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20 Maggio 2012 - Ascensione del Signore - Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura ...

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Mc 16,15-20

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Marco 16 15-20

15 E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.
16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
17 Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove,
18 prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
19 Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
20 Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Marco 16 15-20

15 E disse loro: «Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura.
16 Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato.
17 Questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio scacceranno i demòni; parleranno in lingue nuove;
18 prenderanno in mano dei serpenti; anche se berranno qualche veleno, non ne avranno alcun male; imporranno le mani agli ammalati ed essi guariranno».
19 Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
20 E quelli se ne andarono a predicare dappertutto e il Signore operava con loro confermando la Parola con i segni che l'accompagnavano.]

Marco 16 15-20

15 Poi disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate l'evangelo a ogni creatura;
16 chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato.
17 E questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue;
18 prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male; imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno».
19 Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu portato in cielo e si assise alla destra di Dio.
20 Essi poi se ne andarono a predicare dappertutto, mentre il Signore operava con loro e confermava la parola con i segni che l'accompagnavano. Amen.


Prima Lettura: At 1,1-11 | Salmo: Sal 46 | Seconda Lettura: Ef 1,17-23

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Ascensione del Signore          
 

 

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Quella fine che apre il cammino



Ascensione del Signore - Gesù sale in cielo e i discepoli vanno nel mondo. Ma la partenza di Gesù non è una vera assenza, bensì un'altra modalità di presenza: «Il Signore operava insieme con loro e dava fondamento alla Parola»

 

Quella fine che apre il cammino

di don Bruno Maggioni

Ascensione del Signore - Gesù sale in cielo e i discepoli vanno nel mondo. Ma la partenza di Gesù non è una vera assenza, bensì un'altra modalità di presenza: «Il Signore operava insieme con loro e dava fondamento alla Parola»


Nel brano di questa domenica (16,15-20) Marco conclude l'intero suo racconto evangelico. Una conclusione che non chiude, però, il discorso, bensì lo apre. Inizia un cammino nuovo, non più del solo Gesù, ma di Gesù e della sua Chiesa. Ma quale cammino? In che direzione? Con quale modalità?
Si tratta anzitutto di un cammino universale: in tutto il mondo, a ogni creatura, dappertutto (v. 20). Ciascun uomo, dovunque sia e a qualsiasi razza appartenga, ha il diritto di sentire l'annuncio del Vangelo. Per Gesù – e per i suoi missionari – non esistono i vicini e i lontani, i primi e gli ultimi. Gesù non dice ai discepoli di iniziare la missione da Gerusalemme: li invia subito in tutto il mondo.

Il compito è quello di «predicare», un termine questo che merita una spiegazione. Non significa semplicemente tenere una istruzione o una esortazione o un sermone edificante. Il verbo «predicare» indica l'annuncio di un evento, di una notizia, non di una dottrina. Si tratta di una notizia decisiva: non è solo un'informazione, ma un appello. Tanto è vero che proprio nella sua accoglienza o nel suo rifiuto l'uomo gioca il suo destino: «sarà salvato», «sarà condannato» (v. 16). È questa un'affermazione dura, e certamente da intendere con le dovute precisazioni. Ma è pur sempre un'affermazione che non si può cancellare dal Vangelo.

Il Vangelo predicato diventa credibile e visibile dai segni che il discepolo compie. Ma deve trattarsi di segni che lasciano trasparire la potenza di Dio, non quella dell'uomo. E deve trattarsi di segni che riproducono quelli compiuti da Gesù: le stesse modalità, lo stesso stile, gli stessi scopi. Non si dimentichi, poi, che il grande segno compiuto da Gesù è stata la sua vita e la sua morte: il miracolo di una incondizionata dedizione a Dio e agli uomini.

Gesù ha terminato il suo cammino e si siede, i discepoli invece iniziano il loro cammino e partono. Gesù sale in cielo e i discepoli vanno nel mondo. Ma la partenza di Gesù non è una vera assenza, bensì un'altra modalità di presenza: «Il Signore operava insieme con loro e dava fondamento alla Parola» (16,20).

Un'ultima osservazione: Gesù (16,14) «rimproverò i discepoli per la loro incredulità e durezza di cuore». Rimprovera i suoi discepoli per la loro incredulità e tuttavia li invia a predicare nel mondo intero. Un contrasto sorprendente. Il discepolo viene meno ma non viene meno la fedeltà di Gesù nei suoi confronti. È per questo che il cammino della Chiesa rimane, nonostante tutto, un cammino aperto e ricco di possibilità.


Ascensione del Signore

 

Fonti: immagine tratta dalla rete - testo tratto da qumran2.net - immagine e commento audio di Don Fabio sono resi disponibili da catechista.it - commento video di Padre Raniero Cantalamessa

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13 Maggio 2012 - Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore

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Gv 15,9-17

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Giovanni 15 9-17

9 Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
10 Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
11 Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
12 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.
13 Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
14 Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando.
15 Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
16 Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.
17 Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

Giovanni 15 9-17

9 Come il Padre mi ha amato, così anch'io ho amato voi; dimorate nel mio amore.
10 Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore.
11 Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa.
12 «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.
13 Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici.
14 Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando.
15 Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio.
16 Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia.
17 Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

Giovanni 15 9-17

9 Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi; dimorate nel mio amore.
10 Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore.
11 Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia piena.
12 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.
13 Nessuno ha amore più grande di questo: dare la propria vita per i suoi amici.
14 Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando.
15 Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa ciò che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udito dal Padre mio.
16 Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi; e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo, affinché qualunque cosa chiediate al Padre nel mio nome, egli ve la dia.
17 Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.


Prima Lettura: At 10,25-26.34-35.44-48 | Salmo: Sal 97 | Seconda Lettura: 1Gv 4,7-10

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VI Domenica di Pasqua          
 

 

 Commento video di Padre Raniero Cantalamessa  Commento audio di Don Fabio Rosini

 


Chiamati ad amare gratuitamente



Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore - L'uomo è fatto per donarsi gratuitamente, totalmente: qui, nel farsi gratuità, trova la verità di se stesso, qui tocca il suo essere "immagine di Dio".

 

Chiamati ad amare gratuitamente

di don Bruno Maggioni

Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore - L'uomo è fatto per donarsi gratuitamente, totalmente: qui, nel farsi gratuità, trova la verità di se stesso, qui tocca il suo essere "immagine di Dio".


Il comando dell'amore – che apre (v. 12) e chiude il passo evangelico di questa domenica (v. 17) – trova in Gesù il modello, la ragione e la misura: "Come I io ho amato voi". È un amore vicendevole: "amatevi reciprocamente". Ed è un amore che esce dal chiuso della comunità e si dilata, missionario, fecondo: spinge a una partenza "perché andiate e portiate frutto".

Si osservi poi l'antitesi servo/amico, che struttura l'intero passo. L'amore di Gesù, modello dell'amore fraterno, è un amore di amicizia, dunque un rapporto confidente fra persone, un dialogo. Tre sono le caratteristiche di questo rapporto amicale: l'estrema dedizione ("nessun amore è più grande di chi dà la vita per i suoi amici"); la confidente familiarità ("vi ho confidato tutto ciò che ho ascoltato dal Padre mio"); la scelta gratuita, la predilezione ("non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi").

Un secondo pensiero importante lo possiamo scorgere se leggiamo il nostro passo unendolo al Vangelo di domenica scorsa, nel quale si parlava di rimanere in Cristo come il tralcio nella vite. Leggendo insieme i due passi, si comprende che il rimanere in Gesù si realizza praticamente là dove si rimane nella sua Parola e nel suo amore, dove si osservano i suoi comandamenti. E il suo comandamento è appunto che ci si ami gli uni gli altri (v. 12). L'imperativo "rimanete in me" si risolve nell'imperativo "amatevi reciprocamente".

E ancora una riflessione. Gesù insiste sulla reciprocità dell'amore, ma al tempo stesso al sconvolge, perché a modello e fondamento dell'amore reciproco pone il "come io ho amato voi", cioè la Croce, dunque la gratuità. La reciprocità cristiana nasce dalla gratuità. L'amore cristiano è asimmetrico: il dare e il ricevere non sono sullo stesso piano. La reciprocità evangelica non è il semplice scambio. La nota che la caratterizza è la gratuità che è la verità dell'amore di Dio, ed al tempo stesso la verità del nostro amore.

Certo l'amore – quello di Dio come quello dell'uomo – tende alla reciprocità: la costruisce. Ma la reciprocità non è la sua radice né la sua misura. Se ami solo nella misura in cui sei ricambiato, il tuo non è vero amore. E se sei amato solo nella misura in cui dai, non ti senti veramente amato. Soltanto chi comprende questa gratuità nativa, originaria, dell'amore, è in condizione di comprendere Dio e se stesso. L'uomo è fatto per donarsi gratuitamente, totalmente: qui, nel farsi gratuità, trova la verità di se stesso, qui tocca il suo essere "immagine di Dio".


Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore

 

Fonti: immagine tratta dalla rete - testo tratto da qumran2.net - immagine e commento audio di Don Fabio sono resi disponibili da catechista.it - commento video di Padre Raniero Cantalamessa

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06 Maggio 2012 - La Vite e i Tralci - ... Io Sono la vite vera ...

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Gv 15,1-8

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Giovanni 15 1-8

1 «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore.
2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
3 Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
4 Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me.
5 Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
6 Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
7 Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto.
8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Giovanni 15 1-8

1 «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo.
2 Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più.
3 Voi siete già puri a causa della parola che vi ho annunziata.
4 Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me.
5 Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla.
6 Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano.
7 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto.
8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli.

Giovanni 15 1-8

1 «Io sono la vera vite e il Padre mio è l'agricoltore.
2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie via; ma ogni tralcio che porta frutto, lo pota affinché ne porti ancora di più.
3 Voi siete già mondi a motivo della parola che vi ho annunziata.
4 Dimorate in me e io dimorerò in voi; come il tralcio non può da sé portare frutto se non dimora nella vite, così neanche voi, se non dimorate in me.
5 Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla.
6 Se uno non dimora in me è gettato via come il tralcio e si secca; poi questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e sono bruciati.
7 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quel che volete e vi sarà fatto.
8 In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto, e così sarete miei discepoli.


Prima Lettura: At 9,26-31 | Salmo: Sal 21 | Seconda Lettura: 1Gv 3,18-24

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V Domenica di Pasqua          
 

 

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La Vite e i Tralci - La vite, 'progetto' per l’uomo



...la struttura dell'uomo è essenzialmente aperta a Dio. ... la propria consistenza si trova nell'obbedienza, non nell'autonomia ... non è però la dipendenza del servo nei confronti del padrone, ma piuttosto la comunione che corre fra amici ...

 

La Vite e i Tralci - La vite, 'progetto' per l’uomo

di don Bruno Maggioni

...la struttura dell'uomo è essenzialmente aperta a Dio. ... la propria consistenza si trova nell'obbedienza, non nell'autonomia ... non è però la dipendenza del servo nei confronti del padrone, ma piuttosto la comunione che corre fra amici ...


Io sono la vera vite: un'affermazione che va letta alla stregua delle altre analoghe affermazioni di Gesù. «Sono il vero pane», «Io sono la luce». In queste affermazioni c'è una nota polemica: Gesù è la vera vite, il vero pane, la vera luce. Tutte queste affermazioni indicano che Gesù, e non altri, è in grado di offrirci quella vita che andiamo cercando.

L'affermazione di Gesù Io sono la vite») introduce una novità rispetto all'Antico Testamento. Là si dice che Dio ha una vigna, qui si afferma che Dio stesso è la vite. Nell'Antico Testamento si parla di una vigna e di una vite che non sono all'altezza delle attese di Dio. Se qui l'evangelista Giovanni può affermare che la vite è finalmente all'altezza delle attese di Dio, è unicamente perché Gesù è la vite.

Ma qual è più ampiamente il punto di vista di Giovanni nel costruire questa allegoria? Solo un ringraziamento perché ora il discepolo, unito al Cristo, può finalmente portare frutti? O anche un elemento di inquietudine, di pericolo e quindi di avvertimento? L'uno e l'altro. C'è infatti anche il tema della prova (il Padre pota), che è un'indispensabile condizione di fecondità, ma che rimane pur sempre una possibilità di smarrimento. Si sottolinea che anche il cristiano può essere un ramo secco improduttivo! È la solita paradossale e sconcertante antinomia: la comunità è in Cristo, e quindi protetta, salvata e feconda, ma la possibilità del peccato non è assente.

L'aggettivo «vera» che qualifica la vite si oppone all'antico popolo e a ogni altra pretesa di salvezza, ma il giudizio (chi non rimane in me viene gettato via) si riferisce agli stessi cristiani che non portano frutto. Criterio di giudizio sono i frutti, il ramo fruttifero viene potato, il ramo sterile bruciato. Ma più in profondità, il criterio di giudizio è il rimanere in Cristo, cioè la più assoluta dipendenza da lui: chi rimane in Gesù dà frutto, chi si stacca inaridisce. «Senza di me non potete far nulla» riprende un motivo caratteristico del Vangelo di Giovanni e, più in generale, dell'antropologia biblica: la struttura dell'uomo è essenzialmente aperta a Dio.

Perciò l'uomo deve comprendere che la propria consistenza si trova nell'obbedienza, non nell'autonomia. Si tratta di una dipendenza da vivere anzitutto come fede e fiducia (nel senso cioè di appoggiarsi a Cristo e non a se stessi) e poi come osservanza dei comandamenti (cioè nel senso di conformare la vita alle parole di Gesù e non ai propri progetti). Non è però la dipendenza del servo nei confronti del padrone, ma piuttosto la comunione che corre fra amici: Giovanni infatti non parla soltanto di rimanere ma di un rimanere vicendevole: «Chi rimane in me e io in lui».



La Vite e i Tralci - ... Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. ...


Fonti: immagine di Denise Cross - testo tratto da qumran2.net - immagine e commento audio di Don Fabio sono resi disponibili da catechista.it - commento video di Padre Raniero Cantalamessa

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Giuseppe di Nazareth: Quei calli sulle mani - di Cristiana Dobner

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Resurrezione di Cristo - Divenne primogenito tra i morti - di BARTOLOMEO ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI

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29 Aprile 2012 - Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me

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Gv 10,11-18

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Giovanni 10 11-18

11 Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.
12 Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde;
13 perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
14 Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me,
15 così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.
16 E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
17 Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo.
18 Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Giovanni 10 11-18

11 Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore.
12 Il mercenario, che non è pastore, a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e si dà alla fuga, e il lupo le rapisce e disperde.
13 Il mercenario [si dà alla fuga perché è mercenario e] non si cura delle pecore.
14 Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me,
15 come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.
16 Ho anche altre pecore, che non sono di quest'ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore.
17 Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita per riprenderla poi.
18 Nessuno me la toglie, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest'ordine ho ricevuto dal Padre mio».

Giovanni 10 11-18

11 Io sono il buon pastore; il buon pastore depone la sua vita per le pecore.
12 Ma il mercenario, che non è pastore e a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge; e il lupo rapisce e disperde le pecore.
13 Or il mercenario fugge, perché è mercenario e non si cura delle pecore.
14 Io sono il buon pastore, e conosco le mie pecore e le mie conoscono me,
15 come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e depongo la mia vita per le pecore.
16 Io ho anche delle altre pecore che non sono di quest'ovile; anche quelle io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge e un solo pastore.
17 Per questo mi ama il Padre, perché io depongo la mia vita per prenderla di nuovo.
18 Nessuno me la toglie, ma la depongo da me stesso; io ho il potere di deporla e il potere di prenderla di nuovo; questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».


Prima Lettura: At 4,8-12 | Salmo: Sal 117 | Seconda Lettura: 1Gv 3,1-2

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IV Domenica di Pasqua          
 

 

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Io sono il Buon Pastore



Dio non ci ama a mucchio, ma personalmente...E' un rapporto trasformante, che mira a conformarci al Figlio per avere parte con lui nella vita Trinitaria, fino a divenire "simili a lui"...

 

Io sono il Buon Pastore

di don Bruno Maggioni

Dio non ci ama a mucchio, ma personalmente...E' un rapporto trasformante, che mira a conformarci al Figlio per avere parte con lui nella vita Trinitaria, fino a divenire "simili a lui"...


Un giorno Dio si volle presentare al popolo col suo nome proprio, e disse: "IO SONO" - Jahvè! Ma non diede una definizione di Sé; disse: Io sono quel che mi vedrete ora fare per voi. Vi libererò dall'Egitto. Israele ha riconosciuto così il suo Dio dai fatti, dai gesti di salvezza compiuti per lui.

Quando venne Gesù anche lui disse: IO SONO, a dirci la sua identità col Dio di Israele, traducendo poi in gesti precisi e significativi le varie immagini di questo Dio che si china a interessarsi degli uomini. Io sono la luce, io sono la vita, io sono l'acqua, io sono il pane vivo... Oggi ci dice: "Io sono il buon pastore che offre la vita per le sue pecore".

1) UN DIO CHE DA' LA VITA PER NOI


Mai come oggi Gesù è puntiglioso e, velatamente, polemico. Sullo sfondo sta la tragedia di un mondo guidato da "mercenari" non da pastori, un mondo di uomini sfruttati e imbrogliati, cui non è offerta la vita ma è loro tolta e resa più difficile. A tal proposito Gesù arriva a dire: "Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti" (Gv 10,8). Anche san Paolo ricorderà ai cristiani di Efeso che ci saranno "lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge" (At 20,29), di fronte ai quali è necessario vigilare.

Al contrario Gesù s'interessa delle pecore, gl'importa di loro, e quando c'è pericolo e rischio non si tira indietro: "Avendo amato i suoi, li amò sino alla fine" (Gv 13,1). Dio se la caccia per gli uomini fino a metterci la pelle per loro. La croce ne è l'immagine parlante.

E' scelta voluta, non incidente di percorso, questa di dare la vita per i suoi amici: "Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso". Dovremmo meglio dire: scelta gratuita, cioè non meritata in niente da noi, perché la sua motivazione sta soltanto nell'amore gratuito del Padre che Gesù è venuto a realizzare: "Per questo il Padre mi ama: perché offro la mia vita; questo comando ho ricevuto dal Padre mio". Lì è la sorgente della nostra salvezza e della nostra grandezza: il cuore del Padre, il cuore di Dio che Gesù è venuto a mostrare. Gl'importa di noi, contiamo per lui: finalmente abbiamo scoperto Qualcuno cui appoggiare la nostra fragile precarietà e solitudine!

"In nessun altro allora c'è salvezza: non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati" (I lett.). Per le cose che contano, non ci dobbiamo fidare di nessuno, perché solo Dio - né uomini, né amori, né cose - può capirci fino in fondo, amarci pienamente, soddisfarci con totalità! Su di Lui, su Dio, sul suo Cristo, va impostata la nostra sicurezza, anche se il mondo continuamente ci sollecita a fidarci d'altro! "La pietra, scartata da voi costruttori, è diventata testata d'angolo".

"E' meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell'uomo", ci fa pregare oggi il Salmo; "E' meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti". Non perché Dio sia il più potente, ma perché ci ama di più, ci ama veramente!

2) UN DIO CHE CI AMA PERSONALMENTE


Dio non ci ama a mucchio, ma personalmente. Oggi Gesù usa parole delicatissime: "Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me". V'è una reciproca comunione di conoscenza e d'amore. "Dio ama ciascuno come fosse l'unico", dice sant'Agostino. Ogni singolo individuo Dio chiama ad essere "figlio nel Figlio", a entrare in quel giro singolarissimo di rapporti che intercorrono tra il Padre e il Figlio Unigenito in seno alla Trinità:
appunto "come il Padre conosce me e io conosco il Padre". Il rapporto è diretto, da persona a persona, carico dell'affettività sincera e totalizzante che deriva dal sentirsi amato con totalità.

E' un rapporto trasformante, che mira a conformarci al Figlio per avere parte con lui nella vita Trinitaria, fino a divenire "simili a lui". "Carissimi - leggiamo oggi nella seconda lettura - vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente! Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Quando lo sarà, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è". Diventiamo uno di Casa Trinità. Gesù l'aveva ben promesso: "Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola" (Gv 17,21). Il nostro destino è quello di essere niente di meno che come Dio, figli per dono quanto lo è il Figlio Unigenito per natura.

Destino alla fine offerto a tutti: la totalità dell'amore non esclude l'universalità, come un genitore sa amare lo stesso tutti i suoi bambini. "E ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche queste io devo condurre". Nessuno si senta escluso da questa premura di Dio. Anzi dirà Gesù: "Se uno ha cento pecore e ne perde una..., proprio quella andrà a cercare, perché si fa più festa proprio per chi era lontano ed è stato ritrovato" (Lc 15,4-7). "Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto" (At 10,34). Il sogno di Dio, e l'opera di Cristo, è di fare di tutti gli uomini "un solo gregge e un solo pastore".

La Chiesa, oggi, di questo Regno di Dio che ha confini non visibili, è l'inizio visibile, sicuro, e lo strumento privilegiato. Diveniamone partecipi entusiasti e missionari.

 

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22 Aprile 2012 - Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? ... sono proprio io!

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Lc 24,35-48

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Luca 24 35-48

35 Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
36 Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
37 Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma.
38 Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?
39 Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho».
40 Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
41 Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».
42 Gli offrirono una porzione di pesce arrostito;
43 egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
44 Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».
45 Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture
46 e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno,
47 e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.
48 Di questo voi siete testimoni.

Luca 24 35-48

35 Essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane.
36 Ora, mentre essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!»
37 Ma essi, sconvolti e atterriti, pensavano di vedere un fantasma.
38 Ed egli disse loro: «Perché siete turbati? E perché sorgono dubbi nel vostro cuore?
39 Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono proprio io; toccatemi e guardate; perché un fantasma non ha carne e ossa come vedete che ho io».
40 E, detto questo, mostrò loro le mani e i piedi.
41 Ma siccome per la gioia non credevano ancora e si stupivano, disse loro: «Avete qui qualcosa da mangiare?»
42 Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito;
43 egli lo prese, e mangiò in loro presenza.
44 Poi disse loro: «Queste sono le cose che io vi dicevo quand'ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi».
45 Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro:
46 «Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno,
47 e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme.
48 Voi siete testimoni di queste cose.

Luca 24 35-48

35 Essi allora raccontarono le cose avvenute loro per via, e come lo avevano riconosciuto allo spezzar del pane.
36 Ora, mentre essi parlavano di queste cose, Gesù stesso si rese presente in mezzo a loro e disse loro: «Pace a voi!».
37 Ma essi, terrorizzati e pieni di paura, pensavano di vedere uno spirito.
38 Allora egli disse loro: «Perché siete turbati? E perché nei vostri cuori sorgono dei dubbi?
39 Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono io. Toccatemi e guardate, perché uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che ho io».
40 E, detto questo, mostrò loro le mani e i piedi.
41 Ma poiché essi non credevano ancora per la gioia ed erano pieni di meraviglia, egli disse loro: «Avete qui qualcosa da mangiare?».
42 Ed essi gli diedero un pezzo di pesce arrostito e un favo di miele.
43 Ed egli li prese e mangiò in loro presenza.
44 Poi disse loro: «Queste sono le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: che si dovevano adempiere tutte le cose scritte a mio riguardo nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi».
45 Allora aprì loro la mente, perché comprendessero le Scritture,
46 e disse loro: «Così sta scritto, e così era necessario che il Cristo soffrisse e risuscitasse dai morti il terzo giorno,
47 e che nel suo nome si predicasse il ravvedimento e il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme.
48 Or voi siete testimoni di queste cose.


Prima Lettura: At 3,13-15.17-19 | Salmo: Sal 4 | Seconda Lettura: 1Gv 2,1-5

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III domenica di Pasqua          
 

 

 Commento video di Padre Raniero Cantalamessa  Commento audio di Don Fabio Rosini

 


Quei segni che portano alla fede



"Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? ... sono proprio io! "

Il Risorto non è un fantasma, un ideale, ma un essere reale. ... Luca insiste nell'affermare un reale passaggio dalla morte alla vita, una vita che viene da Dio e afferra l'uomo in tutta la sua concretezza e globalità.

 

Quei segni che portano alla fede

di don Bruno Maggioni

"Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? ... sono proprio io! "

Il Risorto non è un fantasma, un ideale, ma un essere reale. ... Luca insiste nell'affermare un reale passaggio dalla morte alla vita, una vita che viene da Dio e afferra l'uomo in tutta la sua concretezza e globalità.


Gesù ha già offerto prove convincenti della sua risurrezione: il sepolcro vuoto, la testimonianza degli angeli, l'apparizione ai discepoli sulla strada di Emmaus. Ma davanti all'insistenza e alla crescente mancanza di fede, Gesù offre prove sempre più tangibili: appare agli apostoli riuniti, mostra le sue ferite, si mette a tavola con loro. Con questo l'evangelista rivela un'evidente preoccupazione apologetica, e cioè quella di affermare la realtà e la concretezza della risurrezione. Gesù ha un vero corpo.

Il Risorto non è un fantasma, un ideale, ma un essere reale. E forse più di tutti gli altri evangelisti, Luca insiste nell'affermare un reale passaggio dalla morte alla vita, una vita che viene da Dio e afferra l'uomo in tutta la sua concretezza e globalità.

In questo racconto dell'apparizione agli undici soltanto Gesù agisce, parla: saluta, domanda e rimprovera, invita a rendersi conto della sua verità, mostra le mani e i piedi e, infine, mangia davanti ai discepoli. Al contrario, i discepoli sono fermi e silenziosi, tranne il gesto di offrire a Gesù una porzione di pesce. Di loro, però, sono descritti con attenzione i sentimenti interiori: lo sconcerto e la paura, il turbamento e il dubbio, lo stupore e l'incredulità, la gioia. Sono sentimenti che tradiscono una difficoltà a credere nella risurrezione. Non è facile credere nel Risorto.

Persino la gioia - che si direbbe andare in senso contrario - è presentata da Luca come una ragione che, se pure in modo diverso dalla paura, rende increduli: «Ancora non credevano per la gioia». Dopo la risurrezione l'uomo resta dubbioso e incredulo, sia perché si trova davanti a un fatto assolutamente insolito, sia perché si imbatte in una sorpresa troppo bella, desiderata ma ritenuta impossibile.

Ma a dispetto del turbamento e del dubbio dei discepoli, nella parte finale del suo racconto Luca traccia le linee fondamentali del vero discepolo, possiamo anche dire i tratti fondamentali della comunità cristiana: il dovere della testimonianza (il Cristo risorto non è solo da annunciare, ma da rendere credibile); il continuo riferimento alle Scritture; la conversione da operare dentro di sé e negli altri; la tensione universale.

 

Fonti: immagine tratta dalla rete - testo tratto da qumran2.net - immagine e commento audio di Don Fabio sono resi disponibili da catechista.it - commento video di Padre Raniero Cantalamessa

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Gesù invita alla sua mensa i cristiani divisi - di Paolo Ricca

Gesù invita alla sua mensa i cristiani divisi

di Paolo Ricca

 

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15 Aprile 2012 - Pace a voi! ... Ricevete lo Spirito Santo ...Poi disse a Tommaso: ...non essere incredulo, ma credente!

Lista Categoria

Gv 20,19-31

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Giovanni 20 19-31

19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».
20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».
22 Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo.
23 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.
25 Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».
27 Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».
28 Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».
29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
30 Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro.
31 Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Giovanni 20 19-31

19 La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!»
20 E, detto questo, mostrò loro le mani e il costato. I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono.
21 Allora Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch'io mando voi».
22 Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo.
23 A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti».
24 Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù.
25 Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».
26 Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!»
27 Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e vedi le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente».
28 Tommaso gli rispose: «Signor mio e Dio mio!»
29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»
30 Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro;
31 ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

Giovanni 20 19-31

19 Ora, la sera di quello stesso giorno, il primo della settimana, mentre le porte del luogo dove erano radunati i discepoli erano serrate per paura dei Giudei, Gesù venne e si presentò là in mezzo, e disse loro: «Pace a voi!».
20 E, detto questo, mostrò loro le sue mani e il costato. I discepoli dunque, vedendo il Signore, si rallegrarono.
21 Poi Gesù di nuovo disse loro: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, così io mando voi».
22 E, detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo.
23 A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati, e a chi li riterrete, saranno ritenuti».
24 Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù.
25 Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore». Ma egli disse loro: «Se io non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi e la mia mano nel suo costato, io non crederò».
26 Otto giorni dopo, i discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte serrate, si presentò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
27 Poi disse a Tommaso: «Metti qua il dito e guarda le mie mani, stendi anche la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente».
28 Allora Tommaso rispose e gli disse: «Signor mio e Dio mio!».
29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto».
30 Or Gesù fece ancora molti altri segni in presenza dei suoi discepoli, che non sono scritti in questo libro.
31 Ma queste cose sono state scritte affinché voi crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.


Prima Lettura: At 4,32-35 | Salmo: Sal 117 | Seconda Lettura: 1Gv 5,1-6

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II Domenica di Pasqua          
 

 

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Quei segni di una pace vera



La MORTE è MORTA! ... Ora che il Signore è risorto, non c'è più ragione di avere paura. Perfino la morte è vinta: di che cosa avere paura?

 

Quei segni di una pace vera

di don Bruno Maggioni

La MORTE è MORTA! ... Ora che il Signore è risorto, non c'è più ragione di avere paura. Perfino la morte è vinta: di che cosa avere paura?


Le porte erano chiuse per paura dei giudei: così inizia il vangelo della seconda domenica di Pasqua.

La paura è un sentimento che il lettore del quarto Vangelo già conosce: la paura della folla che non osa parlare in pubblico di Gesù; la paura dei genitori del cieco guarito che temono le reazioni dell'autorità; la paura di alcuni notabili che non hanno il coraggio di dichiararsi per timore di essere espulsi dalla sinagoga. In tutti i casi la paura è suscitata dalle autorità, che sono ostili nei confronti di Gesù. Ma se la paura può entrare nel cuore dell'uomo è unicamente perché vi trova un punto di appoggio.

Non serve perciò chiudere le porte. La paura entra nel profondo se si è ricattabili, se qualcosa ci importa più di Gesù. Ora che il Signore è risorto, non c'è più ragione di avere paura.

Perfino la morte è vinta: di che cosa avere paura?

Per farsi riconoscere il Risorto sceglie i segni della crocifissione: il fianco e le mani trafitte. La risurrezione non fa dimenticare la Croce: la trasfigura. Le tracce della crocifissione sono ancora visibili, perché sono proprio loro a indicare l'identità del Risorto e a indicare la strada che il discepolo deve percorrere per raggiungerlo.

«Pace a voi» è il saluto del Signore risorto. Ma è una pace diversa da come il mondo la pensa. Diversa perché dono di Dio, non semplice conquista della buona volontà dell'uomo. Diversa, perché va alla radice, là dove l'uomo decide la scelta della menzogna o della verità. Diversa perché è una pace che sa pagare il prezzo della verità. La pace di Gesù non promette di eliminare la Croce - né nella vita del cristiano né nella storia del mondo - ma rende certi della sua vittoria: «Io ho vinto il mondo» (16,33).

I discepoli passano dalla paura alla gioia: «Si rallegrarono al vedere il Signore». Come la pace, anche la gioia è un dono del Risorto. Si tratta di una gioia che affonda le sue radici nell'amore. Pace e gioia sono al tempo stesso il dono del Risorto e le tracce per riconoscerlo. Ma occorre infrangere l'attaccamento a se stessi. Solo così non si è più ricattabili e si viene liberati dalla paura. La pace e la gioia fioriscono nella libertà e nel dono di sé, due condizioni senza le quali è impossibile alcuna esperienza della presenza del Risorto.

Accanto alla fede degli altri discepoli, c'è anche il dubbio di Tommaso. Tommaso ha conosciuto il dubbio, come a volte avviene, ma questo non gli ha impedito di giungere, primo tra gli apostoli, a una fede piena: «Mio Signore e mio Dio».

Non raramente anche una grande fede passa attraverso il dubbio.

 

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CREDERE dona maggiore longevità, salute fisica e psichica: LA CONDIZIONE MEDICA

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