. Ma non é così. La luce é consistente perché quando risplende non si può spegnere con nessuna misura di tenebre. Le tenebre invece sono solo assenza di luce. Una fioca luce riesce a vincere le tenebre più fitte e buie. Tutte le tenebre mai esistite sommate e moltiplicate all’infinito non possono inghiottire una piccola luce. La luce non si può eliminare. La luce e le tenebre non sono sullo stesso piano. La luce vince sempre e comunque. Per leggere l’articolo intero clicca qui!

Risorto, Chiesa ed Universo (parte prima)

Sun, 2012-01-08 10:00

L’eucarestia ha per se stessa una dimensione dinamica

Il contributo del cristiano al mondo consiste nel fare dell’eucarestia vita e della vita eucarestia, è un progetto di vita segnalato da tre valori: l’amore fraterno, il servizio e la gratuità.

Per Giovanni Paolo II l’eucarestia è scuola di amore attivo verso il prossimo, che educa a un amore profondo, fa crescere la consapevolezza della dignità di ogni uomo (DC 4-7). Per Giovanni Crisostomo condividere la mensa, poi rifiutare di condividere la vita, sarebbe senza significato. La vita del servizio è iscritta nell’eucarestia stessa: corpo dato – sangue versato per (hyper).

E’ la prospettiva del servo sofferente, l’ebed jhwh, corpo-donato e sangue-offerto. E’ significativo che Luca ponga nel contesto del racconto dell’ultima cena la discussione dei discepoli su chi fosse il più grande. La risposta di Gesù si collega alla mensa condivisa: io sto in mezzo a voi come colui che serve (22,27); concreta in Giovanni nel gesto della lavanda dei piedi. Chiesa eucaristica è quella che diventa per gli altri ciò che Cristo è per lei: corpo-donato. Nel documento Eucarestia, comunione e comunità, i vescovi italiani vedono il racconto giovanneo della lavanda come chiave interpretativa del sacramento:

Il Cristo della cena, nel racconto di Giovanni, è in atteggiamento diaconale: mentre a tavola con i suoi  compie un servizio riservato agli schiavi, lavando i piedi ai suoi discepoli. E’ anche questo un memoriale, consegnato alla  chiesa, un invito a fare come ha fatto lui nell’atto  di spezzare il pane. L’evangelista Giovanni non narra l’istituzione, ma ricorda quel gesto che conduce al cuore dell’eucaristia:  ‘Gesù si alzò da tavola, depose le vesti  e,  preso l’asciugatoio,  se  lo cinse attorno alla  vita.  Poi  versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli” (Gv 13, 4-5). In questo gesto è definito plasticamente lo stile messianico del Cristo e lo stile di vita di  quella chiesa che nel mondo è segno della sua presenza (Eucaristia, comunione e comunità (23 maggio 1983), 53: EC3 /1296).

Un’attività di questo tipo bisogna convincersi che acquista un valore sacramentale. Sono i due volti della liturgia cristiana: il rito, l’azione, dimensioni che non vanno mai separate, ma che sono entrambe in grado di rendere presente il Cristo. Altro fondamentale aspetto che emerge è la gratuità nell’amore: contrario a un progetto eucaristico della vita è ogni comportamento che preferisca la divisione alla riconciliazione, il dominio sugli altri alla dedizione, la pretesa e l’amnesia dei benefici alla gratitudine.

Emerge poi un’apertura cosmica: Cristo è il ricapitolatore (Ef 1,3-14), il riconciliatore (Col 1,1,-20), il primogenito della creazione nuova. Il mistero dell’incarnazione si estende eucaristicamente secondo Teilhard de Chardin, che parla di pane incandescente, perché racchiude il futuro, è il seme dell’evoluzione del mondo. La presenza della creazione nella celebrazione è evidente per il pane, il vino. Lo Spirito li trasfigura senza annientarli ma elevandoli. Giovanni Paolo II parla esplicitamente di visione cosmico-universale, scrivendo: Sì, cosmico! Perché anche quando viene celebrata sul piccolo altare di una chiesa di campagna, l’Eucaristia è sempre celebrata, in certo senso, sull’altare del mondo. Essa unisce il cielo e la terra. Comprende e pervade tutto il creato. Il Figlio di Dio si è fatto uomo, per restituire tutto il creato, in un supremo atto di lode, a Colui che lo ha fatto dal nulla. E così lui, il sommo ed eterno Sacerdote, entrando mediante il sangue della sua croce nel santuario eterno, restituisce al Creatore e Padre tutta la creazione redenta. Lo fa mediante il ministero sacerdotale della Chiesa, a gloria della Trinità santissima. Davvero è questo il mysterium fidei che si realizza nell’Eucaristia: il mondo uscito dalle mani di Dio creatore torna a lui redento da Cristo (GS 38).

Omelia: Battesimo del Signore, festa – Anno B

Sat, 2012-01-07 22:03

Omelia di don Giacomo Pavanello sul Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco (Mc 1,7-11)



Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco (Mc 1,7-11)

E predicava: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali.
Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».
In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.
E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba.
E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».

Notte Jenni, Notte Eterna !

Tue, 2012-01-03 20:06

E’ da giorni che sento il mio cuore esplodere di dolore e d’amore per una vita nata in cielo e una vita donata alla terra !

Jenni Lake, una ragazza di 17 anni, è stata consumata da un tumore al cervello e alla colonna vertebrale, solo dopo dodici giorni aver dato alla luce suo figlio Chad, voluto, amato, desiderato !

Jenni, appena saputo di portare in grembo suo figlio, aveva sospeso ogni trattamento anti cancro.

Una scelta difficile drammatica che ha in se il dolore di questa malattia e la vigliaccheria del cancro.

Devi scegliere, come vivere !

Anche quando ti è diagnosticato un cancro che non ha storie, che non ti permetterà di vivere, tu devi scegliere come vivere la Tua vita !

Jenni lo ha fatto, lo ha voluto fare, sospendendo bruscamente qualsiasi trattamento terapeutico che gli avrebbe permesso di continuare a vivere uccidendo però, suo figlio …

Così, cessa immediatamente ogni trattamento di radiazioni e chemioterapia.

Jenni ha detto no, ha tutelato la Sua scelta con forza, con amore e con coraggio !

Il cancro l’ha divorata in meno di un anno.

Oggi sono muto, sono in silenzio !

I malati hanno il diritto di scegliersi la propria vita, hanno voglia di mettersi in gioco e hanno voglia di non buttare alle ortiche nulla della propria esistenza.

Quell’angelo in Cielo, veglierà su suo figlio per sempre, lasciando nella solitudine i giorni che verranno carichi di ricordi !

Che eroe Jenni e tu Chad sei figlio della sopravvivenza. Sì perché il cancro è come un lager dove la sopravvivenza fatta di speranza e preghiere è l’unica via per continuare a vivere e sognare.

Siamo dei sopravvissuti a questo male che vuole il nostro corpo e la nostra anima.

Che forza l’Amore, più forte della morte e di qualsiasi meschinità.

Ti penso Jenni e credo che la mia testimonianza viva di essere uomo della sofferenza che porta con se la Croce, fra perdono e redenzione, saprà anche di te, non potrò e non dovrò dimenticarmene.

Sarò qui, in questo angolo di cielo, per raccontare ancora quello che il cancro fa quando entra nella nostra vita … parlerò di noi … vivrò per quella voglia di umanizzare questa malattia.

Te lo prometto, Jenni, lo farò, per amore, anche per chi crede che oltre la morte c’è solo un muro fatto di spine !

Tu, sei il dono, l’Amore e la voglia di urlare tutto il nostro dolore.

Grazie per il Tuo sacrificio d’Amore.

Notte Jenni, Notte Eterna !

Non abbiate paura! Solo l’Amore vero porta la gioia!

Sat, 2011-12-31 13:00

Una cara amica come augurio per il nuovo anno ha condiviso alcune parole del messaggio del Papa per l’1 gennaio in occasione della Giornata Mondiale della Pace. Non voglio aggiungere nulla ad un testo così bello di cui vi proponiamo una parte…

A tutti, in particolare ai giovani, voglio dire con forza: « Non sono le ideologie che salvano il mondo, ma soltanto il volgersi al Dio vivente, che è il nostro creatore, il garante della nostra libertà, il garante di ciò che è veramente buono e vero… il volgersi senza riserve a Dio che è la misura di ciò che è giusto e allo stesso tempo è l’amore eterno. E che cosa mai potrebbe salvarci se non l’amore? » . L’amore si compiace della verità, è la forza che rende capaci di impegnarsi per la verità, per la giustizia, per la pace, perché tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta (cfr 1 Cor 13,1-13).

Cari giovani, voi siete un dono prezioso per la società. Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento di fronte alle difficoltà e non abbandonatevi a false soluzioni, che spesso si presentano come la via più facile per superare i problemi. Non abbiate paura di impegnarvi, di affrontare la fatica e il sacrificio, di scegliere le vie che richiedono fedeltà e costanza, umiltà e dedizione. Vivete con fiducia la vostra giovinezza e quei profondi desideri che provate di felicità, di verità, di bellezza e di amore vero! Vivete intensamente questa stagione della vita così ricca e piena di entusiasmo.

Siate coscienti di essere voi stessi di esempio e di stimolo per gli adulti, e lo sarete quanto più vi sforzate di superare le ingiustizie e la corruzione, quanto più desiderate un futuro migliore e vi impegnate a costruirlo. Siate consapevoli delle vostre potenzialità e non chiudetevi mai in voi stessi, ma sappiate lavorare per un futuro più luminoso per tutti. Non siete mai soli. La Chiesa ha fiducia in voi, vi segue, vi incoraggia e desidera offrirvi quanto ha di più prezioso: la possibilità di alzare gli occhi a Dio, di incontrare Gesù Cristo, Colui che è la giustizia e la pace.

A voi tutti, uomini e donne che avete a cuore la causa della pace! La pace non è un bene già raggiunto, ma una meta a cui tutti e ciascuno dobbiamo aspirare. Guardiamo con maggiore speranza al futuro, incoraggiamoci a vicenda nel nostro cammino, lavoriamo per dare al nostro mondo un volto più umano e fraterno, e sentiamoci uniti nella responsabilità verso le giovani generazioni presenti e future, in particolare nell’educarle ad essere pacifiche e artefici di pace. È sulla base di tale consapevolezza che vi invio queste riflessioni e vi rivolgo il mio appello: uniamo le nostre forze, spirituali, morali e materiali, per « educare i giovani alla giustizia e alla pace ».

Dal Vaticano, 8 Dicembre 2011

BENEDICTUS PP XVI

Madre, sono un uomo risorto !

Sat, 2011-12-31 01:14

E’ notte.
Note nelle orecchie.
“E da qui”.
Filippo NeK Neviani. Un fratello. Un cuore. Un animo speciale.
Vanno le lacrime. Sole. Libere. Tagliano il volto. Prosciugano i ricordi.
Ti voglio bene fratello mio.
E’ passato un anno.
Chiudo gli occhi.
Rivedo gli attimi, tutti, in sequenza, ogni nota, accompagna un immagine.
E’ arrivato un anno.

Questa notte, ognuno penserà a chiudere con il suo passato, facendo buoni propositi e per lo più dicendo arrivederci alle cose brutte, non guardando alle bellezze che la vita meravigliosamente ci dona.

In questo anno, mi è capitato di tutto, ma all’improvviso ho preferito saltare.

Ho scelto di spezzare le catene, con sofferenza, con dolore, in ogni parte del cuore, dell’anima e del corpo.

Ho preferito volare nel cielo azzurro, quello che domina Medjugorie.

Dal 25 giugno la mia vita è cambiata !

Ho spalancato le porte del mio cuore e umilmente ho offerto la mia sofferenza e ho chiesto alla nostra Mamma, di essere per sempre Suo figlio.

Sono salito sulla Collina e ho fatto scivolare le pietre che erano dentro me.

Un senso di libertà e amore mi ha invaso e la potenza del Cielo si è stagliata come un sigillo lungo l’anima.

Ero braccato da un presente che non volevo ma che subivo !

Ma che bello amarti Madre, che bello viverti Gesù !

Questa notte non piango di dolore, ma di Gioia, perché ho scelto la vita e quando lo Scarafaggio si è presentato dentro me, più forte che mai, ho sentito il cuore battere all’impazzata. Battiti infiniti. Ho stretto il Rosario e sono sceso nell’arena dell’esistenza e all’improvviso mi sono trovato stretto tra le braccia di fratelli e di sorelle che liberamente hanno voluto condividere con me la mia sofferenza.

Penso a te Chiara e a quella forza unica che è il tuo sguardo, la tua parola, la tua preghiera … Penso a te Davide, fratello mio, che con caparbietà hai scelto di non mollarmi, abbracciando il mio dolore … Penso a te Silvia, che mi insegni con fraterno amore che la vita è fatta di infiniti orizzonti di luce … Penso a te Giacomo e a quel giorno in cui mi hai donato parole, emozioni e braccia nella prima salita sulla Collina … penso a Voi fratelli e sorelle di Nuovi Orizzonti, che siete il mio angolo di cielo … mi fermo … riapro gli occhi … voi compagni di questo viaggio, voi popolo della rete che mi sostenete senza paura !

Guardo il cielo ! Pioggia che corre, sporca e lava !

Ma non c’è da lavare nulla dentro e fuori di me !

Sono libero di essere me stesso, con i miei limiti, con le mie mancanze, con le mie imperfezioni, con i miei sbagli … ma con la semplicità di essere un uomo che convive con il cancro, tra le braccia di Sua Madre !

Grazie Madre, ti amo ! Sorreggimi in questo cammino, che  avvolte diventa deserto, dove sudo e mi affanno … ma sono con te … ovunque tu sia e ovunque tu voglia essere ! Grazie Madre di questi giorni ! Grazie Madre di questo anno ! Grazie Madre per il Tuo cuore, che mi ha permesso di ritornare sulla Tua strada ! Grazie Madre per le sofferenze che mi inviti a testimoniare ! Grazie Madre per il dono speciale del Tuo sorriso !

E’ l’ultima notte … no … è l’infinito che ci unisce in questo dono speciale che è la nostra vita !

Io non voglio cancellare nulla di questo anno, ritornando lungo quella corsia d’ospedale, che c’è stata e che mi aspetta, con la voglia di urlare: Madre, sono un uomo risorto !

Te Deum. E tu, se puoi, mi raccomando, dacci una mano. Non praevalebunt, non prevarranno. Ce lo avevi detto tu, no?

Wed, 2011-12-28 09:00

di Pierluigi Magnaschi

Te Deum laudamus. Quando sentii cantare questo inno, per la prima volta, nella piccola chiesa di campagna che frequentavo con i miei genitori, non sapevo che cosa volessero dire quelle parole austere ed impettite, pronunciate in una lingua a me sconosciuta. Ma sentivo che quelle note e
quelle parole,  mi trascinavano verso l’alto.

Il parroco era un melomane. Anche se allora, è ovvio, non sapevo che si dicesse così.  Per questo, aveva tirato su un coro niente male di giovanotti e di uomini. Era lo stesso coro che, in altre occasioni e in modo diverso, cantava le canzoni degli alpini.
Anche queste canzoni mi piacevano tanto. “Sul ponte di Perati”, in particolare, mi commuoveva  perchè rendeva, con le sue parole strascicate, il senso di un gelido vento rasoterra , pieno di tristezza  e gravido di mestizia ma che poi, all’improvviso, esplodeva  nell’urlo della disperazione
orgogliosa per “un’ingiustizia granda”.

Mentre le canzoni degli alpini ti inviavano delle note orizzontali, dirette a te. Il Te Deum, posso sbagliarmi,  ma io lo sentivo così, inviava le note
verso il cielo. E queste note, incuranti della legge della gravità alla quale, che io sappia, anche la musica dovrebbe obbedire, se ne andavano
dirette verso il cielo per non tornare mai più in terra.  Era un coro di sola andata, senza il ritorno. Perchè era un coro di ringraziamento a Dio.
Te Deum laudamus, appunto. E mai come alla fine dell’anno si sente il bisogno di un Te Deum. Se non altro per ringraziare di essere ancora al mondo mentre un altro buon lotto di amici e conoscenti ci hanno lasciato per non farsi  più vedere. E’ andata bene, insomma. Anche se il 2011 è stato un anno crudele perchè ha  sollevato un uragano che ci sta sempre più investendo, spegnendo speranze, alimentando preoccupazioni che si abbattono soprattutto sui più indifesi che, mai come in questi frangenti, sono usati come degli inconsapevoli  fusibili umani in difesa di un circuito elettrico che non funziona più. Queste preoccupazioni sono tanto più grandi ed angoscianti per il fatto che, per quanto squassante, non si  sa da dove, questo uragano, stia  arrivando, nè come si stia propagando, nè come e dove e quando deciderà di  spegnersi. Se si spegnerà.

In questo frangente sono aiutato dal Dna. Mio padre era sordo facoltativo: non sentiva le cose che gli davano fastidio. E poi ho un altro vantaggio (anche qui: “Te Deum”): sono cronicamente curioso, mi aggrappo ai dettagli significativi, specie a quelli che mi danno gioia, emozione. Ad esempio quando, in piena notte, torno a casa, dalle parti del Carrobbio, a Milano, mentre sto per chiudere la porta del mio appartamento, non posso che dare un’occhiata alla cupolotta della Basilica di San Lorenzo, che sbuca, resa immacolata e quasi immateriale  da un’intelligente illuminazione, dai tetti immersi nel buio  delle case un tempo popolari, di ringhiera. E’ una cuspide ottimista, bombata, che si conclude in una freccia nel cielo che, quando torno a casa, sembra voler infilzare la luna, forse solo per farle solletico, in una congiunzione affascinante, di straordinaria complicità. Sembra dirmi: “Vai pure a dormire. Ti vedo spremuto. Io sto qui a vegliare, non solo su di te, ma su tutta Milano. Anche sui giovani scalmanati pieni di birra e privi di riferimenti che vedo sul mio sagrato”. E quando parto prima dell’alba per prendere un aereo, abbraccerei il jumbo n.ro 15, guidato da un tramviere  che prende pochi soldi ma, fedele al suo compito, non ha mancato il suo appuntamento con il lavoro. Il jumbo tram è lunghissimo come sempre.  Ma, a quell’ora, è anche stranamente vuoto mentre la città  dorme, sia pure ancora per poco. Esso scivola leggero, con le facce delle donne delle pulizie (anche loro, soldatine del dovere) che mi
passano davanti come se fossero in un film, pensando, forse,  agli affetti lontani e ai chilometri di scale che dovranno pulire.

E che dire della donna bosniaca delle pulizie del condominio, ormai più italiana di me, che mi chiede se gli tengo da parte i tappi di plastica
delle bottiglie di acqua minerale perchè le hanno detto che, vendute, servono per attrezzare un orfanotrofio in Bosnia, la terra da cui viene e
che tiene nel cuore. Mentre la donna che cerca i tappi di plastica mi parla del suo sogno (grandissimo, anche se non sarà vero) i gelidi computer dei grandi circuiti finanziari internazionali macinano ordini automatici che obbediscono a dei software complessi e luciferini che ci sottraggono risorse dal portafoglio senza che noi ce ne accorgiamo. Abbiamo a che fare con truffe e grassazioni tentacolari, anonime, insonni, irresponsabili e immense che ci hanno preso tutti in contropiede. La voracità di pochi si alimenta di miliardi di bit impazziti. E come i computer vengono spesso protetti da degli anti-virus che sono venduti dalle società che hanno immesso in rete i virus stessi, così, adesso, sovente ed assurdamente, chiamiamo a risolvere il marasma finanziario, coloro che, in un modo o nell’altro,  lo hanno prodotto traendone immensi benefici. Ci stanno rovinando i multimasterizzati, gli azzeccagarbugli poliglotti, gli apprendisti stregoni della finanza globale, i matematici iperspecializati in imbroglionologia . Ci salveranno gli uomini di buona volontà. Ci riusciranno perchè sono tanti, credono negli affetti, non si lasciano intimorire, sanno soffrire. Anche se i giornali non ne parlano mai.

Te Deum. E Tu, se puoi, mi raccomando, dacci una mano. Non praevalebunt, non prevarranno. Ce lo avevi detto Tu, no?

Questa povertà che genera tutte le altre

Tue, 2011-12-27 10:00

Una volta ci si faceva questa domanda: Essere o avere? Oggi la domanda è diversa: Avere e dare o avere e tenere? Vince il “tenereâ€, perché per dare occorre sentire. E per sentire bisogna prima combattere la povertà interiore, molto frequente nel nostro tempo.

Dobbiamo trovare un modo di essere solidali con i fatti. E i fatti, per quanto riguarda la povertà, sono rappresentati dal dare una possibilità concreta di uscire dallo stato di disagio economico nel quale le persone si trovano. Oggi si parla di solidarietà, di necessità di trovare vie anche nuove e di rinforzare strade già consolidate. Vorrei aggiungere qualcosa che ritengo fondamentale per poter realizzare tutto questo. La prima povertà da sconfiggere è quella morale. Concentrati come siamo su un quotidiano ricco si, ma di cose da fare, nel quale rimane ben poco spazio per sentire noi perdiamo la sola ricchezza che produce tutte le altre. Se non comprendiamo che il diamante più prezioso e raro, pur appartenendo a tutti, è la vita, noi non potremmo mai risolvere i problemi che in tutta l’umanità la vita la negano: come la povertà, che impedisce di nutrirsi, di curarsi, di amarsi a volte fino a uccidersi. La povertà interiore genera povertà relazionale, culturale, economica. Genera squilibrio, ingiustizia. Violenza.

Credo che nessuna povertà materiale si possa sconfiggere se noi non cominciamo a mettere al centro della politica, della legge, dello Stato, della quotidianità di ognuno – dal più piccolo al più grande degli uomini e delle donne – la vita. Credo che tutti quanti, a partire dalla famiglia e dalla scuola, dobbiamo cominciare a cambiare la cultura imperante della superficialità. La vuotitudine , come la chiamo io, piena solo di un sé troppo grande per contenere chiunque altro. Nella quale non c’è spazio né per gli altri, né per Dio. Dunque per un mondo almeno più giusto. Ecco, qui, in questo social non credo ci siano persone povere nel senso descritto, ma al di fuori sì, ed è lì che dobbiamo agire, con pazienza, con costanza e con infinito amore.

 

 

 

Benvenuta Stella Radiosa del mattino (Buona Natale)

Sat, 2011-12-24 17:16

Gesù nasce a luci spente. E’ notte. Per lui non c’è posto in nessuna casa, albergo e rifugio di Betlemme. Per lui niente ostetriche, fiocchi azzurri, parenti e conoscenti. Per lui solo la compagnia di una casa fatta di due travi portanti: Maria e Giuseppe.

Gesù viene nel mondo, e il mondo pare guardare altrove, pare troppo preso a fissare lo sguardo distrattamente altrove. Le cose più importanti accadono dentro la nostra vita, ma non è scontato che ce ne accorgiamo. A volte l’ansia del vivere ci fa guardare così altrove, che ci perdiamo l’adesso. Dio non abita l’altrove, Dio abita l’adesso. Gesù è nato ora, non ieri, o domani, ma ora. Il Natale non è fare finta che Gesù venga nel mondo come in una favola che ti commuove, ma è aprire gli occhi una volta per tutte sul fatto che Egli abita tutti i presenti della storia, tutti gli “ora” della nostra vita. Dio è adesso. Gesù è qui. E’ cronaca, non racconto per bambini. E’ ovunque c’è qualche Maria e Giuseppe disposti a volersi bene, e a offrirgli un punto di appoggio. Dio, per venire nel mondo, non  ha bisogno di qualcosa, ha bisogno di qualcuno. Si rende bisognoso di me e di te. Adesso. E noi chi siamo: Locande chiuse, Case sbarrate, Ospedali saturi, Betlemme indifferenti? …O siamo Maria e Giuseppe? Decidiamolo. Ora.

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