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05 Settembre 2010 - ognuno di voi, che non rinuncia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo

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Lc 14,25-33

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Luca 14 25-33

25 Una folla numerosa andava con lui. Egli si voltò e disse loro:
26 «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
27 Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
28 Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?
29 Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo,
30 dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
31 Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?
32 Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
33 Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

Luca 14 25-33

25 Or molta gente andava con lui; ed egli, rivolto verso la folla disse:
26 «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, e la moglie, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo.
27 E chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
28 Chi di voi, infatti, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa per vedere se ha abbastanza per poterla finire?
29 Perché non succeda che, quando ne abbia posto le fondamenta e non la possa finire, tutti quelli che la vedranno comincino a beffarsi di lui, dicendo:
30 "Quest'uomo ha cominciato a costruire e non ha potuto terminare".
31 Oppure, qual è il re che, partendo per muovere guerra a un altro re, non si sieda prima a esaminare se con diecimila uomini può affrontare colui che gli viene contro con ventimila?
32 Se no, mentre quello è ancora lontano, gli manda un'ambasciata e chiede di trattare la pace.
33 Così dunque ognuno di voi, che non rinunzia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo.

Luca 14 25-33

25 Or grandi folle andavano a lui, ed egli si rivolse loro e disse:
26 «Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre, moglie e figli, fratelli e sorelle e perfino la sua propria vita, non può essere mio discepolo.
27 E chiunque non porta la sua croce e mi segue, non può essere mio discepolo.
28 Chi di voi infatti, volendo edificare una torre, non si siede prima a calcolarne il costo, per vedere se ha abbastanza per portarla a termine?
29 Che talora, avendo posto il fondamento e non potendola finire, tutti coloro che la vedono non comincino a beffarsi di lui,
30 dicendo: "Quest'uomo ha cominciato a costruire e non è stato capace di terminare".
31 Ovvero quale re, andando a far guerra contro un altro re, non si siede prima a determinare se può con diecimila affrontare colui che gli viene contro con ventimila?
32 Se no, mentre quello è ancora lontano, gli manda un'ambasciata per trattar la pace.
33 Così dunque, ognuno di voi che non rinunzia a tutto ciò che ha, non può essere mio discepolo.


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  ... Poiché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato (Lc 14,1.7-14) - di Don Fabio Rosini

     
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Quanto più sei grande, tanto più umiliati
suor Giuseppina Pisano  - 29/08/2010

"Donaci, o Dio, la sapienza del cuore"; questa è l'invocazione che accompagna il salmo responsoriale di questa domenica, una supplica rivolta a Dio perché ci faccia dono della sapienza, quella forma di conoscenza e di intelligenza che è di gran lunga superiore alla più vasta e miglior cultura che l'uomo possa acquisire mediante lo studio e la ricerca appassionata e approfondita della verità.

Infatti, per quanto l'uomo indaghi, ed è giusto che lo faccia, se vuol coltivare e potenziare tutte le sue capacità, ad un certo momento si scontra col limite; e per quanto vasto sia il suo sapere, viene sempre il momento in cui si accorge che qualcosa gli sfugge e che c'è un infinito da conoscere ed una verità che va oltre le sue capacità e possibilità naturali.

Ecco l'appello a Dio, perché sia Lui a guidarci nella via della verità e della sapienza, di quella sapienza che non è solo fatto mentale, ma qualcosa che coinvolge tutto l'essere, ed è sapienza del cuore, sapienza profonda, fatta anche d'amore; è la sapienza che viene da Dio, il sapore, il gusto del Mistero, dell'Assoluto, del Bene, della totalità dell'essere; una sapienza che non può essere semplicemente frutto della ricerca umana, ma richiede l'aiuto di Dio, che solo può donarla.

Di questa sapienza superiore che deve poi guidarci nella vita, oggi la liturgia eucaristica ci offre due esempi: il primo è la splendida preghiera del re Salomone, della quale è riportato un breve passo, in cui il sapiente sovrano si interroga sulla conoscenza della volontà di Dio che sfugge alla comprensione umana: "A stento ci raffiguriamo le cose terrestri, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi può rintracciare le cose del cielo? Chi ha conosciuto il tuo pensiero, se tu non gli hai concesso la sapienza, e non gli hai inviato il tuo santo spirito dall'alto?".

E' un interrogativo fondamentale, perché, senza la conoscenza della volontà di Dio è impossibile che l'uomo viva con rettitudine e giustizia; infatti solo illuminati dalla sapienza che viene dall'Alto gli uomini camminano su sentieri diritti e sono istruiti su ciò che è gradito a Dio e, sono sempre le parole del saggio Re: "essi sono stati salvati per mezzo della sapienza".
"Dio dei padri e Signore di misericordia, che con la tua parola hai creato l'universo e per mezzo della tua sapienza hai formato l'uomo... dammi la Sapienza che siede accanto a Te in trono, perché io sono tuo servo... uomo debole e di vita breve, incapace di comprendere la giustizia..."; queste sono le parole iniziali della grande preghiera di Salomone, una preghiera altissima nella quale il grande e sapiente re di Israele si riconosce uomo fragile e bisognoso dell'aiuto e della luce che viene da Dio.

A questa preghiera fa eco quella del Salmista che supplica: "Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore. Volgiti, Signore; fino a quando? Muoviti a pietà dei tuoi servi...." (Sal 89); a questa preghiera, che è preghiera di ogni uomo, capace di riconoscere il proprio limite di creatura, Dio ha risposto, nella pienezza dei tempi, facendo dono all'umanità intera della Sapienza eterna in Cristo Gesù, che di essa è l'incarnazione.
In Cristo, nella sua parola, nel suo vangelo, nella sua vita, è contenuta tutta la sapienza di cui l'uomo ha bisogno per vivere una vita gradita a Dio e raggiungere la salvezza; non c'è altra sapienza per l'uomo, se non in Cristo Gesù, dono dell'amore del Padre: dono da accogliere e modello da seguire.
E della sequela di Cristo ci parla appunto il passo del vangelo di questa domenica, ed è lo stesso Maestro ad indicare le condizioni per esser suoi discepoli, condizioni che possiamo sintetizzare in tre parole: radicalità, priorità e continuità nella coerenza di vita.

Dice il Signore: "Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo"; sono parole forti, che sembrano anche contraddire il comandamento che dice: "Onora tuo padre e tua madre perché i tuoi giorni siano lunghi sulla terra che il Signore tuo Dio ti dà" (Es 20,12); ma non è certo questo il significato di quel verbo "odiare" il quale va ricondotto, evidentemente, al linguaggio nel quale Cristo si esprimeva, linguaggio che non ha tante sfumature di termini e che ama invece esprimersi a forti tinte per sottolineare il valore di quanto si chiede.
Quando Gesù parla di "odio" verso le persone più care, vuol semplicemente mettere in risalto la radicalità che la sequela di Lui comporta; per essere autentici discepoli di Cristo, infatti, è necessario fuggire ogni compromesso e ogni accomodamento e impegnarsi totalmente a vivere di Lui, verso il quale deve essere orientato il nostro desiderio; è Lui, infatti il valore supremo della vita, un valore per il quale ci si mette totalmente in gioco nella certezza di aver trovato la "perla preziosa" per la quale val bene vendere ogni altro avere (Mt 13,45).
E' questa la sequela di Cristo: un'esistenza che procede passo passo sui passi di Lui, mettendo in pratica la sua parola, parola di verità e di vita eterna; non è un percorso facile e Gesù stesso lo dice: "Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo".
La croce è il sigillo di garanzia che ci rassicura che stiamo percorrendo la via di Cristo, la via della redenzione e della salvezza; ogni altro percorso, anche costellato di opere buone e pratiche di pietà, può non essere autentico; ma la Croce, portata con fede e con amore, rende certi i nostri passi nel cammino della vita.

La Croce, la nostra croce di ogni giorno, è quella che ci rende somiglianti al nostro Salvatore, Cristo Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell'uomo, che ricostruisce in noi l'originaria bellezza, quell'immagine che di sè il Creatore ha impresso in noi; solo così la nostra umanità, di cui il Figlio di Dio è icona perfetta, diventa, in ognuno, vera e piena, nella sequela fedele, semplice e generosa di Lui, che è per noi la Via, la Verità e la Vita.


 Fonti: Immagine di Alfon...  -  testo tratto da qumran2.net

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29 Agosto 2010 - ... Poiché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato

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Lc 14,1.7-14

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Luca 14 1-1

1 Un sabato si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.

Luca 14 7-14

7 Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti:
8 «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te,
9 e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto.
10 Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali.
11 Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
12 Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
13 Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi;
14 e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Luca 14 1-1

1 Gesù entrò di sabato in casa di uno dei principali farisei per prendere cibo, ed essi lo stavano osservando,

Luca 14 7-14

7 Notando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro questa parabola:
8 «Quando sarai invitato a nozze da qualcuno, non ti mettere a tavola al primo posto, perché può darsi che sia stato invitato da lui qualcuno più importante di te,
9 e chi ha invitato te e lui venga a dirti: "Cedi il posto a questo!" e tu debba con tua vergogna andare allora a occupare l'ultimo posto.
10 Ma quando sarai invitato, va' a metterti all'ultimo posto, affinché quando verrà colui che ti ha invitato, ti dica: "Amico, vieni più avanti". Allora ne avrai onore davanti a tutti quelli che saranno a tavola con te.
11 Poiché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato».
12 Diceva pure a colui che lo aveva invitato: «Quando fai un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i vicini ricchi; perché essi potrebbero a loro volta invitare te, e così ti sarebbe reso il contraccambio;
13 ma quando fai un convito, chiama poveri, storpi, zoppi, ciechi;
14 e sarai beato, perché non hanno modo di contraccambiare; infatti il contraccambio ti sarà reso alla risurrezione dei giusti».

Luca 14 1-1

1 Or avvenne che, come egli entrò in casa di uno dei capi dei farisei in giorno di sabato per mangiare, essi lo osservavano;

Luca 14 7-14

7 Ora, notando come essi sceglievano i primi posti a tavola, propose agli invitati questa parabola, dicendo:
8 «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché quel tale potrebbe aver invitato un altro più importante di te,
9 e chi ha invitato te e lui non venga a dirti: "Cedi il posto a questi". E allora tu, pieno di vergogna, non vada ad occupare l'ultimo posto.
10 Ma quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto affinché, venendo chi ti ha invitato, ti dica: "Amico, sali più su". Allora ne avrai onore davanti a coloro che sono a tavola con te.
11 Perché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato».
12 Or egli disse a colui che lo aveva invitato: «Quando fai un pranzo o una cena, non chiamare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i vicini ricchi, affinché essi non invitino a loro volta te, e ti sia reso il contraccambio.
13 Ma quando fai un banchetto, chiama i mendicanti, i mutilati, gli zoppi, i ciechi;
14 e sarai beato, perché essi non hanno modo di contraccambiarti; ma il contraccambio ti sarà reso alla risurrezione dei giusti».


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  "...L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore..."  (Luca 1 39-56) - di Don Fabio Rosin

     

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Quanto più sei grande, tanto più umiliati
suor Giuseppina Pisano  - 29/08/2010

Ci dice il Siracide, nel breve passo della prima lettura di oggi: "Figlio, nella tua attività sii modesto, sii modesto, sarai amato dall'uomo e gradito a Dio. Quanto più sei grande, tanto più umiliati; così troverai grazia davanti al Signore..."; un consiglio sapiente, tanto sul piano umano come in quello della relazione con Dio; a nessuno infatti è gradita la persona presuntuosa, arrogante e piena di sè, che non perde occasione per imporsi all'attenzione degli altri, che peraltro giudica inferiori a sè e perciò non meritevoli di considerazione. Ne conosciamo tanti: riempiono le cronache oggi come ieri, al tempo del Siracide, e al tempo di Gesù che, come racconta il passo del Vangelo di questa domenica: "era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo..."; ma, in realtà, era lui ad osservare il comportamento degli invitati, i quali facevano a gara per occupare i primi posti, una cosa che spesso accade quando, per avere lustro o visibilità, si fa a gomitate per superare gli altri, a costo di coprirsi di ridicolo, o anche di esser umiliati se i primi posti son riservati a persone più ragguardevoli.

Gesù, come tante altre volte, aveva accettato l'invito a pranzo a casa di un fariseo, non una persona qualunque, ma un capo; lo aveva accettato come ne aveva accettati altri, ad esempio l'invito a casa di Levi, o a casa di Lazzaro, il fratello di Marta e Maria, come pure si era invitato a casa di Zaccheo; Gesù è presente e condivide ogni situazione umana, sia essa lieta o triste, e lì opera, lì insegna, aprendo l'orizzonte terreno e quotidiano dell'uomo a quello più alto del rapporto con Dio, che illumina e dà senso pieno a tutta l'esistenza.

Dunque Gesù prende parte a questo pranzo. Il Vangelo non ci dice se fosse un pranzo di nozze, anche se molti esegeti lo suppongono, o un pranzo come tanti; è un pranzo, cioè un'occasione felice di incontro e, in tutta la Scrittura, sappiamo che ha un importante valore simbolico; infatti, esso è segno di comunione, e non tanto a livello umano quanto in relazione a Dio: basti pensare alle parabole del Regno, paragonato ad un ricco banchetto di nozze per il figlio del Re.

Ora Gesù osserva quel che accade sotto i suoi occhi, forse è divertito per quell'eterna smania dell'uomo a primeggiare; o forse è pensoso, davanti alla stoltezza di chi cerca ad ogni costo di emergere, di scavalcare, di accaparrare, poco importa con quali mezzi e a quale prezzo; infatti, la corsa ai primi posti non riguarda solo un pranzo, ma tante e tante altre situazioni in cui, scavalcando il prossimo, ci si può avvantaggiare, sia economicamente, come nell'esercizio del potere.
"Figlio, nella tua attività sii modesto, sarai amato dall'uomo gradito a Dio. Quanto più sei grande, tanto più umiliati; così troverai grazia davanti al Signore..."; così ammoniva il Siracide, e Gesù aggiunge: "Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai, con vergogna, occupare l'ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato".

"Chi si umilia sarà esaltato..."; non è certo una frase ad effetto, e Gesù lo sa bene: è lui, infatti, l'Umile per eccellenza, e Paolo ce lo insegna nel grande inno Cristologico, che recita: "Cristo Gesù pur essendo di natura divina... spogliò se stesso assumendo la condizione di servo... apparso in forma umana umiliò se stesso facendosi obbediente... per questo Dio l'ha esaltato..."(Fil 2,6-11); ed è questa la gloria che conta, quella vera che non tramonta; ma è la gloria che, necessariamente, passa per la via dolorosa dell'umiliazione e della croce. Gesù lo sa e ad essa ci esorta mentre commenta, con una sottile ironia, il comportamento di quei commensali; sempre, infatti, il Maestro conduce gli uomini sulla via della Verità prendendo le mosse da un normale, quotidiano contesto di vita come quello che oggi il Vangelo ci descrive: un pranzo, occasione di fraternità, di amicizia e di gioia, che la superbia e l'egoismo possono trasformare e far degenerare.

Un pranzo, una cena, un banchetto: Cristo vi ha partecipato tante volte nella sua esistenza terrena, come ospite e come amico, come uomo e come Figlio di Dio redentore, lui che, nell'ultima cena della sua vita, ci avrebbe lasciato in dono se stesso, nel segno del pane e del vino: Corpo spezzato e Sangue versato per la salvezza di ogni uomo. Dietro ogni pranzo, e dietro ogni cena di cui il vangelo ci parla, infatti, si intravede sempre quell'ultima cena di Gesù, quella cena che possiamo rileggere nel racconto di Giovanni, il quale, in luogo della consacrazione del pane e del vino, ci parla del gesto sorprendente del Maestro che: "si alza da tavola, depone il mantello, e, preso un panno se lo cinge. Versa quindi dell'acqua nel catino, e incomincia a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli...".
Un gesto da schiavi che egli stesso commenta con queste parole: "Capite che cosa vi ho fatto? voi mi chiamate Maestro e Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il maestro vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato l'esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi..." (Gv 13,4-15).

La grandezza dell'uomo, dunque, non è nel dominio sugli altri, ma nel servizio, nel dono di sè, nell'amore semplice e generoso che si piega sugli ultimi; la vera grandezza non è nel prevalere, ma nel sapersi abbassare, con umiltà ed amore, fino ai più piccoli; nel farsi dono gratuito per gli altri, ad imitazione del Cristo, che ha dato tutto se stesso per la salvezza e la felicità di ognuno.

La grandezza dell'uomo non viene dalla compagnia delle persone in vista, ma dalla apertura ai poveri, agli emarginati e a tutti coloro che, nella società, sembrano non contar nulla ma sono preziosi agli occhi di Dio; ed è per questo che Gesù esorta dicendo: "Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti". Ed è questa la vera gloria, quella grandezza autentica fatta di amore che, in Cristo, ci rende graditi a Dio e a Lui somiglianti.


 Fonti: Immagine tratta dalla rete -  testo tratto da qumran2.net

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22 Agosto 2010 - Quella porta stretta che ci introduce nella vita eterna

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Lc 13,22-30

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Luca 13 22-30

22 Passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
23 Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro:
24 «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
25 Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”.
26 Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”.
27 Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
28 Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
29 Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.
30 Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Luca 13 22-30

22 Egli attraversava città e villaggi, insegnando e avvicinandosi a Gerusalemme.
23 Un tale gli disse: «Signore, sono pochi i salvati?» Ed egli disse loro:
24 «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché io vi dico che molti cercheranno di entrare e non potranno.
25 Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, stando di fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: "Signore, aprici". Ed egli vi risponderà: "Io non so da dove venite".
26 Allora comincerete a dire: "Noi abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza, e tu hai insegnato nelle nostre piazze!"
27 Ed egli dirà: "Io vi dico che non so da dove venite. Allontanatevi da me, voi tutti, malfattori".
28 Là ci sarà pianto e stridor di denti, quando vedrete Abraamo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi ne sarete buttati fuori.
29 E ne verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, e staranno a tavola nel regno di Dio.
30 Ecco, vi sono degli ultimi che saranno primi e dei primi che saranno ultimi».

Luca 13 22-30

22 Ed egli andava in giro per città e villaggi insegnando, e intanto si avvicinava a Gerusalemme.
23 Or un tale gli chiese: «Signore, sono pochi coloro che si salvano?». Egli disse loro:
24 «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché vi dico che molti cercheranno di entrare e non potranno.
25 Una volta che il padrone di casa si è alzato ed ha chiuso la porta, voi allora, stando di fuori, comincerete a bussare alla porta dicendo: "Signore, Signore, aprici". Ma egli, rispondendo, vi dirà: "Io non so da dove venite".
26 Allora comincerete a dire: "Noi abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza, e tu hai insegnato nelle nostre piazze".
27 Ma egli dirà: "Io vi dico che non so da dove venite, via da me voi tutti operatori d'iniquità".
28 Lì sarà pianto e stridor di denti, quando vedrete Abrahamo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, mentre voi ne sarete cacciati fuori.
29 Ne verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, e sederanno a tavola nel regno di Dio.
30 Ed ecco, vi sono alcuni fra gli ultimi che saranno i primi, e alcuni fra i primi che saranno gli ultimi».


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  "...L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore..."  (Luca 1 39-56) - di Don Fabio Rosin

     

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Quella porta stretta che ci introduce nella vita eterna
suor Giuseppina Pisano  - 22/08/2010

"Io verrò a radunare tutti i popoli e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria. Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle genti, ai lidi lontani che non hanno udito parlare di me, e non hanno visto la mia gloria; essi annunzieranno la mia gloria alle nazioni. Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutti i popoli come offerta al Signore...."; è l'annuncio che il profeta Isaia, da parte di Dio, fa ai figli del popolo eletto, parole antiche che giungono vive e cariche di speranza fino a noi; e sono parole di verità che ci dicono quanto grande sia l'amore di Dio il quale chiama alla pienezza della beatitudine ogni uomo che lui ha creato e sul quale ha soffiato quell'alito di vita che lo rende simile al suo creatore e Padre.

Questo passo profetico, brevissimo ma ricco e intenso, introduce la liturgia della Parola nella celebrazione eucaristica di questa domenica in cui siamo chiamati a riflettere, appunto, sul destino ultimo dell'uomo, di ogni uomo che si affaccia sulla terra, poco importa dove e quando.
In un tempo in cui che le nostre società sono diventate multietniche e nelle nostre città ci troviamo a vivere  fianco a fianco con persone di diversa cultura e che professano una fede diversa dalla nostra, forse con maggior coerenza e serietà di quanto non facciano tanti "cristiani", la domanda sulla salvezza finale è quanto mai attuale e la domanda che quell'anonima persona rivolse a Gesù: "Signore, sono pochi quelli che si salvano?", è una domanda che anche noi ci poniamo.

Quanti, tra noi, non si sono chiesti almeno una volta: "Mi salverò?".
Quanti poi non si chiedono se la salvezza appartenga soltanto ai battezzati o può raggiungere anche altri che, per ragioni diverse, non conoscono il Cristo e professano una fede diversa?
"Signore, sono pochi quelli che si salvano?" è un interrogativo che ci interpella ed è il segno della necessità dell'Assoluto e del desiderio di una felicità piena e duratura, il destino ultimo di ogni esistenza umana.

Gesù non rispose al suo interlocutore in termini di quantità (né pochi, né tanti); richiamò invece l'attenzione sull'impegno che ogni uomo deve porre per giungere alla salvezza, un impegno che è simboleggiato da una porta, una porta stretta: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno".
La porta stretta di cui il Vangelo ci parla è lo stesso Gesù. Rileggiamo le pagine di Giovanni che riportano il discorso del il Maestro durante la festa giudaica della Dedicazione, prima di entrare a Gerusalemme dove si sarebbe compiuto il suo destino. In quell'occasione egli disse: "In verità vi dico, io sono la porta delle pecore... chi entra attraverso di me sarà salvo, ed entrerà ed uscirà e troverà pascolo. Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza..." (Gv 10,7,10)

Il discorso di Gesù è chiaro: il Figlio di Dio, venuto tra noi per salvarci, è il nostro pastore, il nostro ovile ed è la porta per la quale le pecore entrano per mettersi al sicuro; la salvezza passa dunque per quella "Porta", una porta dalla quale non dobbiamo allontanarci, anzi, il nostro impegno è lì, nel far di tutto per entrare; ed è un impegno che comporta ovviamente uno sforzo, una fatica, che il desiderio e l'amore rendono tollerabili; il desiderio, poi, è quello di incontrare Dio, in Cristo, e di crescere nella comunione con lui finché non diventi completa e totale nella vita oltre la morte.

La salvezza, dono gratuito del Padre, è legata alla sequela del Cristo Redentore; un impegno serio e costante, fatto di fede e di opere che deve segnare tutto il corso della vita, giorno dopo giorno; un impegno non facile, perché, come sappiamo, la conformità a Cristo, ineviatabilmente, conduce al Calvario.
Del resto, il Maestro stesso aveva detto alle folle che lo ascoltavano, e anche a noi ripete: "Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua..." (Lc 9,23); ma se il percorso è difficile e la nostra debolezza grande c'è lo Spirito a soccorrerci e a sostenerci sui passi del Figlio di Dio che, per noi, come scrive Paolo: "umiliò se stesso e si fece obbediente sino alla morte, una morte di croce.." (Fil 2,6-11).

Ora sta a noi scegliere di seguire Cristo se veramente desideriamo esser salvati ed entrare nella comunione con Dio; sta a noi rispondere a quel dono d'amore del Figlio di Dio col dono della nostra vita spesa, giorno dopo giorno, sui suoi passi e sulla sua parola.

Riguardo poi alla salvezza Gesù ancora ci avverte con parole chiare: non è l'apparteneza a un gruppo, come credeva l'antico Israele, a garantire per noi, e neppure l'essere iscritti col battesimo all'anagrafe della Chiesa, nuovo popolo di Dio, ma la fede vissuta ed operosa; una verità, questa, che il Vangelo oggi ci ricorda con la breve parabola del padrone di casa che decide di chiuder le porte della sua dimora; ma, facendo ciò, lascia fuori diverse persone che, sicure di appartenere alla famiglia, reclamano di entrare: "Ma egli vi risponderà: Non vi conosco... allontanatevi da me voi tutti operatori d'iniquità!"
E' un ammonimento grave, soprattutto per quanti strumentalizzano anche il Sacro ed è un richiamo per tutti coloro che, con superficialità, pensano che per salvarsi basti una patina di religiosità, senz'anima, senza sforzo, senza fatica, senza ricerca, senza un desiderio crescente di Dio e della comunione con lui.

Ma chi si salva? Ci sono parole consolanti di salvezza che Cristo stesso ha detto e sempre ripete, dandoci una preziosa indicazione per la vita: "Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato, e siete venuti a trovarmi... Infatti, ogni volta che avete fatto queste cose ad uno dei miei fratelli più piccoli, l'avete fatta a me..." (Mt 25,34-40)

" Venite benedetti...; e sono tutti coloro che si son piegati e si piegano, ogni giorno, sul bisogno degli ultimi; sono tutti coloro che si fanno carico del dolore dei poveri, degli emarginati e degli oppressi, nei quali il Figlio di Dio si è identificato, e ancora si identifica; e a quanti operano con fede ed amore per confortare, aiutare e risanare chiunque sia nel bisogno, il Figlio di Dio apre le porte della vita.
"Venite benedetti....." ma quanti sono e da dove vengono?
Alle parole del profeta Isaia, cariche di speranza e di consolazione, che parlano di tutti i popoli e tutte le lingue, fanno eco quelle dell'apostolo Giovanni che nell'Apocalisse descrive la visione dei salvati: "Vidi una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua..." (Ap 7,9); sono quanti in ogni tempo ed in ogni angolo della terra hanno coltivato nel cuore il desiderio di Dio, della sua volontà, della sua salvezza, e lo hanno cercato senza sosta; tra costoro c'è chi, per un inestimabile dono di grazia, ha incontrato il Cristo, l'ha accolto e l'ha seguito con amore e con fede; ma c'è anche chi, per ragioni diverse, non è giunto alla chiarezza della fede e tuttavia ha cercato, ha sperato e soprattutto ha amato; anche costoro son raggiunti dai meriti del Cristo redentore e sono rivestiti di salvezza per il desiderio che hanno coltivato e le opere d'amore che hanno compiuto.


 Fonti: Immagine di Artnow314 -  testo tratto da qumran2.net

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15 Agosto 2010 - ...L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore...

Lista Categoria

Lc 1,39-56

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Luca 1 39-56

39 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
40 Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
41 Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo
42 ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!
43 A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?
44 Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo.
45 E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
46 Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore
47 e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48 perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49 Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome;
50 di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
51 Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52 ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
53 ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
54 Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
55 come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
56 Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Luca 1 39-56

39 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda,
40 ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.
41 Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo; ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo,
42 e ad alta voce esclamò: «Benedetta sei tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno!
43 Come mai mi è dato che la madre del mio Signore venga da me?
44 Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, per la gioia il bambino mi è balzato nel grembo.
45 Beata è colei che ha creduto che quanto le è stato detto da parte del Signore avrà compimento».
46 E Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore,
47 e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore,
48 perché egli ha guardato alla bassezza della sua serva. Da ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata,
49 perché grandi cose mi ha fatte il Potente. Santo è il suo nome;
50 e la sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono.
51 Egli ha operato potentemente con il suo braccio; ha disperso quelli che erano superbi nei pensieri del loro cuore;
52 ha detronizzato i potenti, e ha innalzato gli umili;
53 ha colmato di beni gli affamati, e ha rimandato a mani vuote i ricchi.
54 Ha soccorso Israele, suo servitore, ricordandosi della misericordia,
55 di cui aveva parlato ai nostri padri, verso Abraamo e verso la sua discendenza per sempre».
56 Maria rimase con Elisabetta circa tre mesi; poi se ne tornò a casa sua.

Luca 1 39-56

39 Ora in quei giorni Maria si levò e si recò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda,
40 ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.
41 E avvenne che, appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le sobbalzò nel grembo, ed Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo,
42 ed esclamò a gran voce, dicendo: «Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo grembo.
43 E perché mi accade questo, che la madre del mio Signore venga a me?
44 Poiché, ecco, appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, il bambino è sobbalzato di gioia nel mio grembo.
45 Ora, beata è colei che ha creduto, perché le cose dettele da parte del Signore avranno compimento».
46 E Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore,
47 e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore,
48 perché egli ha avuto riguardo alla bassezza della sua serva, poiché ecco d'ora in poi tutte le generazioni mi proclameranno beata,
49 perché il Potente mi ha fatto cose grandi, e Santo è il suo nome!
50 E la sua misericordia si estende di generazione in generazione verso coloro che lo temono.
51 Egli ha operato potentemente col suo braccio; ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52 ha rovesciato i potenti dai loro troni ed ha innalzato gli umili;
53 ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote.
54 Egli ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
55 come aveva dichiarato ai nostri padri, ad Abrahamo e alla sua progenie, per sempre».
56 E Maria rimase con Elisabetta circa tre mesi, poi se ne tornò a casa sua.


Ascolta il Commento:

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Approfondimenti per parole Chiavi:    
 
 
 Ascolta il Commento al Vangelo della settimana scorsa in Mp3 di Don Fabio Rosini
|Maria |Vita

|Missione

|Preghiera

        

  "...ogni giorno lasciamoci sorprendere ... da DIO siamo chiamati ad essere persone sempre pronte a partire..."  (Luca 12 32-48) - di Don Fabio Rosini

     

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(Leggi il Commento della settimana scorsa)  

 

MARIA, ... una fede incredibilmente GRANDE!
suor Giuseppina Pisano  - 15/08/2009

"Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle."; l'immagine dell'Apocalisse, sintetizza in poche parole, la grandezza della Vergine Maria, che oggi celebriamo nella sua assunzione al cielo in anima e corpo; un evento, veramente straordinario, che consacra la fanciulla di Nazareth, divenuta madre di Dio, a icona di speranza per tutti gli uomini, credenti e no; perché a tutti la sua piena glorificazione, offre la visione del destino ultimo: la resurrezione finale, quando anche il nostro corpo, dopo la corruzione del sepolcro, risorgerà per una felicità che non avrà mai fine.

E' una verità di fede, questa dell'assunzione della Vergine, una verità consacrata col dogma solo nel secolo scorso, nel 1950, ma, da sempre, viva nel cuore del popolo cristiano: la Vergine Madre, la donna della fede silenziosa e dell'amore umile e totale, attenta a Dio e ad ogni bisogno umano, la donna che ha vissuto all'ombra del Figlio di Dio, non poteva che condividere pienamente con Lui, la gloria del Padre.

La donna vestita di sole, è la creatura nuova, è la piena di grazia, che, avvolta dalla potenza dello Spirito, diverrà la madre del Figlio di Dio, il nuovo Adamo, che rinnoverà l'umanità intera, con la forza del suo amore salvifico, quell'amore infinito che lo porterà a dare la vita in riscatto per tutti.

Un ruolo unico ed esaltante, questo della Vergine di Nazareth, che tuttavia, visse una vita in tutto simile a quella di tutte le donne del popolo, una vita semplice, povera, nascosta; una vita che conobbe fatiche, ansie e dolore; un'esistenza senza sconti, e che non conobbe privilegi; nota, a questo proposito, Sant'Alberto Magno, in un breve commento all'Ave Maria, che, dopo l'annuncio dell'Angelo, l'unico segno di grandezza che Gesù concesse a sua madre, venne dopo la sua morte, quando la prese con sè glorificando, innanzi tempo, il suo corpo, che giustamente la Chiesa definisce: la vera arca della nuova, e definitiva alleanza.

Dunque, dopo lo sconvolgenete, luminoso annuncio dell'Angelo che le rivelava quanto grande lei fosse agli occhi di Dio: perché " piena di grazia", e le rivelava, allo stesso tempo, il progetto dell'Altissimo, con quelle parole che risuoneranno una sola volta nella Storia:" Tu concepirai nel grembo, e darai alla luce un figlio....egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo; il il Signore Iddio gli darà il trono di Davide...e regnerà in eterno, e il suo regno non avrà mai fine....lo Spirito santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra, perciò, quello che nascerà sarà chiamato Figlio di Dio..."(Lc.1,30-35); ecco, dopo queste parole, per Maria, ci fu solo, la vita oscura di qualunque umile ragazza del popolo, anche se lei cresceva interiormente, e diventava grande nella fede e nell'amore.
E fu per fede e per amore, che, dopo l'annuncio dell'Angelo, la giovane madre si recò ad Ain-Karim, per servire l'anziana cugina Elisabetta, che attendeva, anche lei, la nascita di un figlio: Giovanni, dono insperato di Dio.
Così, Maria, senza altro calcolo se non quello dettato dal suo cuore, si mise in viaggio, e si fermò a lungo presso la sua parente, bisognosa di aiuto, sfidando, in tal modo il rischio della condanna, quando, al suo ritorno, ci si sarebbe accorti di quella gravidanza fuori dai canoni legali; ma lei va, spinta dall'amore, e porta, con sè il segno della salvezza, in quel Figlio che le cresceva dentro:" Ed ecco, nota il racconto di Luca, che appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, le balzò in seno il bambino, ed essa fu piena di Spirito Santo..."(Lc.1,41), e, illuminata dallo Spirito, Elisabetta proclama la vera grandezza di Maria: la beatitudine per aver creduto.

La vera grandezza di Maria di Nazareth, infatti, non è, come si può facilmente pensare, la sua maternità unica nella Storia, ma è la sua fede incrollabile nell'adempimento della parola di Dio, Parola che, per il suo consenso, si fa carne in Cristo Gesù, il Figlio di Dio, che salva e rinnova definitivamente la vita.
E sarà Gesù stesso a consacrare la grandezza della madre, riconoscendo pubblicamente la sua fede, quando, mentre predicava per le strade della Galilea, e una voce di donna si levò dalla folla esclamando:"...beato il grembo che ti ha portato, e il seno che ti ha nutrito!", pur senza smentire questa acclamazione, il Cristo la correggerà dicendo:" Beati piuttosto coloro che ascolta la Parola di Dio e la mettono in pratica!" (Lc.8,21).
E' questo l'elogio più bello, il ritratto più vero che il Figlio fa di sua Madre, la fanciulla che si fidò di Dio e del suo progetto, anche quando questo si fece difficile ed oscuro, quando divenne angoscia e strazio del cuore sul Golgota; anche allora, nel momento più buio della Storia, la fede della Vergine rimase intatta, ferma, in quel "Si!" pronunciato per sempre.

Può sembrar cosa facile la fede di Maria, ma sappiamo dallo stesso racconto dei Vangeli, che anche lei conobbe la fatica del credere,( Lc.2,50), la fatica a comprendere parole ed eventi che riguardavano quel Figlio: suo figlio che era il Figlio di Dio.

Ed ecco cosa scrive, della singolare fede di Maria di Nazareth un autore ateo, il filosofo e drammaturgo francese J.P.Sartre:

" Maria avverte nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio: il suo bambino è Dio. Lo guarda e pensa:Questo Dio è mio figlio.Questa carne divina è la mia carne. E' fatto di me, ha i miei occhi; la forma della sua bocca, è la forma della mia, mi assomiglia. E' Dio, e mi assomiglia.Nessuna donna ha mai potuto avere in questo modo il suo Dio, per sè sola; un Dio bambino, che si può prendere tra le braccia e coprire di baci; un Dio caldo che sorride e respira; un Dio che si può toccare e che ride." (da Ogni giorno con Maria-Ed. Paoline);

si, la fede di Maria, in tutta la sua semplicità, è un'autentica sfida, quella che la rese beata, quella che aprì la sua bocca in quell'insuperabile cantico che è il "Magnificat" là dove lei stessa dice di sé:"d'ora in poi, tutte le generazioni mi diranno beata....".(Lc.1,48)

Beata, Maria, perché madre di Dio, ma beata ancor più per quella fede che la rese intrepida e forte nelle vicende non facili della sua vita, quando dovette affrontare l'esilio, per difendere quel figlio ancora bambino, che Erode voleva eliminare; quando, dopo il pellegrinaggio a Gerusalemme, non lo vide nella carovana, in marcia per il ritorno, e tornò indietro a cercarlo, e, trovatolo, alla sua domanda di madre, giustamente in ansia, sentì il fanciullo dire:"Perché mi carcavate, non sapete che devo occuparmi delle cose del Padre mio?" (Lc.2,49-50); e lei non capì; ma accolse con fede quelle parole e le tenne ben vive nel cuore.

Non fu facile la vita della Madre di Dio, che un giorno vide suo figlio lasciare la casa per andare a predicare: talvolta acclamato, altre volte contestato o minacciato; finché non giunse quell' Ora, terribile, sconvolgente, ma necessaria, del processo, della condanna e della morte: una morte che sembrava, di fatto, smentire le antiche parole dell'Angelo, che parlavano di figliolanza divina e di un regno eterno; sul Golgota, sotto gli occhi di tutti, c'era un uomo sfigurato dalla violenza e dal dolore, che moriva, come un qualunque delinquente, mentre la folla lo sfidava con grida di scherno; e Maria stava lì, in silenzio, forte della sua fede e del suo amore, sicura dell'adempimento della parola di Dio, certa che il suo figlio morente era veramente il Foglio di Dio, nato nella carne per la redenzione di ogni uomo.

E' difficile, parlar di beatitudine di fronte allo sconvolgimento del Calvario, eppure, Maria, la Madre del Redentore è la prima " beata" in assoluto; qualche commentatore dei Vangeli, nota che, quando Gesù, davanti ai discepoli e ad una folla immensa proclamò le beatitudini, aveva dvanti agli occhi sua madre: povera, afflitta, perseguitata, unica per purezza di intenzioni, affamata, e assetata di una giustizia più alta di quella che gli uomini tentano di stabilire; donna di pace, di misericordia e di comunione, sempre. Ma fu sopratutto, nell'ultimo momento della vita del Figlio, che la fede di Maria si rivelò incredibilmente grande, e fu quando questi le affidò, nella persona di Giovanni, qualunque uomo, come figlio: al posto del suo che moriva, le veniva affidato ogni uomo, credente o no, buono o malvagio, perché lo amasse e lo accogliesse, come un giorno accolse il Figlio di Dio, e lei accettò.

Il silenzio di Maria, fu, in quel momento, l'assenso più eloquente alla volontà del Padre, che parlava nel Figlio Gesù.

La Storia non ci dice quanto la Vergine sopravisse al Figlio, sappiamo che Giovanni l'accolse a casa sua, e che comunità dei credenti si radunava attorno a Lei, in preghiera; così la trovò l'effusione solenne dello Spirito, cinquanta giorni dopo la resurrezione di Cristo.
Il Silenzio dei Testi Sacri, sembra sottolineare il tratto caratteristico di Maria: " umile ed alta più che creatura"; donna che ha vissuto come ogni altra donna e che, solo dopo la morte, o, come taluni dicono, la " dormitio", ha conosciuto la piena glorificazione della sua persona, la glorificazione del suo corpo pienamente offerto a Dio, perché la Redenzione entrasse nella Storia, e gli uomini conoscessero una vita nuova, ricca della presenza del Cristo, riconciliata con Dio e illuminata dalla speranza che non tramonta, e che ci mostra una meta di felicità indicibile, di cui Maria di Nazareth è icona splendida, che rafforza la fede e orienta l'amore.


 Fonti: Immagine tratta dalla rete - Durer - Madonna col Banbino -  testo tratto da qumran2.net

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8 Agosto 2010 - ...Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno

Lista Categoria

Lc 12,32-48

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Luca 12 32-48

32 Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
33 Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma.
34 Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
35 Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese;
36 siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
37 Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
38 E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
39 Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa.
40 Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
41 Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
42 Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito?
43 Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così.
44 Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
45 Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire” e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi,
46 il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
47 Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse;
48 quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

Luca 12 32-48

32 Non temere, piccolo gregge; perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno.
33 Vendete i vostri beni, e dateli in elemosina; fatevi delle borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nel cielo, dove ladro non si avvicina e tignola non rode.
34 Perché dov'è il vostro tesoro, lì sarà anche il vostro cuore.
35 «I vostri fianchi siano cinti, e le vostre lampade accese;
36 siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando tornerà dalle nozze, per aprirgli appena giungerà e busserà.
37 Beati quei servi che il padrone, arrivando, troverà vigilanti! In verità io vi dico che egli si rimboccherà le vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
38 Se giungerà alla seconda o alla terza vigilia e li troverà così, beati loro!
39 Sappiate questo, che se il padrone di casa conoscesse a che ora verrà il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.
40 Anche voi siate pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate».
41 Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi, o anche per tutti?»
42 Il Signore rispose: «Chi è dunque l'amministratore fedele e prudente che il padrone costituirà sui suoi domestici per dar loro a suo tempo la loro porzione di viveri?
43 Beato quel servo che il padrone, al suo arrivo, troverà intento a far così.
44 In verità vi dico che lo costituirà su tutti i suoi beni.
45 Ma se quel servo dice in cuor suo: "Il mio padrone tarda a venire"; e comincia a battere i servi e le serve, a mangiare, bere e ubriacarsi,
46 il padrone di quel servo verrà nel giorno che non se lo aspetta e nell'ora che non sa, e lo punirà severamente, e gli assegnerà la sorte degli infedeli.
47 Quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non ha preparato né fatto nulla per compiere la sua volontà, riceverà molte percosse;
48 ma colui che non l'ha conosciuta e ha fatto cose degne di castigo, ne riceverà poche. A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà.

Luca 12 32-48

32 Non temere, o piccol gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno.
33 Vendete i vostri beni e dateli in elemosina; fatevi delle borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli dove il ladro non giunge e la tignola non rode.
34 Poiché dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore».
35 «I vostri lombi siano cinti e le vostre lampade accese.
36 E siate simili a coloro che aspettano il loro padrone quando ritorna dalle nozze, per aprirgli appena egli arriva e bussa.
37 Beati quei servi che il padrone troverà vigilanti quando egli verrà. In verità vi dico che egli si cingerà e li farà mettere a tavola, ed egli stesso si metterà a servirli.
38 E se verrà alla seconda o alla terza vigilia, e li troverà così, beati quei servi.
39 Or sappiate questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe forzare la casa.
40 Anche voi dunque siate pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate».
41 E Pietro gli disse: «Signore, questa parabola la dici per noi soli o per tutti?».
42 E il Signore disse: «Chi è dunque quell'amministratore fedele e saggio, che il padrone costituirà sui suoi domestici per dar loro a suo tempo la porzione di viveri?
43 Beato quel servo che il suo padrone, arrivando, troverà a far così.
44 In verità vi dico che lo costituirà su tutti i suoi beni.
45 Ma se quel servo dice in cuor suo: "Il mio padrone tarda a venire", e comincia a battere i servi e le serve, e a mangiare, a bere e a ubriacarsi,
46 il padrone di quel servo verrà nel giorno in cui non se l'aspetta e nell'ora che egli non sa; lo punirà severamente e gli assegnerà la sorte con gli infedeli.
47 Ora quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non si è preparato e non ha fatto la sua volontà riceverà molte battiture.
48 Ma colui che non l'ha conosciuta, se fa cose che meritano le battiture, ne riceverà poche. A chiunque è stato dato molto, sarà domandato molto; e a chi molto è stato affidato, molto più sarà richiesto».


Ascolta il Commento:

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Approfondimenti per parole Chiavi:    
 
 
 Ascolta il Commento al Vangelo della settimana scorsa in Mp3 di Don Fabio Rosini
|Perdono |Vita

|Missione

|Preghiera

        

  "State attenti e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall'abbondanza dei beni che uno possiede, che egli ha la sua vita"  (Luca 12 13-21) - di Don Fabio Rosini

     

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(Leggi il Commento della settimana scorsa)   ***questo servizio è offerto da catechista.it

 

Un piccolo gregge destinato al Regno
suor Giuseppina Pisano  - 08/08/2010

"Dal profondo del nostro essere desideriamo, in tutta semplicità, la gioia. Non so che cosa l'universo e le sue innumerevoli galassie, le sue stelle e i suoi pianeti potrebbero esprimere di più importante di questo desiderio. E' evidente che noi che viviamo su questa terra siamo posti di fronte al dovere di costruire, per noi stessi, un'esistenza felice; perciò è importante scoprire che cosa determina il grado più elevato di felicità "; questo è un pensiero di Tenzin Gyatso, che conosciamo come il XIV Dalai Lama, un grande spirito religioso che, interrogandosi sul senso della vita, si chiede cosa sia felicità, in che cosa consista la gioia alla quale ogni essere umano aspira, così come si respira l'aria che consente di vivere.

Dunque la felicità è il nostro desiderio fondamentale e il nostro destino ultimo, quello che, incessantemente, anche se non sempre correttamente, cerchiamo di realizzare, di raggiungere, già ora nel tempo.

Ma di quale felicità parliamo?
Il Vangelo di questa domenica ci dà un'indicazione preziosa: "fatevi borse che non invecchiano: un tesoro inesauribile nei cieli...", sono queste le parole stesse di Gesù, l'unico maestro che ci possa guidare con sicurezza nella vita, l'unico amico che non inganni perché lui è il nostro Redentore, il nostro Dio che veramente ci ama.

La scorsa domenica, sempre dalla bocca di Gesù, abbiamo ascoltato la parabola di quel ricco proprietario che aveva riposto tutta la sua felicità nell'avere; possedere sempre di più, era lo scopo principale della sua vita, la cui sicurezza sembrava dipendere dalla ricchezza: quei granai colmi all'inverosimile, che avrebbero dovuto garantire un futuro senza problemi; ma quel progetto, come abbiamo visto, era insidiato dalla morte, la terribile "tignola" che consuma ogni bene della terra.

Non esiste, dunque un progetto di vita che possa dare sicurezza e gioia? Ma veramente l'uomo è destinato a passare di affanno in affanno, per tutta la vita, senza mai trovar riposo e appagamento totale?

Il Vangelo ci dice che se i progetti umani sono precari e fallibili, al di sopra di essi c'è il progetto di Dio, che è progetto del Padre per i suoi figli ai quali è destinato il dono inestimabile della salvezza, quel "regno" che non è fatto di beni economici né di potere, ma è lo stesso Figlio che prende carne umana per vivere ed operare tra gli uomini e condurli alla comunione piena e definitiva col Padre.
Gesù dice ai discepoli: "Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno..."; a quei pochi, pavidi pescatori di Galilea il Figlio di Dio rivela quale sia il vero destino dell'uomo, quale dono venga a lui dall'Alto: Dio stesso che si fa uomo, Dio che si fa meta del vivere umano: un progetto che non può fallire, né teme insidie, perché fondato sulla potenza dell'Altissimo, sull'amore infinito del Padre.
A quel piccolo gregge Cristo affidò il prezioso annuncio della salvezza, affidò l'evangelizzazione di tutti gli uomini di tutti i tempi perché si formasse un solo gregge con un solo pastore.

Gesù si rivolge ad un gregge piccolo, ma illuminato e sostenuto dallo Spirito, un piccolo gregge che ha popolato la terra, un piccolo gregge inerme, ma ricco della grazia della fede, che ha trasformato la Storia con l'annuncio della presenza operante del Salvatore, Gesù Cristo, Figlio di Dio, morto e risorto perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita e la felicità in eterno.

Su questo progetto, che non nasce dalla mente dell'uomo ma dal cuore di Dio, si fonda la nostra felicità che non teme l'usura del tempo, l'insidia dei ladri e, tanto meno, l'inesorabiltà della morte, quella tremenda scadenza che il Cristo ha vinto per sempre.
" Non temere, piccolo gregge..."; e perché temere, dal momento che sulle vicende dell'uomo c'è Dio stesso che veglia?
Ci ricorda oggi il salmista: "Ecco, l'occhio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame. Così, l'anima nostra attende il Signore, egli è nostro aiuto e nostro scudo..." (Sl 32).

Quel piccolo gregge di cui il Vangelo ci parla oggi siamo noi, noi battezzati in Cristo, noi suoi discepoli e suoi testimoni; noi che abbiamo accolto il dono di Dio e ai quali ancora il Maestro dice: "Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignuola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore"; un invito forte, questo che il Signore Gesù rivolge a chi vuol seguire i suoi passi, e vuol fare di Lui la via che conduce alla felicità e alla vita.

L'invito del Figlio di Dio è un invito alla felicità fondata sull'amore vero, l'amore operoso che non tiene per sè ciò che ha ma lo divide con chi ha di meno o non ha assolutamente nulla; ed è questa la carità, la vera ricchezza, che ci rende somiglianti al nostro Salvatore, l'unica vera ricchezza che non teme usura e non viene meno. E' in questa direzione che bisogna orientare il proprio cuore: «Dove è il vostro tesoro ivi è pure il vostro cuore» ci insegna il Cristo; il nostro cuore colmo di desideri, spesso piccoli e vani, è capace di dilatarsi all'infinito se si apre al desiderio di Dio e del Figlio Gesù che ci ha redenti e che tornerà, un giorno, per accoglierci definitivamente nella gioia.

Ed ecco l'appello all'attesa e alla vigilanza, atteggiamenti propri di chi non si accontenta dei beni e delle gioie immediate, ma aspira e desidera beni di gran lunga superiori: "Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli".
In queste parole è contenuto il significato profondo di ogni esistenza umana, il cui destino è realizzare un rapporto di comunione e di amore sponsale col suo Dio e Padre e col Figlio Gesù Cristo che si è fatto dono per noi, dono nell'amore redentivo, dono nel servizio di carità, dono nel pane eucaristico che ci conforta e ci sostiene nel cammino e nell'attesa del compimento finale.

"Non temere, piccolo gregge...", gregge amato e destinato ad entrare, anzi, a possedere quel regno che non avrà fine, un regno di amore, di giustizia e di pace, per il quale ci impegniamo già ora, nel tempo, e che al ritorno del Cristo raggiungerà la sua pienezza; è questa la nostra fede nella quale viviamo, nella quale speriamo e che testimoniamo ogni giorno nella nostra vita.


 

Fonti: Immagine di cokescroaks -  testo tratto da qumran2.net

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01 Agosto 2010 - State attenti e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall'abbondanza dei beni che uno possiede, che egli ha la sua vita

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Lc 12,13-21

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Luca 12 13-21

13 Uno della folla gli disse: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità».
14 Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
15 E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
16 Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante.
17 Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti?
18 Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni.
19 Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”.
20 Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”.
21 Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Luca 12 13-21

13 Or uno della folla gli disse: «Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità».
14 Ma Gesù gli rispose: «Uomo, chi mi ha costituito su di voi giudice o spartitore?»
15 Poi disse loro: «State attenti e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall'abbondanza dei beni che uno possiede, che egli ha la sua vita».
16 E disse loro questa parabola: «La campagna di un uomo ricco fruttò abbondantemente;
17 egli ragionava così, fra sé: "Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?" E disse:
18 "Questo farò: demolirò i miei granai, ne costruirò altri più grandi, vi raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni,
19 e dirò all'anima mia: «Anima, tu hai molti beni ammassati per molti anni; ripòsati, mangia, bevi, divèrtiti»".
20 Ma Dio gli disse: "Stolto, questa notte stessa l'anima tua ti sarà ridomandata; e quello che hai preparato, di chi sarà?"
21 Così è di chi accumula tesori per sé e non è ricco davanti a Dio».

Luca 12 13-21

13 Or qualcuno della folla gli disse: «Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità».
14 Ma egli gli disse: «O uomo, chi mi ha costituito giudice e arbitro su di voi?».
15 Poi disse loro: «Fate attenzione e guardatevi dall'avarizia, perché la vita di uno non consiste nell'abbondanza delle cose che possiede».
16 Ed egli disse loro una parabola: «La tenuta di un uomo ricco diede un abbondante raccolto;
17 ed egli ragionava fra sé dicendo: "Che farò, perché non ho posto dove riporre i miei raccolti?".
18 E disse: "Questo farò, demolirò i miei granai e ne costruirò di più grandi, dove riporrò tutti i miei raccolti e i miei beni,
19 poi dirò all'anima mia: Anima, tu hai molti beni riposti per molti anni; riposati, mangia, bevi e godi".
20 Ma Dio gli disse: "Stolto, questa stessa notte l'anima tua ti sarà ridomandata e di chi saranno le cose che tu hai preparato?".
21 Così avviene a chi accumula tesori per sé e non è ricco verso Dio».


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Approfondimenti per parole Chiavi:    
 
 
 Ascolta il Commento al Vangelo della settimana scorsa in Mp3 di Don Fabio Rosini
|Perdono |Vita

|Missione

|Preghiera

        

  "La Preghiera è un BISOGNO VITALE dell'uomo"  (Luca Lc 11,1-13) - di Don Fabio Rosini

     
(Leggi il Commento della settimana scorsa)   ***questo servizio è offerto da catechista.it

 

La vera ricchezza fonte della vera felicità
suor Giuseppina Pisano  - 29/07/2007

Tutto è vanità! esclama l'antico Sapiente di Israele, che conosciamo sotto lo pseudonimo di Qohelet, con una visione disincantata e amara della vita, del cui testo oggi la liturgia della Parola ci fa rileggere un passo, breve ma indicativo sulla tragicità dell'esistenza umana, nella quale tutto sembra essere appunto vanità.

Qohelet, col termine vanità, sottolinea quanto sia precaria, transitoria, quasi evanescente e simile ad un soffio, la vita dell'uomo che si affatica per realizzare progetti e raggiungere mete, che sembrano dare sicurezza e stabilità, consistenza e felicità, e che invece approda inevitabilmente al tremendo traguardo della morte, che ci spoglia di ogni bene: della sapienza come della ricchezza, del potere come di ogni altra sicurezza.
C'è chi è ricco a forza di attenzione e di risparmio sono le parole del Siracide, ed ecco la parte della sua ricompensa; mentre dice: Ho trovato riposo, ora mi godrò i miei beni, non sa quanto tempo ancora trascorrerà, perché lascerà tutto ad altri, e morirà" (11,18-19).

Si tratta di una visione indubbiamente sconsolata, che non sembra lasciar spazio alla speranza e alla gioia, ma è anche una visione molto realistica e concreta e ci fa pensare a certa mentalità corrente, molto diffusa nel nostro tempo, in cui ricchezza e potere sono, di fatto, i valori verso i quali molti orientano tutta l'esistenza, quasi che questa non dovesse aver mai fine.
Arricchirsi non importa come, affaticarsi per avere, per possedere fino all'inverosimile, per avere immagine e potere, è cronaca di ogni giorno che sembra far sognare soprattutto chi, privo di saggezza e di esperienza, non mette in conto e non sa quanto fragile sia l'esistenza e quanto amara sia l'ironia della sorte che, in un momento, capovolge gli eventi; ci ricorda Qohelet: Perché, chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro, che non vi ha per nulla faticato"; e, potremmo anche aggiungere, può dilapidarla, proprio perché non ha faticato; e la storia è ricca di tali esempi, antichi ed anche attuali.

C'è un'insidia costante, un tarlo inesorabile che accompagna tutto il corso dell'esistenza umana: la fragilità e la precarietà; la vita dell'uomo è come un soffio, e, come tale, può esser spento in qualunque momento: questo non possiamo ignorarlo o dimenticarlo.

A questo senso di precarietà della vita, come di ogni cosa creata, su cui sta scritta la parola "fine", ci richiama anche il passo del Vangelo di questa domenica, passo in cui Luca ci racconta di un dibattito su una questione di eredità, nel quale fu coinvolto Gesù.

In quel tempo uno della folla disse a Gesù: "Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità". Ma egli rispose: "O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?"; la missione del Cristo, infatti, non riguarda cause di poco conto come la divisione di un patrimonio ereditario tra fratelli, ma quella ben più grave e grande della salvezza eterna di ogni uomo e della sua riconciliazione con Dio.

E' la comunione piena e definitiva col Creatore e Padre la vera ragione del vivere umano, una ragione altissima che dà valore all'esistenza e ne decide l'orientamento, che non è circoscritta alle cose né ai valori temporali, ma si apre a quelli eterni.

Dunque Gesù non entra in merito al dissidio tra i due fratelli ma li avverte, ed avverte tutti gli uomini di ogni tempo, che è da stolti lasciarsi prendere dalla smania dell'avere, perché non sono i beni economici quelli che danno spessore, valore e senso all'esistenza; infatti il Maestro dice: anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni.
I beni economici, che l'uomo non deve trascurare, né sciupare, sono strumento per vivere, mezzi da dividere con giustizia fra tutti gli uomini, mezzi che ci consentono di migliorare la qualità della vita, fattore non trascurabile; ma sono, e restano mezzi e non possono assurgere a valore di fini, e tanto meno di fine primario verso il quale orientare e strutturare l'intera esistenza.

Ed ecco quella breve parabola che lo stesso Cristo racconta e che richiama alla mente la "vanità" di cui all'inizio abbiamo letto in Qohelet.
Gesù racconta di un ipotetico individuo, un proprietario di terre fertili, i cui raccolti costituivano un'autentica ricchezza e che ai suoi occhi e nei suoi calcoli poteva esser notevomente aumentata, in modo tale da metter da parte un buon capitale che garantisse lunghi anni di vita agiata e tranquilla.
Così l'uomo progettò la costruzione di nuovi granai nei quali conservare e accumulare i raccolti per molti e molti anni.
"Anche questo è vanità e grande sventura", direbbe Qohelet; infatti, nessuno sa in quale momento interverrà la morte a porre fine all'esistenza.
"Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio", questo è il commento di Gesù al progetto di vita del ricco proprietario.

Ecco: arricchire davanti a Dio, fare di Lui il fine ultimo della propria vita e l'asse portante di tutta l'esistenza, è quel che veramente conta; ogni altra cosa è stoltezza e vanità, perché destinata a finire così come finisce il nostro vivere nel tempo; è questo il senso della parabola con la quale Gesù ci esorta ad aprirci ad una visione più alta dell'esistenza umana, che non corre solo nel tempo; infatti la vita dell'uomo ha origine in Dio e a lui ritorna, a Lui che è la nostra vera ricchezza e la nostra piena felicità.
E Paolo ce lo ricorda con forza quando scrive: "Fratelli, se siete risorti con Cristo"; risorge con Cristo chi ha fatto di lui la scelta fondamentale che guida e dà senso all'esistenza; chi si è immerso nel suo mistero di Figlio di Dio, venuto tra gli uomini per redimerli; chi, col battesimo, è innestato in Lui come tralcio dell'unica vite feconda che comunica vita eterna, perché vita divina.

Se abbiamo seguito il Cristo, con fede e con amore, obbedienti alla sua parola e conformi a lui nella morte, una morte per la resurrezione, il nostro cuore, il nostro desiderare, non può esser assorbito da piccole e povere cose, anche se apparentemente grandi e preziose come i beni economici, il potere o il successo; no! Se abbiamo scelto Cristo, abbiamo scelto quell'immenso tesoro, che non è paragonabile a nessun altro bene, abbiamo scelto Dio stesso.

L'esortazione di Paolo è: "Cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù", e non certo per disattendere alle realtà temporali, che ci son date per vivere e che dobbiamo custodire, usare e far fruttificare; ma quando l'Apostolo parla di un "lassù", ci richiama alla realtà dell'uomo nuovo quale siamo diventati in Cristo, e ci richiama al dono dello Spirito che vive in noi se lo invochiamo e lo desideriamo; Spirito che ci comunica la grazia, la stessa vita divina, che per ora è velata, "nascosta in Cristo", ma un giorno sarà pienamente svelata, conosciuta e goduta, quando avremo valicato il limite del tempo e saremo pienamente e definitivamente uniti al Padre, in Cristo nostra vera ed unica ricchezza.


 

Fonti: Immagine di cokescroaks -  testo tratto da qumran2.net

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25 Luglio 2010 - La Preghiera è un BISOGNO VITALE dell'uomo

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Lc 11,1-13

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Luca 11 1-13

1 Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
2 Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno;
3 dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
4 e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione».
5 Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani,
6 perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”,
7 e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”,
8 vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
9 Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.
10 Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
11 Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce?
12 O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?
13 Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Luca 11 1-13

1 Gesù era stato in disparte a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
2 Egli disse loro: «Quando pregate, dite: "Padre, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno;
3 dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano;
4 e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo a ogni nostro debitore; e non ci esporre alla tentazione"».
5 Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte e gli dice: "Amico, prestami tre pani,
6 perché un amico mi è arrivato in casa da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti";
7 e se quello dal di dentro gli risponde: "Non darmi fastidio; la porta è già chiusa, e i miei bambini sono con me a letto, io non posso alzarmi per darteli",
8 io vi dico che se anche non si alzasse a darglieli perché gli è amico, tuttavia, per la sua importunità, si alzerà e gli darà tutti i pani che gli occorrono.
9 Io altresì vi dico: Chiedete con perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto.
10 Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa.
11 E chi è quel padre fra di voi che, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? O se gli chiede un pesce, gli dia invece un serpente?
12 Oppure se gli chiede un uovo, gli dia uno scorpione?
13 Se voi, dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!»

Luca 11 1-13

1 E avvenne che egli si trovava in un certo luogo a pregare e, come ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
2 Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà sulla terra, come nel cielo.
3 Dacci di giorno in giorno il nostro pane necessario.
4 E perdona i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore; e non esporci alla tentazione, ma liberaci dal maligno"».
5 Poi disse loro: «Chi è fra voi colui che ha un amico, che va da lui a mezzanotte, dicendogli: "Amico, prestami tre pani,
6 perché un mio amico in viaggio è arrivato da me, e io non ho cosa mettergli davanti";
7 e quello di dentro, rispondendo, gli dice: "Non darmi fastidio, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me; non posso alzarmi per darteli"?
8 Io vi dico che anche se non si alzasse a darglieli perché gli è amico, nondimeno per la sua insistenza si alzerà e gli darà tutti i pani di cui ha bisogno.
9 Perciò vi dico: Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto.
10 Poiché chiunque chiede riceve, chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa.
11 E chi è tra voi quel padre che, se il figlio gli chiede del pane, gli dà una pietra? O se gli chiede un pesce gli dà al posto del pesce una serpe?
12 O se gli chiede un uovo, gli dà uno scorpione?
13 Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono».


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  "... le cose si possono fare o non fare, ma la cosa più importante è stare nella volontà di Dio, immergerci in Cristo e nella Sua Gioia...facciamoci invadere dalla tenerezza del Suo Amore..."  (Luca 10,38-42) - di Don Fabio Rosini

     

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(Leggi il Commento della settimana scorsa)   ***questo servizio è offerto da catechista.it

 

La Preghiera è un bisogno vitale dell'uomo
suor Giuseppina Pisano  - 29/07/2007

«Signore, insegnaci a pregare...»; la preghiera è il tema centrale della liturgia eucaristica di questa domenica; tema altissimo, e vasto, che, in una riflessione, necessariamente breve, può solo essere accennato, con spunti che, possono esser utili, ad aprire orizzonti di meditazione e di contemplazione.

"L'orazione, scrive Tertulliano, è un sacrificio spirituale..."; essa è l'azione sacra per eccellenza, che l'uomo può compiere, entrando in comunicazione col Dio altissimo, ed è Lui stesso, il Signore, che, col dono del suo Spirito, libera in noi la capacità di pregare: "Apri, Signore, le mie labbra, ci fa dire la liturgia, e, la mia bocca proclamerà la tua lode!", una lode all'infinita maestà e grandezza di Dio, ma, più spesso, una preghiera riconoscente per la misericordia, con la quale Egli si china, su quanti lo supplicano.

È la prima lettura ad offrirci, nel patriarca Abramo, una grandiosa icona di preghiera; con quello splendido, drammatico colloquio con Dio; una preghiera di supplica e di intercessione, per gli abitanti di Sodoma e Gomorra che, a motivo del loro vivere perverso, avevano provocato un giudizio inappellabile da parte di Dio: la distruzione.

L'audacia del Patriarca ha qualcosa di incredibile, essa è segno di una fede sconfinata nel suo Dio, fede nella misericordia di Lui, che non è un Dio inflessibile, o giudice inesorabile, ma, un Dio pronto a cancellare il debito, e, a cancellarlo per amore.

È questa, la frase che il Signore ripete, alla supplica insistente del suo servo: «Se, a Sodoma troverai cinquanta giusti nell'ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città».

I giusti, però, sono veramente pochi, e Abramo lo sa, come lo sa Dio, tuttavia, la preghiera non tace; il numero dei giusti si assottiglia: sono quarantacinque, sono trenta, poi sono venti, e, infine soltanto dieci; ma l'anziano uomo di Dio, non si scoraggia, anzi, col decrescere dei giusti il suo ardire aumenta: «Vedi, come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere...»

L'ardore della supplica, e l'umiltà, in un parlare pur tanto ardito, commuovono il cuore di Dio, il quale, altro non desidera, se non la salvezza dell'uomo.

In Sodoma e Gomorra, come nell'intera umanità, per quanto si cerchi, non c'è un solo giusto; tuttavia, il Signore si mostra paziente, e si rivela un: "... Dio di pietà e compassionevole, lento all'ira e grande nell'amore." ( sl 85), come il Salmista canta.

Bisognerà giungere alla "pienezza dei tempi", per veder sorgere, tra gli uomini, un "sole di giustizia": Cristo Gesù, Figlio di Dio, che, fattosi carico di tutto il dolore dell'uomo, compreso quello del peccato, con la sua morte, renderà giusti, quanti crederanno in Lui e accoglieranno il dono della redenzione.

Ed ecco la seconda icona di preghiera, che oggi la liturgia ci offre: è lo stesso Figlio di Dio, del quale, il racconto di Luca ci parla: "Un giorno, Gesù si trovava in un luogo a pregare...".

Sappiamo che la comunione, come la visione del Padre, nel Figlio di Dio è ininterrotta, comunque, Egli è uomo, veramente e pienamente uomo, e, come tale, prega, in solitudine, nei luoghi appartati, o in presenza a testimoni, ma prega; ed è questa, la ragione principale, per cui, anche noi, dobbiamo pregare.

Scrive Tertulliano, sempre, nel trattato sulla preghiera: "C'è un fatto, che dimostra più di ogni altro il dovere dell'orazione; ecco, è questo: il Signore stesso ha pregato."

Sarebbe interessante, oltre che utile, per la nostra crescita spirituale, approfondire la conoscenza e la contemplazione della preghiera di Gesù, così, come i quattro Vangeli la descrivono, e tentare di coglierne la grandezza e la profondità; per fare, di essa il modello del nostro pregare.

Luca, oggi, nel suo racconto, ci parla di una preghiera filiale, l'orante cristiano, infatti, non è più prostrato come un servo, ma è in posizione eretta, perché parla a Dio da figlio; ed è questo il primo insegnamento del Maestro, che, sollecitato da uno dei discepoli, dà una traccia di preghiera breve, precisa, completa, vera.

«Quando pregate dite: Padre!...»; quella che Luca riferisce, è la formulazione più breve, di questa preghiera, e, proprio perciò, quella, sicuramente, più vicina alle parole stesse del Maestro, il quale mette in bocca ai discepoli una espressione oltremodo tenera con cui rivolgersi al Padre suo, che è anche Padre nostro; Gesù ci insegna a rivolgerci a Lui con lo stesso linguaggio d'un bimbo, che dice: "Papà mio, papà caro, babbo...".

È dunque, con un atteggiamento semplice e di sconfinata fiducia, che l'uomo deve rivolgersi al suo Dio, innanzitutto, per lodarlo e adorarlo, come è detto nelle parole: «sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno...»; e, solo successivamente, si presentano a Lui le necessità inderogabili, della vita di ogni giorno, come il bisogno di nutrimento, "dacci oggi il pane quotidiano..."; o di ordine morale, come il perdono: "perdona i nostri debiti, perché anche noi perdoniamo.."; infine, l'uomo supplica Dio, perché non lo lasci solo nei momenti della prova:" non ci indurci in tentazione."

«Signore, insegnaci a pregare...», e Gesù, in quella formula, così breve, ci ha insegnato che la preghiera è innanzitutto uno slancio verso l'Alto, con il Tu filiale, che si apre all'adorazione del Padre, e si trasforma, poi, in quel "noi", segno della dimensione fraterna del vivere, che dovrebbe vedere uniti e solidali tutti gli uomini, con i loro bisogni temporali, sintetizzati nel simbolico " pane", e in quelli morali, e, tra questi, innanzitutto, il perdono reciproco e la pace; quella pace profonda, di chi si tiene lontano dalle insidie del peccato.

Una preghiera, questa del "Padre", che non può, non essere esaudita; ed è Gesù stesso a darne la ragione, con due brevi, splendide parabole, tratte dalla vita quotidiana «Se, uno di voi ha un amico, dice il Signore, e va da lui a mezzanotte a dirgli: prestami tre pani, perché...» e, nonostante il ripetuto diniego, il visitatore importuno non demorde, «vi dico, continua il Maestro, che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per l'insistenza.»

L'insistenza, che è anche sinonimo di perseveranza, mossa dalla fiducia, è quella che ottiene, che apre le porte e consente di conseguire quel che si desidera; "chiedete, bussate, cercate" sono i verbi che Gesù usa, per educare ad un atteggiamento di filiale attesa verso Dio, che è Padre; un padre che, in bontà e provvidenza, supera, ogni altro padre sulla terra; infatti, dice il Signore: «Se voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».

Si, perché alla preghiera dell'uomo, Dio risponde, non soltanto concedendo quel che è necessario per la vita temporale, ma, donando anche se stesso, introducendoci nel Mistero grande della sua vita, che è relazione d'amore tra Padre, Figlio e Spirito Santo.

La preghiera
; è dunque un bisogno vitale dell'uomo, che S. Agostino definisce: "gemito del cuore"; un gemito, che non deve mai tacere, possono, talvolta, tacere le labbra, ma il cuore deve sempre pulsare per Dio, ed ogni suo battito è preghiera.


Fonti: Immagine di mynameis.Jeime  -  testo tratto da qumran2.net

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18 Luglio 2010 - ...Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta

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Lc 10,38-42

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Luca 10 38-42

38 Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
39 Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola.
40 Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».
41 Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose,
42 ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Luca 10 38-42

38 Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ricevette in casa sua.
39 Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola.
40 Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».
41 Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria.
42 Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta».

Luca 10 38-42

38 Ora, mentre essi erano in cammino, avvenne che egli entrò in un villaggio; e una certa donna, di nome Marta, lo ricevette in casa sua.
39 Or ella aveva una sorella che si chiamava Maria, la quale si pose a sedere ai piedi di Gesù, e ascoltava la sua parola.
40 Ma Marta, tutta presa dalle molte faccende, si avvicinò e disse: «Signore, non t'importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».
41 Ma Gesù, rispondendo, le disse: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti inquieti per molte cose;
42 ma una sola cosa è necessaria, e Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».


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|Perdono |Vita

|Missione

 

        

  Commento al Vangelo in Mp3 - ...noi cristiani siamo CHIAMATI ad amare il prossimo, ... a partire da colui che ci ha amati per primo..."  (Luca 10,25-37) - di Don Fabio Rosini

     

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(Leggi il Commento della settimana scorsa)   ***questo servizio è offerto da catechista.it

 

Accogliere Cristo per accogliere l'altro
suor Giuseppina Pisano  - 22/07/2007

"..una donna di nome Marta, lo accolse nella sua casa..."; così inizia il passo del Vangelo di questa domenica; Giovanni, poi, nel suo Prologo dice: "Venne tra i suoi, ma, i suoi, non lo accolsero. A quanti, però, lo accolsero, diede il potere di diventare figli di Dio: a coloro che credono nel suo nome...". (Gv.1,11-12); e l'accoglienza, appunto, è il tema fondamentale della liturgia eucaristica di questa domenica, che, di tale atteggiamento del cuore umano, ci parla, fin dalla prima lettura, col passo tratto dal libro della Genesi.

Così recita il testo: "..il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda, nell'ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide, che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre, senza fermarti dal tuo servo.»

L'anziano Patriarca vede tre uomini, un'apparizione misteriosa, nella quale egli, in qualche modo, coglie, già, la presenza dell'unico Dio, perciò, si affretta verso di loro e li invita, anzi li supplica di fermarsi nella sua tenda, poi, prontamente, dà disposizione ai suoi servi, perché portino l'acqua, in modo che gli ospiti, impolverati dal cammino, possano lavarsi i piedi, e, lui stesso, assieme alla moglie Sara, si preoccupano di preparare qualcosa da mangiare: una focaccia e un vitello da cuocere al fuoco.

È commovente la premura con la quale Abramo accoglie i Tre, ai quali si rivolge, al singolare, col nome di "signore"; e, quel Dio, che si rivelava a lui, nelle sembianze dei misteriosi viandanti, ricompensa l'accoglienza generosa, con la grande promessa: «Tornerò da te fra un anno, e a questa data Sara, tua moglie, avrà un figlio».

È il dono grande che Dio fa di sé, della sua Presenza e, della conoscenza del suo Mistero, a chiunque Lo cerchi con cuore sincero, e Lo accolga, anche velato dalle sembianze di un pellegrino, o di un povero, come " Signore" da servire.

Non diverso è il racconto di Luca; infatti, anche nel passo del Vangelo si parla di una visita inattesa, e di un pranzo: è Gesù, il Figlio di Dio, che si presenta, a Betania, a casa dell'amico Lazzaro: "La sua goccia di gioia, il suo bene terrestre.", come Luigi Santucci scrive.

Gesù, giunge a Betania, e, ad accoglierlo, c'è Marta, che offre al Maestro e ai discepoli, che lo accompagnavano, una ospitalità perfetta; di lei l' Evangelista traccia un ritratto con poche battute:
"era presa dai molti servizi..".

Pensando a Marta, torna alla mente la descrizione che, della 'donna perfetta' offre il libro dei Proverbi, che così recita: "Ben superiore alle perle è il suo valore....Essa si procura lana e lino, e li lavora....si alza quando ancora è notte e prepara il cibo alla famiglia, dà ordine alle domestiche...si cinge con energia i fianchi e spiega la forza delle braccia....Apre le sue mani al misero e stende la mano al povero.... Se apre la bocca, parla con saggezza, e sulla sua lingua c'è dottrina di bontà..." ( Pr.31,10 ss.)

Marta, incarna questo modello di donna, è solerte padrona di casa, accogliente ed ospitale, e, in quest'occasione, ha un gran da fare, tanto che, come sembra dal racconto, il tempo non le basta.

Il tempo è, troppo spesso, pieno di cose da fare, e così, le occupazioni diventano preoccupazioni, tanto che, anche il nostro spazio interiore, è affollato dagli impegni, talvolta, solo apparentemente, urgenti, non tutti inderogabili, e le giornate si fanno convulse.

Marta assomiglia molto ad una qualunque donna dei nostri giorni, sempre in lotta col tempo e con i ritmi serrati della vita, che richiede impegno nella famiglia e nel lavoro.

Così, questa donna operosa, oberata di lavoro, si rivolge, potremmo anche dire, con determinazione all'amico Gesù, dicendogli: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».

Si, perché Marta come ci dice Luca: "aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola..."

Questa, di Maria, sembra una figura sognante, distante dagli affanni quotidiani; la giovane donna, si è raccolta lì, ai piedi dell'amico, nell'atteggiamento tipico di ogni donna devota, e Lo ascolta; lei, ha un gran desiderio: stare col suo Maestro, e, la sua accoglienza, si esprime nell'ascolto attento della parola di lui, che le colma il cuore e dà un senso alla vita.

Come Marta richiama la figura della donna dei Proverbi, così, Maria, richiama alla mente un'altra figura di donna, icona dell'accoglienza, dell'ascolto e della contemplazione assidua: è Maria di Nazareth, la Madre di cui Luca scrive: "Maria, da parte sua, conservava tutte queste parole, meditandole nel suo cuore." (Lc.2,19)

Sono due donne diverse, ma, sono sorelle, ed entrambe accolgono con amore il Maestro, anche se il loro modo d'amare, si esprime in maniera diversa.

Gesù, tuttavia, sancisce il valore della scelta di Maria, con queste parole: «una sola è la cosa di cui c'è bisogno, Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta»; quasi a dire, che nella vita, ciò che conta, veramente, è conoscere e accogliere Dio e il Mistero, che Egli ci ha rivelato in Cristo, per viverlo con fedeltà e amore; tutto il resto ci sarà dato, in abbondanza, da quel Dio che è Padre e, largamente, provvede ai suoi figli. (Lc.12,23-32)

La tradizione ha fatto, di queste sorelle, due distinti simboli: Marta della vita operosa, che comunemente diciamo "attiva", e Maria di quella, puramente, contemplativa; ma, in realtà, i ruoli delle due donne si completano a vicenda, ed esse formano quell'unità di vita che, movendo dalla contemplazione del Cristo, Figlio di Dio, opera, poi, a favore dell'umanità, nella Chiesa.

Quella "parte migliore che non sarà mai tolta" è, dunque, l'accoglienza del Signore Gesù, come presenza centrale della nostra vita; un' accoglienza, fatta di ascolto della sua parola, di conoscenza, sempre più profonda, del Mistero, di contemplazione assidua, che alimenta la sequela fedele di Lui, passo dopo passo, per tutto il percorso dell'esistenza.

Ed ecco che, la contemplazione, si fa missione, che non arretra neppure di fronte al pericolo e alla sofferenza, che, come Paolo insegna, ha una sua profonda motivazione: "Fratelli, scrive l'Apostolo, sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi, e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa; di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio, presso di voi, di realizzare la sua parola;... di far conoscere, la gloriosa ricchezza di questo mistero... cioè Cristo in voi;... è lui, infatti, che noi annunziamo, ammonendo e istruendo ogni uomo, con ogni sapienza, per rendere ciascuno perfetto in Cristo. ". ( Col. 1, 24 2 8)

Accogliere Cristo, il Figlio di Dio redentore dell'uomo, ci apre poi all'accoglienza, nel Suo nome, di ogni altro uomo; è questo, il messaggio della liturgia eucaristica di oggi; un messaggio che, ancora una volta, ci interpella sul comandamento dell'amore, che, la scorsa domenica, abbiamo considerato, attraverso la parabola del " Buon Samaritano".

Sono temi antichi, ma sempre nuovi e urgenti, in un tempo in cui, nuove povertà, e nuove emarginazioni, interrogano la nostra coscienza e sollecitano la nostra testimonianza cristiana, che diventa credibile, nella misura in cui, siamo capaci, di farci "prossimo", ed accogliere ogni persona, senza discriminazione alcuna, nel nome di Cristo, unico Salvatore dell'uomo.


Fonti: Immagine di Pasma  -  testo tratto da qumran2.net

immagine: 

11 Luglio 2010 - ...Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso ... Va’ e anche tu fa’ così

Lista Categoria

Lc 10,25-37

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Luca 10 25-37

25 Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?».
26 Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?».
27 Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso».
28 Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
29 Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?».
30 Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
31 Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre.
32 Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre.
33 Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione.
34 Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui.
35 Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”.
36 Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?».
37 Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Luca 10 25-37

25 Ed ecco, un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova, e gli disse: «Maestro, che devo fare per ereditar la vita eterna?»
26 Gesù gli disse: «Nella legge che cosa sta scritto? Come leggi?»
27 Egli rispose: «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso».
28 Gesù gli disse: «Hai risposto esattamente; fa' questo, e vivrai».
29 Ma egli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?»
30 Gesù rispose: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, e s'imbatté nei briganti che lo spogliarono, lo ferirono e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
31 Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada; e lo vide, ma passò oltre dal lato opposto.
32 Così pure un Levita, giunto in quel luogo, lo vide, ma passò oltre dal lato opposto.
33 Ma un samaritano che era in viaggio, passandogli accanto, lo vide e ne ebbe pietà;
34 avvicinatosi, fasciò le sue piaghe, versandovi sopra olio e vino; poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo condusse a una locanda e si prese cura di lui.
35 Il giorno dopo, presi due denari, li diede all'oste e gli disse: "Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno".
36 Quale di questi tre ti pare essere stato il prossimo di colui che s'imbatté nei ladroni?»
37 Quegli rispose: «Colui che gli usò misericordia». Gesù gli disse: «Va', e fa' anche tu la stessa cosa».

Luca 10 25-37

25 Allora ecco, un certo dottore della legge si levò per metterlo alla prova e disse: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?».
26 Ed egli disse: «Che cosa sta scritto nella legge? Come leggi?».
27 E quegli, rispondendo, disse: «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso».
28 Ed egli gli disse: «Hai risposto esattamente; fa' questo e vivrai».
29 Ma egli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?».
30 Gesù allora rispose e disse: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei ladroni i quali, dopo averlo spogliato e coperto di ferite, se ne andarono lasciandolo mezzo morto.
31 Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada e, veduto quell'uomo, passò oltre, dall'altra parte.
32 Similmente anche un levita si trovò a passare da quel luogo, lo vide e passò oltre, dall'altra parte.
33 Ma un Samaritano, che era in viaggio, passò accanto a lui, lo vide e ne ebbe compassione.
34 E, accostatosi, fasciò le sue piaghe, versandovi sopra olio e vino, poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo portò a una locanda e si prese cura di lui.
35 E il giorno dopo, prima di partire, prese due denari, e li diede al locandiere, dicendogli: "Prenditi cura di lui e tutto quello che spenderai in più, te lo renderò al mio ritorno".
36 Quale dunque di questi tre ti pare sia stato il prossimo di colui che cadde nelle mani dei ladroni?».
37 E quello disse: «Colui che usò misericordia verso di lui». Gesù allora gli disse: «Va' e fa' lo stesso anche tu».


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|Perdono |Vita

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  Commento al Vangelo in Mp3 - ... siate pieni di gioia...perché i vostri nomi sono scritti nei cieli

  (Luca 10,1-12.17-20) - di Don Fabio Rosini

     

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(Leggi il Commento della settimana scorsa)   ***questo servizio è offerto da catechista.it

 

Da questo, tutti vi riconosceranno.
suor Giuseppina Pisano  - 15/07/2007

"Da questo, tutti vi riconosceranno", aveva detto il Maestro ai suoi discepoli, "se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv. 13,35); l'amore, dunque, è il distintivo dei cristiani, e non solo, perché senza amore, l'uomo perde la sua stessa identità, di creatura intelligente, libera e capace di entrare in relazione con gli altri; e, senza amore, qualunque forma di vita associata, diventa terreno di conflitti e di morte...

Parlare d'amore
, come parlare di carità, è un discorso, che rischia di diventare retorico e banale, se non ci fosse la realtà della vita, a richiamarci all'urgenza, di soddisfare un bisogno così vitale, e adempiere un comandamento molto antico, che, oggi, il passo del Deuteronomio ci ricorda con queste parole: «Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge...» e, nel libro della Legge è scritto: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». (Lv.19, 18)

A chi gli chiedeva quale fosse il primo dei comandamenti, Gesù aveva risposto: «... amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo, poi, è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c' è altro comandamento maggiore di questi». (Mc.12,29,31)

Due imperativi, che si richiamano a vicenda, dato che, come l'apostolo Giovanni insegna: "Chi non ama il fratello che vede, non può amare Dio che non vede"(I Gv.4,20)

L'amore, dunque, è il comandamento, che fonda tutta la vita morale e sociale, un comandamento che, come recita il testo del Deuteronomio: " non è troppo alto, né troppo lontano. ..Non è nel cielo... Non è al di là dal mare,... al contrario, questa parola è molto vicina, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica»

Un comandamento, questo dell'amore, iscritto nel cuore stesso dell'uomo, e, senza il quale, la stessa convivenza umana, non può sussistere, sia essa famiglia, società civile, comunità nazionale o quella ben più vasta, che include tutti i popoli della terra.

È un discorso, non solo attuale, questo dell'amore per l'altro, ma, nella situazione storica presente, col suo carico di tensioni, povertà e migrazioni di popoli, è un discorso, estremamente urgente; urgenza, alla quale ci richiama, oggi, il passo del Vangelo di Luca, che ripropone, alla nostra considerazione, la parabola del " buon samaritano"; un racconto di vita, che rispecchia esperienze del tempo di Gesù, ma che, in modi diversi, si ripetono ancora.

Alla domanda tendenziosa del "dottore della legge", il Maestro risponde con una parabola, il cui significato, è tanto chiaro, da non lasciar spazio a pretesti per evadere, e sottrarsi a quel comandamento inderogabile che ci dice: "amerai!".

Le persone da amare, poi, non dobbiamo andare a cercarle chissà dove, le abbiamo attorno, ci viviamo in mezzo, forse sono nel nostro stesso condominio, o nelle strade che ogni giorno percorriamo.

Sono uomini o donne, bambini, giovani e anziani, che la vita ha buttato a terra, in una qualunque "Gerico" del mondo; o che la prepotenza, l'ingiustizia, ed altre situazioni, e ne conosciamo tante, hanno privato della loro dignità.

Sono i feriti delle nostre società, emarginati, immigrati, poveri, malati nel corpo, e, più spesso nello spirito, disperati d'ogni genere, che attendono un gesto o una parola che risani, e dia loro un poco di fiducia.

Sono tanti, e, spesso, non si avrebbe voglia di incontrarli; ma sono lì, e, soprattutto, sono il pensiero fisso di un Dio, che comanda di amarli, e amare non è facile; né è sufficiente dare pochi centesimi; l'amore, infatti, è esigente e reclama che il dono sia simile al prezzo, pagato da quell'anonimo Samaritano, che si fece carico del povero, lo curò e garantì per le sue cure: "Abbi cura di lui, raccomandò all'albergatore, e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno."

Amare, significa mettersi a disposizione dell'altro, accoglierlo, ascoltarlo, capirlo, spender tempo per lui, dargli stima e adoperarsi, nel limite del possibile, per aiutarlo a risolvere le sue difficoltà, di qualunque genere esse siano.

Amare, non è un sentimento che si esprime soltanto con le parole, ma, come l' apostolo Giovanni insegna:" con le opere e nella verità" (I Gv.3,18)

Paolo, poi, ed è il passo della seconda lettura della liturgia eucaristica di questa domenica, ci offre la motivazione profonda dell'amore, e questa motivazione è Cristo, il Dio incarnato, nel quale formiamo un unico corpo: "Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile....Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa,.. piacque a Dio... per mezzo di lui, di riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, le cose che stanno sulla terra e quelle che stanno nei cieli." ( Col.1, 15 20)

La fraternità, la carità, la dedizione incondizionata all'altro, ha come fondamento Cristo Gesù, su di Lui, Maestro e Redentore, deve volgersi, continuamente, il nostro sguardo, uno sguardo contemplativo, sull'Uomo Gesù, Figlio di Dio.

Scriveva Raissa Maritain: "Alcuni spirituali pensano, che la più alta contemplazione, essendo libera da ogni immagine di questo mondo, sia quella che fa completamente a meno delle immagini, anche di quella di Gesù; sia dunque quella, nella quale non entra l'umanità di Cristo.

Questo è un grave errore, e il problema scompare, dal momento in cui si capisce con quanta verità, con quanta profondità il Verbo ha assunto la nostra natura, tanto che, quanto è proprio della natura umana: sofferenza, pietà, compassione, speranza, sono diventati, per cosi dire, attributi di Dio. Contemplandoli, contempliamo dunque degli attribuiti di Dio, contempliamo Dio stesso."
( dal Diario)

In Cristo, poi, tutta la sofferenza umana è stata pienamente assunta nella Sua persona, sono gli scherni, gli insulti, le percosse, gli abbandoni, i tradimenti, la condanna e, infine, la morte; in Lui, ogni uomo, caduto a terra, nel percorso della vita, può identificarsi, e, solo contemplando Lui, possiamo riconoscerne l'immagine, in ogni persona che, anche tacitamente, ci chiede aiuto.

Chi è, dunque, il prossimo?
Il prossimo si trova tra quelle persone, che spesso danno fastidio, ai nostri occhi malati di 'perbenismo'; sono tutte quelle persone sgradevoli, biasimabili, importune, e ne vediamo tante per le strade; oppure, si trovano negli ospedali, nei centri di accoglienza e di recupero; e le troviamo anche, nel nostro stesso pianerottolo di casa, persone anziane e sole, forse anche benestanti, ma ormai prive di speranza e di affetto.

Riaffiora nel ricordo Angela, una donna con la quale, molti anni fa ho condiviso una stanza in ospedale; in lei, era ben difficile, vedere il Cristo, il Dio mite, quando, per giorni e giorni, da quelle labbra non si era sentito altro che espressioni di violenza, volgarità, imprecazioni, bestemmie; eppure, Cristo era presente, anche in quel povero corpo, devastato ed esasperato dal cancro.

Con lei non era facile parlare, ma, non sempre, le parole sono indispensabili, come segno d' affetto e di presenza; è sufficiente, talvolta, tenersi per mano, e, anche dal silenzio, nasce un gesto di conforto, comprensione, solidarietà, calore e, quindi, pace.

E così fu, anche, con Angela, la notte in cui ebbe una crisi più grave delle altre, ed io rimasi seduta accanto a lei, tenendola per mano, mentre le altre, della camerata, restarono sveglie, per lei.

Angela capì di non esser più sola, capì che, nonostante tutto, era amata, e i suoi giorni, quei pochi che le restavano, furono meno vuoti e meno amari.


Fonti: Immagine di Dave S.  -  testo tratto da qumran2.net

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04 Luglio 2010 - ... siate pieni di gioia...perché i vostri nomi sono scritti nei cieli

Lista Categoria

Lc 10,1-12.17-20

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Luca 10 1-12

1 Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
2 Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!
3 Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi;
4 non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
5 In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”.
6 Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.
7 Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
8 Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto,
9 guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”.
10 Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite:
11 “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”.
12 Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.

Luca 10 17-20

17 I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».
18 Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore.
19 Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi.
20 Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Luca 10 1-12

1 Dopo queste cose, il Signore designò altri settanta discepoli e li mandò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dov'egli stesso stava per andare.
2 E diceva loro: «La mèsse è grande, ma gli operai sono pochi; pregate dunque il Signore della mèsse perché spinga degli operai nella sua mèsse.
3 Andate; ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi.
4 Non portate né borsa, né sacca, né calzari, e non salutate nessuno per via.
5 In qualunque casa entriate, dite prima: "Pace a questa casa!"
6 Se vi è lì un figlio di pace, la vostra pace riposerà su di lui; se no, ritornerà a voi.
7 Rimanete in quella stessa casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno del suo salario. Non passate di casa in casa.
8 In qualunque città entriate, se vi ricevono, mangiate ciò che vi sarà messo davanti,
9 guarite i malati che ci saranno e dite loro: "Il regno di Dio si è avvicinato a voi".
10 Ma in qualunque città entriate, se non vi ricevono, uscite sulle piazze e dite:
11 "Perfino la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scotiamo contro di voi; sappiate tuttavia questo, che il regno di Dio si è avvicinato a voi".
12 Io vi dico che in quel giorno la sorte di Sodoma sarà più tollerabile della sorte di quella città.

Luca 10 17-20

17 Or i settanta tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni ci sono sottoposti nel tuo nome».
18 Ed egli disse loro: «Io vedevo Satana cadere dal cielo come folgore.
19 Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e su tutta la potenza del nemico; nulla potrà farvi del male.
20 Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Luca 10 1-12

1 Dopo queste cose, il Signore ne designò altri settanta e li mandò a due a due davanti a sé, in ogni città e luogo dove egli stava per recarsi.
2 E diceva loro: «La mèsse è grande, ma gli operai sono pochi; pregate dunque il Signore della mèsse che spinga degli operai nella sua mèsse.
3 Andate; ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi.
4 Non portate borsa, né sacca, né sandali, e non salutate alcuno per via.
5 E in qualunque casa entriate, dite prima: "Pace a questa casa".
6 E se lì vi è un figlio di pace, la vostra pace si poserà su di lui; se no, essa ritornerà a voi.
7 Rimanete quindi nella stessa casa, mangiando e bevendo ciò che vi daranno, perché l'operaio è degno della sua ricompensa. Non passate di casa in casa.
8 E in qualunque città entriate, se vi ricevono, mangiate di ciò che vi sarà messo davanti.
9 E guarite i malati che saranno in essa e dite loro: "Il regno di Dio si è avvicinato a voi".
10 Ma in qualunque città entriate, se non vi ricevono uscite nelle strade di quella e dite:
11 "Noi scuotiamo contro di voi la polvere stessa della vostra città che si è attaccata a noi, sappiate tuttavia questo, che il regno di Dio si è avvicinato a voi".
12 Io vi dico che in quel giorno Sodoma sarà trattata con più tolleranza di quella città.

Luca 10 17-20

17 Or i settanta tornarono con allegrezza, dicendo: «Signore, anche i demoni ci sono sottoposti nel nome tuo».
18 Ed egli disse loro: «Io vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore.
19 Ecco, io vi ho dato il potere di calpestare serpenti e scorpioni, e su tutta la potenza del nemico, e nulla potrà farvi del male.
20 Tuttavia non vi rallegrate del fatto che gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».


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  Commento al Vangelo in Mp3 - ..Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio  (Luca 9,51-62) - di Don Fabio Rosini

     

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(Leggi il Commento della settimana scorsa)   ***questo servizio è offerto da catechista.it

 

Chiamati ad una GIOIA PIENA.
suor Giuseppina Pisano  - 08/07/2007

La liturgia eucaristica di questa domenica ci presenta, ancora, un passo del Vangelo che parla della vocazione;Gesù, in cammino verso Gerusalemme, chiama, a condividere la sua predicazione, altri settantadue discepoli, e, recita il testo, "li inviò a due a due avanti a sé in ogni città dove stava per recarsi".

Il Maestro aveva già scelto i "dodici" (Lc.9,12) coloro che lo avrebbero seguito più da vicino, che avrebbero mangiato con Lui l'ultima Pasqua, e che, per primi, Lo avrebbero visto risorto; ora, è necessario chiamare, per un più vasto annuncio del vangelo, altri, questi, dei quali Luca indica, soltanto, quel simbolico numero: settantadue.

Quanti fossero, esattamente, questi nuovi discepoli, incaricati di preparare i cuori all'accoglienza del messaggio di Cristo, ha poca importanza saperlo, il Vangelo indica quel numero, settantadue, o settanta, come altri codici riportano, numero, che richiama il capitolo 10 del libro della Genesi, nel quale è presentata la tavola delle nazioni, che ricollega tutti i popoli, conosciuti al tempo di Israele, con i figli di Noè; tavola, che può ben essere assunta, come simbolo dell'intera umanità, nella sua ricchezza e varietà, in quell'insieme di differenze e affinità, che son chiamate a connotare una sola famiglia, la famiglia umana che attende un salvatore.

Questo nuovo, numeroso, gruppo di discepoli, che precede, nei diversi luoghi, l'arrivo di Gesù e, nel suo nome annuncia la buona novella, dà il senso dell'universalità della salvezza e della nuova missione che Cristo inaugura, e che ritroviamo nelle parole dette, dallo stesso Maestro, agli apostoli, prima della sua ascensione al cielo: "...Cristo doveva patire e il terzo giorno risuscitare dai morti; e, nel suo nome, saranno predicati a tutte le genti, la conversione e il perdono dei peccati; voi sarete testimoni di tutto questo...." (Lc.24,46-48)

È questa la missione che il Figlio di Dio affida alla sua Chiesa, rappresentata dai Dodici e da altri numerosi discepoli, quei settantadue, primo drappello, e figura dei tanti che li seguiranno, nel corso dei secoli; uomini e donne, che Dio ha scelto per sé, e ai quali il Figlio ha affidato il compito della evangelizzazione, di quella numerosa messe, per la quale, gli operai son sempre pochi.

Domenica scorsa, la liturgia eucaristica si è soffermata, in tutte e tre le letture, sul mistero della vocazione, un mistero umano, ma che ha origine in Dio, perché è Lui che illumina e chiama, ed è il Figlio Gesù che, unito al Padre, ancora, chiama e invia, perché all'uomo giunga la Parola che salva, e nella comunità umana si realizzi quella armonia, che è dono della pace del Risorto.

Sempre, la scorsa domenica, abbiamo visto quanto arduo sia questo cammino di sequela, che non si ferma all'esperienza personale dell'incontro con Cristo, ma si fa missione verso gli altri, una missione senza confini di spazio o di tempo.

In questa domenica, i testi liturgici, a partire dal Vangelo di Luca, continuano a descrivere la chiamata ad un discepolato, che sia partecipe della missione evangelizzatrice; chiamata che deve alimentarsi, innanzitutto, di preghiera, secondo all'esortazione del Maestro il quale dice: «Pregate, dunque, il padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe...».

La vocazione alla evangelizzazione, cresce, perciò, nella preghiera, quel colloquio ininterrotto col Padre, ad imitazione del Figlio, il quale, sovente, si ritirava in solitudine per pregare; è in questo colloquio che ci si educa alla carità, la quale si esprime, poi, in sollecitudine, attenzione e dedizione all'altro, chiunque esso sia.

Essere operai, nella messe di Dio, o nella sua vigna, o del suo Regno, sono queste le immagini che Cristo usa, per indicare una medesima, unica, realtà, significa riconoscersi chiamati da Dio e da Lui inviati, quali ambasciatori del Vangelo di Cristo redentore, il " buon pastore" come Lui stesso si definisce (Gv.cap.10) e che Luca descrive nella splendida, tenera parabola della pecorella smarrita. (Lc.15,4-7)

Ed ecco il significato di quelle parole: "... io vi mando come agnelli in mezzo a lupi..."; il discepolo di Cristo, uomo di carità, è anche uomo di pace, uomo mite, che non parla con alterigia, che non ha interessi personali o di gruppo, ma, serve, esclusivamente, quelli di Cristo, il Figlio di Dio, che ha dato se stesso per la salvezza di tutti.

Come Lui, che non ha dove posare il capo, il discepolo va verso gli altri, in povertà: "non portate borsa, né bisaccia, né sandali... restate in quella casa, (che vi riceverà) mangiando e bevendo di quello che vi sarà messo dinanzi, perché l'operaio è degno della sua mercede. "; in cambio del poco che riceve, il missionario del Vangelo, porta in dono la pace di Cristo, la verità che fa liberi, e la misericordia del Padre, verso quanti hanno bisogno di esser risanati, confortati e guidati dalla Parola di Dio, che è rigeneratrice di vita.

Pacifici, miti, poveri, misericordiosi, questi discepoli, che attraversano la storia, in nome di Cristo, e portano tra gli uomini l'immagine del Pastore buono, sono anche capaci di un taglio netto, quando le circostanze, impongano di non scendere a compromessi, di non cedere alla debolezza di quella falsa benevolenza, che è la compiacenza, la quale scivola, poi, quasi inavvertitamente, nella connivenza con l'errore.

Non è facile vivere questa missione, e portarla avanti; essa non è, semplicemente opera umana, ma vive della forza che viene da Dio, e dalla comunione col Figlio Gesù Cristo, vera anima della missione, come Paolo, magistralmente scrive nella lettera ai Galati: "Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo del quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l'essere nuova creatura..." ( Gal.6,14-18)

"I settantadue tornarono pieni di gioia...", recita il testo del Vangelo, è la gioia legittima di chi vede i frutti della sua attività, e i settantadue, avevano visto i demoni sottomettersi a loro, che predicavano ed operavano nel nome di Cristo; un entusiasmo che dava loro coraggio e li riempiva di esultanza; ma il Maestro corregge prontamente la rotta: «Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi, rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli».

La gioia vera, quella profonda, duratura, inalterabile e che niente e nessuno potrà mai intaccare, non viene, infatti, dalle mutevoli vicende temporali, ma nasce dall'eterna comunione col Dio che salva.

Così, in qualunque modo procedano le vicende della vita, per chi è alla sequela di Cristo, annunciatore della sua Parola e operaio laborioso e fedele del Regno, che sia egli accolto o rifiutato, ascoltato o perseguitato, la ricompensa vera è oltre i confini del tempo, è in quella Gerusalemme eterna, di cui il profeta Isaia, oggi, ci parla con immagini suggestive: "Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati. Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, le vostre ossa saranno rigogliose come erba fresca. La mano del Signore si farà manifesta ai suoi servi". ( Isaia 66, 10 14)

La gioia intensa della vocazione che viene da Dio, infatti, solo in Lui sperimenta la sua pienezza ineffabile che è la gioia, destinata al servo fedele, che abiterà, per sempre, col suo Signore e Padre.


Fonti: Immagine di Tigr  -  testo tratto da qumran2.net

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