Ortodossi
I vangeli sono Veri? - del Prof. Marco Fasol
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I vangeli sono veri?
di Marco Fasol - docente di storia e filosofia
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Fonti: testo e foto tratti da uccronline - video tratto da sentinelledelmattino.org
Frère Roger: Non temere ... lui è risorto!
Frère Roger: Non temereMia madre diceva che, dopo la morte di sua madre, si sentiva molto affaticata per le cure che aveva prestato e per la sua scomparsa, … molto commossa della sua scomparsa. Pensavamo che anche lei dovesse andarsene, … raggiungere sua madre. Poi, quando non dormiva, una notte vide il Cristo in una grande luce che le diceva queste parole, … o a lei parve di capire queste parole: “Non temere più, ma abbi solo fiducia.” E poi, lei guarì. Lei riprese forza. Poi, proprio alla fine della sua vita, lei aveva 93 anni già compiuti, … viveva molto vicino a qui, era stesa sul suo letto quando, un mattino, vide apparire Cristo. Allora lei gli disse: “Oh, no! Tu vieni a cercarmi? Oh, no, non subito, mio figlio non c’è.” In effetti mi ero assentato per qualche giorno. “Devi ritornare”. Ma dopo, capitava che dicesse, al mattino: “E’ oggi che Cristo verrà, per riprendermi?” C’è stata quella visione, quando io ero bambino; non l’ho saputo fino a che non ero diventato un giovanotto, … poi c’è stata questa visione del Cristo risorto, … del Cristo nella sua resurrezione, alla fine della sua vita. Penso che la prima visione di Cristo, della quale lei ha parlato, credo con quasi nessuno – e non so se io faccio bene a parlarne adesso – non poteva che permetterle di capire il Vangelo, le lettere. So che quando ero molto giovane, lei ci diceva: “Se non è risorto, in questi testi ti è detto che la tua fede non significa un granché. Essa è vana. … Ma lui è risorto!”
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Fonti: testo e video tratti da vimeo.com - immagine tratta dalla rete
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PROGRAMMA - Settimana di Preghiera per L'UNITA' DEI CRISTIANI 2012
Otto giorni per riflettere sul nostro cambiamento in Cristo
“Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” (cfr. 1 Cor 15,51.58)
( Scrutatio della Parola -> 1 Cor 15,51.58 )
In questa Settimana siamo invitati ad approfondire la nostra fede nel fatto che saremo tutti trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore. Le letture bibliche, i commenti, le preghiere e le domande di riflessione sono tutti miranti ad esplorare diversi aspetti di che cosa ciò significhi per la vita dei cristiani e per la loro unità. Cominciamo col contemplare Cristo che serve, e il nostro percorso ci porterà alla celebrazione finale del Regno di Cristo, che passa attraverso la sua croce e la sua resurrezione.
Primo giorno: Trasformati da Cristo, colui che serve - “Il Figlio dell’uomo è venuto [...] per servire” (Mc 10, 45)
Incontriamo Gesù nella strada per la vittoria mediante il servizio: noi lo vediamo come colui che “è venuto non per farsi servire, ma per servire” (Mc 10, 45). Di conseguenza, la Chiesa di Cristo è una comunità che serve. I nostri diversi doni per il servizio comune all’umanità rendono visibile la nostra unità in Cristo.
Secondo giorno: Trasformati dalla paziente attesa del Signore - “Lascia fare, per ora. Perché è bene che noi facciamo così la volontà di Dio sino in fondo” (Mt 3, 15)
Ci concentriamo sulla paziente attesa del Signore. Perseveranza e pazienza sono richieste per raggiungere qualsiasi risultato. La preghiera a Dio per qualsivoglia atto di trasformazione è anche un atto di fede e di fiducia nelle sue promesse. Questa attesa del Signore è propizia per tutti coloro che, in questa Settimana, pregano per l’unità visibile della Chiesa. Ogni attività ecumenica richiede tempo, reciproca attenzione e azione comune. Siamo tutti chiamati a collaborare con l’azione dello Spirito Santo nell’unire i cristiani.
Terzo giorno: Trasformati dal Servo sofferente - “Cristo [...] morì per voi” (1 Pt 2, 21)
Riflettiamo sulla sofferenza di Cristo. Seguendo Cristo, Servo sofferente, i cristiani sono chiamati alla solidarietà con quanti soffrono. Più ci avviciniamo alla croce di Cristo, più ci avviciniamo gli uni agli altri.
Quarto giorno: Trasformati dalla vittoria del Signore sul male - “Vinci il male con il bene” (Rm 12, 21)
La riflessione ci porta più in profondità nella lotta contro il male. La vittoria in Cristo è il superamento di tutto ciò che danneggia la creazione di Dio e che ci tiene lontani gli uni dagli altri. In Gesù siamo chiamati a condividere questa nuova vita, combattendo con lui contro quanto vi è di distorto in questo mondo, ma anche con rinnovata fiducia e gioia per quanto vi è di buono. Nella nostra condizione di divisione non possiamo essere sufficientemente forti per superare il male dei nostri tempi.
Quinto giorno: Trasformati dalla pace del Cristo Risorto - “Gesù [...] si fermò in piedi in mezzo a loro e li salutò dicendo: ‘La pace sia con voi’” (Gv 20, 19)
Celebriamo la pace del Signore risorto. Il Risorto è il Vittorioso sulla morte e sulle tenebre. Egli unisce i discepoli, che erano paralizzati dalla paura; dischiude innanzi a noi nuovi scenari di vita e di azione per la venuta del suo Regno. Il Signore risorto unisce e dà nuova forza a tutti i credenti. La pace e l’unità sono i segni della nostra trasformazione nella resurrezione.
Sesto giorno: Trasformati dall’amore misericordioso di Dio - “È la nostra fede che ci dà la vittoria” (1 Gv 5, 4)
Concentriamo la nostra attenzione sull’amore di Dio che è per sempre. Il mistero pasquale rivela il suo amore misericordioso ed eterno e ci chiama ad un modo nuovo di vivere la nostra fede. Questa fede supera la paura e apre i nostri cuori alla potenza dello Spirito. Questa fede ci chiama all’amicizia con Cristo e gli uni con gli altri.
Settimo giorno: Trasformati dal buon Pastore - “Abbi cura dei miei agnelli” (Gv 21, 17)
I testi della Bibbia ci mostrano il Signore che infonde vigore al suo gregge. Seguendo il buon Pastore, siamo chiamati a rafforzarci gli uni gli altri nel Signore e a sostenere e fortificare i deboli e i perduti. C’è un solo Pastore, noi siamo il suo popolo.
Ottavo giorno: Uniti nel Regno di Cristo - “I vincitori li farò sedere insieme a me, sul mio trono” (Ap 3, 21)
In quest’ultimo giorno della nostra Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, celebriamo il Regno
di Cristo. La vittoria di Cristo ci abilita a guardare al futuro con speranza. Questa vittoria supera tutto
ciò che ci trattiene dal condividere la pienezza di vita con lui e gli uni con gli altri. I cristiani sanno che
l’unità fra noi è, innanzitutto, un dono di Dio. È una condivisione nella gloriosa vittoria di Cristo su tutto
ciò che divide.
La preparazione del materiale per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2012
La prima bozza del materiale per la Settimana di quest’anno è stata preparata nel periodo febbraiogiugno 2010 da un Gruppo di rappresentanti incaricati dalla Commissione per il dialogo della Conferenza episcopale polacca e dal Consiglio ecumenico polacco.
Desideriamo esprimere il nostro ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito e, in particolare, a:
Edward Puślecki (Sovrintendente generale della Chiesa unita metodista in Polonia, Varsavia)
S.E.R. Krzysztof Nitkiewicz (Chiesa cattolica, Vescovo di Sandomierz)
Sig.ra Monika WaluÅ› (Chiesa cattolica, Józefów)
Sig.ra Kalina Wojciechowska (Chiesa evangelica luterana, Varsavia)
Rev. Andrzej Gontarek (Chiesa polacca cattolica, Lublino)
Rev. Ireneusz Lukas (Chiesa evangelica luterana, Varsavia)
Rev. Henryk Paprocki (Chiesa ortodossa autocefala polacca, Varsavia)
Rev. Sławomir Pawłowski SAC (Chiesa cattolica, Lublino)
I testi proposti sono stati redatti nella forma finale dalla Commissione internazionale nominata dalla Commissione Fede e Costituzione (Consiglio ecumenico delle chiese) e dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (Chiesa cattolica). La Commissione si è riunita nel settembre 2010 presso il Segretariato della Conferenza episcopale polacca (Sekretariat Konferencji Episkopatu Polski) a Varsavia ed esprime la propria riconoscenza alla Conferenza e al presidente per aver generosamente ospitato l’incontro. La Commissione è anche grata all’arcivescovo Jeremiasz, presidente del Consiglio ecumenico polacco, e al vescovo Tadeusz Pikus, presidente del Consiglio della Conferenza episcopale polacca per l’ecumenismo, che ha riunito il Gruppo locale della Polonia; ai coordinatori del Gruppo di lavoro, rev. Ireneusz Lukas (Chiesa evangelica luterana) e rev. SÅ‚awomir PawÅ‚owski (Chiesa cattolica), e a tutti coloro che hanno coadiuvato il lavoro della Commissione internazionale.
| <- Presentazione della Settimana | Introduzione Teologico Pastorale -> |
Fonti: Testo tratto da chiesavaldesetrapani.com e immagine di Loving Earth
PRESENTAZIONE - Settimana di Preghiera per L'UNITA' DEI CRISTIANI 2012
PRESENTAZIONE - Settimana di Preghiera per L'UNITA' DEI CRISTIANI 2012
“Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” (cfr. 1 Cor 15,51.58)
( Scrutatio della Parola -> 1 Cor 15,51.58 )

Quest’anno i cristiani in Polonia hanno offerto alla nostra meditazione la loro esperienza di trasformazione e di preghiera. La trasformazione a cui si riferiscono è compresa nella sua profondità solo nella resurrezione di Gesù. Ogni cristiano battezzato nella morte e resurrezione di Cristo comincia un cammino di trasformazione. Morendo al peccato e alle forze del male, i battezzati cominciano a vivere una vita di grazia. Questa vita di grazia permette loro di sperimentare concretamente la potenza della resurrezione di
Gesù, e l’apostolo Paolo li esorta: “[...] siate saldi, incrollabili. Impegnatevi sempre più nell’opera del Signore, sapendo che, grazie al Signore, il vostro lavoro non va perduto” (1 Cor 15, 58).
Qual è, dunque, l’opera del Signore? Non è forse l’edificazione del Regno di giustizia e di pace? Non è forse la vittoria sulle forze del peccato e sulle tenebre per la potenza dell’amore e della luce della verità?
Nella vittoria Gesù Cristo nostro Signore, a tutti i cristiani viene data la capacità di indossare le armi della verità e dell’amore e di superare tutti gli ostacoli che impediscono la testimonianza del Regno di Dio. Nonostante ciò, un ostacolo permane, e può impedirci di portare a termine il nostro compito. È l’ostacolo della divisione e della mancanza di unità fra i cristiani. Come può il messaggio del vangelo risuonare autentico se non proclamiamo e non celebriamo insieme la Parola che dà la vita? Come può il vangelo convincere il mondo della propria intrinseca verità, se noi, che siamo gli annunciatori di questo vangelo, non viviamo la
koinonia nel corpo di Cristo?
La preghiera per l’unità, dunque, non è un accessorio opzionale della vita cristiana, ma, al contrario, ne è il cuore. L’ultimo comandamento che il Signore ci ha lasciato prima di completare la sua offerta redentiva sulla croce, è stato quello della comunione fra i suoi discepoli, della loro unità come Lui e il Padre sono uno, perché il mondo creda. Era la sua volontà e il suo comandamento per noi, perché realizzassimo quell’immagine in cui siamo plasmati, quella comunione di amore che spira fra le Persone della Trinità e che li rende Uno. Per questo motivo la realizzazione della preghiera di Gesù per l’unità è una grande responsabilità di tutti i battezzati.
L’unità dei cristiani è un dono di Dio; la preghiera ci prepara a ricevere questo dono e ad essere trasformati in ciò per cui preghiamo. Nel presentare questo testo di preghiera per l’unità di tutti i cristiani, ne raccomandiamo l’utilizzo; incoraggiamo la creatività dei pastori e dei fedeli nel porre nuovo vigore non solo nel pregare per l’unità, ma anche nel procedere, passo dopo passo, verso quella trasformazione che sarà operata dalla preghiera. Lasciamo che il nuovo anno ci trovi più aperti, come individui e come comunità, alla potenza del mistero della morte salvifica di Cristo.
Chiesa Cattolica
✠Mansueto Bianchi
Vescovo di Pistoia
Presidente, Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo della CEI
Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia
Pastore Massimo Aquilante
Presidente
Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e di Malta
ed Esarcato per l’Europa Meridionale
✠Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e di Malta
ed Esarca per l’Europa Meridionale
| <- Programma della Settimana |
Introduzione Teologico Pastorale -> |
Fonti: Testo tratto da chiesavaldesetrapani.com e immagine tratta da chiesacattolica.it
INTRODUZIONE TEOLOGICO PASTORALE - Settimana di Preghiera per L'Unità dei Cristiani 2012 - (1 Cor 15,51-58)
INTRODUZIONE TEOLOGICO PASTORALE
“Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” (cfr. 1 Cor 15,51.58)
( Scrutatio della Parola -> 1 Cor 15,51.58 )
Il materiale per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2012 è stato preparato da un Gruppo di lavoro composto da rappresentanti della Chiesa cattolica, della Chiesa ortodossa, della Chiesa veterocattolica e delle Chiese protestanti presenti in Polonia.
Al termine di un’ampia consultazione a cui hanno preso parte rappresentanti di vari circoli ecumenici in Polonia, si è deciso di focalizzare un tema che riguardasse il potere trasformante della fede in Cristo, particolarmente in relazione alla nostra preghiera per l’unità visibile della Chiesa, corpo di Cristo. La scelta si fondava sulle parole dell’apostolo Paolo alla chiesa di Corinto, in cui si richiama il carattere temporaneo
della vita presente (con le sue apparenti “vittorie” e “sconfitte”), ponendola a confronto con ciò che riceviamo dalla vittoria di Cristo attraverso il mistero pasquale.
Come motivare la scelta di questo tema?
La storia della Polonia è stata segnata da una serie di sconfitte e di vittorie. Possiamo ricordare le molte volte in cui la Polonia è stata invasa da nemici, la spartizione, l’oppressione di potenze straniere e di regimi ostili. La lotta costante per superare ogni prigionia e il desiderio di libertà sono un tratto caratteristico della storia polacca, che ha portato cambiamenti significativi nella vita della nazione.
Eppure, quando c’è una vittoria, ci sono delle persone che hanno perso e che non condividono la gioia e il trionfo dei vincitori.
Tale profilo peculiare della storia polacca, ha portato il Gruppo ecumenico locale responsabile della stesura del testo di quest’anno a riflettere più approfonditamente su che cosa significhi “vincere” e “perdere”, soprattutto dal momento che il linguaggio della “vittoria” è così spesso compreso in termini trionfalistici. Cristo, invece, ci ha mostrato una strada assai diversa! Nel 2012 il Campionato mondiale di calcio si terrà in Polonia e in Ucraina.
Ciò non sarebbe stato possibile in nessun modo negli anni passati. Per molti questo è il segno di un’altra “vittoria nazionale”, poiché centinaia di milioni di tifosi attenderanno con impazienza notizie delle squadre vincenti fra quelle in gara in questa parte dell’Europa. Questo semplice esempio ci può far pensare alla delusione di coloro che non vinceranno - non solo nello sport, ma anche nella loro vita e nelle loro comunità: chi spenderà una parola per i vinti, per coloro che costantemente soffrono sconfitte perché, per vari motivi e circostanze, viene sempre negata loro la vittoria? La competizione è un carattere permanente non solo dello sport, ma anche della vita politica, economica, culturale, e persino ecclesiale.
Quando i discepoli di Gesù disputarono su “chi fosse il più grande” (Mc 9, 34), era evidente che erano molto coinvolti. Ma la reazione di Gesù fu molto semplice: “Se uno vuol essere il primo, deve essere l’ultimo di tutti e il servitore di tutti” (Mc 9, 35). Queste parole parlano di vittoria mediante il servizio reciproco, l’aiuto, l’incoraggiare l’autostima degli “ultimi”, dei dimenticati, degli esclusi. Per tutti i cristiani, la migliore espressione di questo umile servizio è Gesù Cristo, la sua vittoria attraverso la sua morte e la sua resurrezione.
È nella sua vita, nei suoi atti, nei suoi insegnamenti, nella sua sofferenza, morte e resurrezione che vogliamo trovare ispirazione oggi, per una vittoriosa vita di fede, che si esprima nell’impegno sociale, nello spirito di umiltà, nel servizio e nella fedeltà al vangelo. E, mentre attendeva la sofferenza e la morte che si avvicinavano, Gesù pregò per i suoi discepoli, perché fossero “una cosa sola [...] così il mondo crederà” (Gv 17, 21). Questa “vittoria” è possibile soltanto attraverso una trasformazione spirituale, una conversione, tale consapevolezza ha motivato la scelta delle parole dell’apostolo Paolo alle nazioni quale tema per la Settimana di preghiera di quest’anno. Il traguardo da raggiungere è una vittoria che unisca tutti i cristiani nel servizio a Dio e al prossimo.
Mentre preghiamo e ci adoperiamo per la piena e visibile unità della Chiesa, noi - e le tradizioni a cui apparteniamo - saremo dunque cambiati, trasformati e conformati ad immagine di Cristo. L’unità per cui preghiamo può richiedere un rinnovamento delle forme di vita della Chiesa che ci sono familiari. Questa è una visione emozionante, ma che potrebbe anche farci paura. L’unità per cui preghiamo non è soltanto una nozione “comoda” di amicizia e collaborazione: essa richiede la volontà di evitare ogni competizione fra di noi. Dobbiamo aprirci gli uni agli altri, offrire e ricevere doni gli uni dagli altri, per poter entrare realmente
nella nuova vita in Cristo, che è l’unica vera vittoria.
Nel piano di salvezza di Dio c’è posto per tutti. Mediante la sua morte e resurrezione, Cristo abbraccia tutti, vincitori e vinti, “perché chiunque creda in lui abbia vita eterna” (Gv 3, 15). Anche noi possiamo partecipare alla sua vittoria! Dobbiamo solo credere in lui e troveremo facile vincere il male con il bene.
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Fonti: Testo tratto da chiesavaldesetrapani.com e immagine di Phillie Casablanca
Maria, piena di Grazia - di Don Romero Maggioni
"Adamo, dove sei?", dove sei finito?, si domanda sbalordito Dio di fronte alla condizione di morte in cui l'uomo è caduto col peccato. E' necessario partire da qui per capire l'iniziativa di salvezza che Dio attua per l'umanità; iniziando proprio da Maria, quale alba e primizia di un ricupero a quella dignità e destino che Lui stesso, Dio, si era proposto nel creare ogni uomo. Maria diviene allora la pagina biblica - scritta in una vita non a parole - nella quale leggere con speranza la nostra stessa vicenda di uomini redenti; cioè rileggere la proposta di Dio e la nostra risposta. 1) KECARITOMENE, PIENA DI GRAZIAQuando l'angelo Gabriele giunge a Nazaret in casa di Maria, non la chiama per nome, ma "kecaritomene ", cioè "piena di grazia", CARA A DIO, oggetto d'un amore personale, termine di un dono speciale. Il nome proprio di Maria davanti a Dio è: "tutto mio dono - kecaritomene". Ma anche tu allora, o uomo, chiunque tu sia, sei "kecaritomene", sei CARO A DIO, sei uscito dal suo cuore prima che dal ventre di tua madre, sei amato da Lui "come se fossi l'unico " (sant'Agostino). "Benedetto sia Dio - esclama san Paolo -, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo". Una benedizione che si concretizza in un progetto preciso: "In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo". Anzi, "in lui siamo stati fatti anche eredi, perché fossimo a lode della sua gloria". Cioè perché proprio questa è la soddisfazione più grande di Dio: averci partecipi di casa sua. L'uomo stranamente schifa questo dono col dire di no a Dio: -"Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?"; hai forse pensato di fare a meno di Me? -"Ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto". Quando si perde un padre, si trova un padrone: la padrona del mondo che è la morte, regalo del principe di questo mondo che è satana. -"Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe"; una drammatica lotta tra satana e l'umanità sconvolgerà tutta la storia dell'uomo: "tu le insidierai il calcagno". Anche se le prospettive alla fine sono positive: "essa ti schiaccerà la testa", l'umanità ne uscirà vittoriosa! Nel più autentico frutto della stirpe umana, in Cristo, questa battaglia si farà vittoriosa; l'uomo sarà liberato dal peccato, dal male e dalla morte; sarà reso capace di resistere a satana per riconciliarsi con Dio; riavrà fiducia in Dio e ancora la partecipazione alla natura divina. Per la prima volta proprio in Maria l'uomo si sente - gratuitamente, per pura misericordia - chiamato ancora "kecaritomene", mio amato figlio, mio perdonato figlio, mia pecora smarrita che sono venuto a cercare, mio figlio prodigo che sono pronto a riaccogliere in casa con più festa di prima! |
![]() ...In Maria leggiamo l'assoluta generosità di Dio che gioca sempre d'anticipo...Dio stima troppo la nostra libertà, perché ci possa dare una salvezza senza la nostra collaborazione. ... la nostra fede si deve tradurre in opere quotidiane, in scelte coerenti ... [Siamo chiamati a essere] immacolati perché diciamo di sì al Signore vivendo come Lui l'amore Maria, piena di Grazia |
Anche di Maria oggi è detto, come verità di fede, che è piena di grazia perché "preservata dal peccato ante previsa merita, cioè in previsione della croce di Cristo". Immacolata non per merito suo, ma perché per prima - e per esprimere in modo vistoso la gratuità offerta poi a tutti - è stata preservata fin dal primo istante della sua vita, cioè dal concepimento, dall'onda del male (concepita immacolata, immacolata concezione). In Maria leggiamo l'assoluta generosità di Dio che gioca sempre d'anticipo, prima cioè d'ogni nostro merito, d'ogni nostra stessa domanda. Dio ama sempre a credito. 2) IO SONO LA SERVA DEL SIGNOREPrima di partire da lei, l'angelo Gabriele raccoglie un SI' che è condizione decisiva per l'opera restauratrice di Dio: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38). Alla gratuità del dono di Dio, Maria risponde con il SI' della FEDE. Da "kecaritomene" diviene credente: "Beata te che hai creduto" (Lc 1,45), la chiamerà subito dopo la cugina Elisabetta. L'altra grandezza di Mariasta proprio nella sua risposta totale a Dio; dirà di lei sant'Agostino che "Maria è più grande per essere stata discepola di Gesù che non per essere sua madre". Del resto un giorno Gesù disse così: "Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica" (Lc 11,27). Ogni dono di Dio richiede una riconquista. "Il Signore che ha fatto te senza di te, non salverà te senza di te" (sant'Agostino). Dio stima troppo la nostra libertà, perché ci possa dare una salvezza senza la nostra collaborazione. Maria ha percorso il suo cammino di fede fino ai piedi della croce. A dire che anche la nostra fede si deve tradurre in opere quotidiane, in scelte coerenti, e in obbedienza d'amore a Dio, fatta anche di prove. E' un SI' faticoso da esprimere a Dio, dopo il no che diciamo nel peccato. E' quello che noi chiamiamo: santificazione. Maria è immacolata anche perché non ha mai detto di no a Dio. Divenendo così il nostro modello e la nostra garanzia. Una creatura, corrispondendo pienamente al dono di Dio, ha realizzato in pieno il superamento del male e della morte. Questa è la formula vincente, questa è la partenza per ogni riforma della nostra storia di uomini inficiata di egoismo e divisione. "Dio ci ha scelti - dice Paolo - prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità": immacolati perché diciamo di sì al Signore vivendo come Lui l'amore. - di Don Romero Maggioni - |
Fonti: Immagine tratta dalla rete - testo tratto da qumran2.net







