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05 Febbraio 2012 - ...Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perche' io predichi anche la'; per questo infatti sono venuto!...

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Mc 1,29-39

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Marco 1 29-39

29 E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni.
30 La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei.
31 Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
32 Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati.
33 Tutta la città era riunita davanti alla porta.
34 Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
35 Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava.
36 Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce.
37 Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!».
38 Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
39 E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Marco 1 29-39

29 Appena usciti dalla sinagoga, andarono con Giacomo e Giovanni in casa di Simone e di Andrea.
30 La suocera di Simone era a letto con la febbre; ed essi subito gliene parlarono;
31 egli, avvicinatosi, la prese per la mano e la fece alzare; la febbre la lasciò ed ella si mise a servirli.
32 Poi, fattosi sera, quando il sole fu tramontato, gli condussero tutti i malati e gli indemoniati;
33 tutta la città era radunata alla porta.
34 Egli ne guarì molti che soffrivano di diverse malattie, e scacciò molti demòni e non permetteva loro di parlare, perché lo conoscevano.
35 Poi, la mattina, mentre era ancora notte, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo deserto; e là pregava.
36 Simone e quelli che erano con lui si misero a cercarlo;
37 e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano».
38 Ed egli disse loro: «Andiamo altrove, per i villaggi vicini, affinché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto».
39 E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e cacciando demòni.

Marco 1 29-39

29 Appena furono usciti dalla sinagoga, vennero nella casa di Simone e di Andrea, con Giacomo e Giovanni.
30 Or la suocera di Simone giaceva a letto con la febbre ed essi subito gli parlarono di lei.
31 Allora egli si avvicinò, la prese per la mano e l'alzò, e immediatamente la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.
32 Poi, fattosi sera, dopo il tramonto del sole, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati.
33 E tutta la città era affollata davanti alla porta.
34 Egli ne guarì molti, colpiti da varie malattie, e scacciò molti demoni, e non permetteva ai demoni di parlare perché sapevano chi egli fosse.
35 Poi il mattino seguente, essendo ancora molto buio, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo solitario e là pregava.
36 E Simone e quelli che erano con lui lo cercarono.
37 E, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!».
38 Ed egli disse loro: «Andiamo nei villaggi vicini affinché io predichi anche là, perché è per questo che io sono venuto».
39 Ed egli andò predicando nelle loro sinagoghe per tutta la Galilea e scacciando demoni.


Prima Lettura: Gb 7,1-4.6-7 | Salmo: Sal 146 | Seconda Lettura: 1Cor 9,16-19.22-23

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V Domenica          
 

 

 Commento video di Padre Raniero Cantalamessa  Commento audio di Don Fabio Rosini

 


La fretta di annunciare il Regno



... Gesù è incalzato dall'urgenza del Regno, totalmente proteso nella missione di annunciare il suo arrivo...

 

 

 

 

La «fretta» di annunciare il Regno

di don Bruno Maggioni

... Gesù è incalzato dall'urgenza del Regno, totalmente proteso nella missione di annunciare il suo arrivo...

La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là».

Subito: questo avverbio dice che l'attività di Gesù è segnata dalla fretta: l'avverbio subito, scandisce la narrazione e più ampiamente l'intero Vangelo. Gesù è in perenne movimento e ha molte cose da fare, a volte neppure trovando il tempo per mangiare (Mc 3,20; 6,31). Una fretta, questa di Gesù, che però non ha nulla da spartire con la fretta dispersiva e distratta che troppe volte rovina le nostre giornate.

Gesù è incalzato dall'urgenza del Regno, totalmente proteso nella missione di annunciare il suo arrivo. Ha fretta e ha molte cose da fare, tuttavia trova il tempo per ritirarsi nella solitudine a pregare (1,35). Nel ritmo intenso della sua giornata non manca mai lo spazio per il colloquio col Padre (1,35).

Il racconto della guarigione della suocera di Pietro è semplice e vivace. Ma se vogliamo leggerlo con gli occhi dei primi cristiani, non dobbiamo semplicemente vedervi un prodigio, bensì cogliervi un messaggio. Due frasi sono da evidenziare: «la fece alzare» (letteralmente «la fece risorgere») e «si mise a servirlo». Alla luce delle due espressioni indicate il gesto di Gesù acquista un valore simbolico: Gesù fa risorgere per incamminare sulla strada del servizio.

Sorprendente è il breve dialogo - il primo del vangelo di Marco - fra i discepoli e Gesù: «Tutti ti cercano», dicono i discepoli aspettandosi che Egli si affretti incontro alla folla che già lo attende. Ma Gesù risponde: «Andiamocene altrove perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto» (1,37-38). Risposta sorprendente e sconcertante. «Sono venuto per» dice la ragione profonda della missione di Gesù. Egli è venuto per andare altrove. Non è venuto per una sola folla ma per tutte le folle. Nessuna folla può impadronirsi di Lui trattenendolo, nessuno può vantare nei suoi confronti una precedenza particolare. Gesù non è un Messia di parte e nessuno può dire: «È nostro». Appena qualcuno vorrebbe tenerlo per sé, Egli sfugge: deve andare altrove.

Il rapporto di Gesù con la folla può sembrare contraddittorio: Egli cerca la folla e, nel contempo, se ne separa. Ma non è un atteggiamento contraddittorio. Egli cerca le folle ed è venuto per loro, ma proprio per questo prende le distanze dagli equivoci delle folle e dai loro tentativi di strumentalizzazione. Egli deve portare il messaggio «dovunque», a tutti, e non è prigioniero di nessuno.

Egli è venuto ad annunciare il Regno di Dio, non a realizzare i progetti (per lo più egoistici e di parte) che gli uomini vorrebbero sottoporgli.

 

 Fonti: immagine tratta dalla rete -  testo tratto qumran2.net - immagine  e commento audio di Don Fabio sono resi disponibili da catechista.it - commento video di Padre Raniero Cantalamessa

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29 Gennaio 2012 - ...E Gesù gli ordino' severamente: <<Taci! Esci da lui!>> ... - Quella parola che rinnova -

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Mc 1,21-28

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Marco 1 21-28

21 Giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava.
22 Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
23 Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare,
24 dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
25 E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!».
26 E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
27 Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
28 La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Marco 1 21-28

21 Vennero a Capernaum; e subito, il sabato, Gesù, entrato nella sinagoga, insegnava.
22 Essi si stupivano del suo insegnamento, perché egli insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.
23 In quel momento si trovava nella loro sinagoga un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale prese a gridare:
24 «Che c'è fra noi e te, Gesù Nazareno? Sei venuto per mandarci in perdizione? Io so chi sei: Il Santo di Dio!»
25 Gesù lo sgridò, dicendo: «Sta' zitto ed esci da costui!»
26 E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
27 E tutti si stupirono e si domandavano tra di loro: «Che cos'è mai questo? È un nuovo insegnamento dato con autorità! Egli comanda perfino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono!»
28 La sua fama si divulgò subito dappertutto, nella circostante regione della Galilea.

Marco 1 21-28

21 Poi entrarono in Capernaum, e subito, in giorno di sabato, egli entrò nella sinagoga e insegnava.
22 E la gente stupiva della sua dottrina perché egli li ammaestrava come uno che ha autorità e non come gli scribi.
23 Ora nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale si mise a gridare,
24 dicendo: «Che vi è fra noi e te, Gesù Nazareno? Sei tu venuto per distruggerci? Io so chi tu sei: Il Santo di Dio».
25 Ma Gesù lo sgridò, dicendo: «Ammutolisci ed esci da costui!».
26 E lo spirito immondo, straziandolo e mandando un gran grido, uscì da lui.
27 E tutti furono sbalorditi, tanto che si domandavano fra loro dicendo: «Che è mai questo? Quale nuova dottrina è mai questa? Egli comanda con autorità persino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono».
28 E la sua fama si diffuse subito per tutta la regione intorno alla Galilea.


Prima Lettura: Dt 18,15-20 | Salmo: Sal 94 | Seconda Lettura: 1Cor 7,32-35

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IV Domenica          
 

 

 Commento video di Padre Raniero Cantalamessa  Commento audio di Don Fabio Rosini

 


Quella parola che rinnova



... [La] parola di Gesù ...rigenera, rinnova e ringiovanisce ... e l'uomo, liberato dallo spirito disgregatore, ritrova se stesso.

 

 

 

 

Quella parola che rinnova

di don Bruno Maggioni

... [La] parola di Gesù ...rigenera, rinnova e ringiovanisce ... e l'uomo, liberato dallo spirito disgregatore, ritrova se stesso.

Nella Palestina del tempo c'erano sinagoghe non solo nei grandi centri, ma anche nelle piccole città e nei villaggi. Gli israeliti vi convenivano per la preghiera e per la lettura e la spiegazione della Scrittura. Non solo gli scribi e gli anziani, ma ogni israelita poteva chiedere la parola e intervenire. È così che Gesù, a Cafarnao, entra nella sinagoga e prende la parola per insegnare. Con questo episodio Marco inizia il racconto dell'attività pubblica di Gesù e inizia lo svolgimento del suo tema più importante: chi è Gesù?

Due cose sono subito affermate con chiarezza, anche se non ancora svolte compiutamente (Marco le svilupperà piano piano lungo l'intero Vangelo): l'insegnamento di Gesù è nuovo e diverso da quello degli scribi, la sua autorità si impone persino agli spiriti maligni.

«Erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava come uno che ha autorità e non come gli scribi». La stessa annotazione – con qualche variante – è ripetuta alla fine dell'episodio: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità». Come si vede, l'interesse principale di Marco riguarda l'insegnamento di Gesù, non però il che cosa, ma il come, non il contenuto ma le modalità. E difatti per ora nulla si dice di preciso sul contenuto dell'insegnamento: c'è tempo per farlo.

L'evangelista svolge l'argomento secondo una sua pedagogia che va rispettata. Marco avverte subito che l'insegnamento di Gesù colpisce e fa problema, e non è assimilabile agli schemi conosciuti. Così sorge la domanda: che è mai questo? Insegnamento nuovo non significa semplicemente qualcosa di non mai detto prima o di non mai sentito altrove. Non si tratta semplicemente di una novità cronologica. Nella parola di Gesù si avverte la presenza della novità di Dio, una novità qualitativa: qualcosa che ti rigenera, rinnova e ringiovanisce.

La parola di Dio – che risuona nell'insegnamento di Gesù – è nuova, sorprendente, inaspettata, anche se, dopo averla sentita, comprendi che era proprio la parola che andavi cercando, magari senza saperlo. Ma c'è anche un secondo tema che interessa l'evangelista: il primo gesto compiuto da Gesù è la liberazione di un indemoniato.

Un uomo posseduto dal demonio, dà in smanie durante il servizio liturgico: Gesù lo mette a tacere, seccamente: «Taci ed esci da costui». Lo spirito è costretto a obbedire e l'uomo, liberato dallo spirito disgregatore, ritrova se stesso. Gli esorcismi erano di moda e la letteratura rabbinica ne parla, ma per lo più erano lunghi, strani e complicati. Gesù invece si impone allo spirito impuro semplicemente con un comando. È per questo che la folla si meraviglia.

 

 Fonti: immagine di Rupert Taylor-Price -  testo tratto qumran2.net - immagine  e commento audio di Don Fabio sono resi disponibili da catechista.it - commento video di Padre Raniero Cantalamessa

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22 Gennaio 2012 - ...disse loro: Seguitemi, e io farò di voi dei pescatori di uomini ...

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Mc 1,14-20

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Marco 1 14-20

14 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio,
15 e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
16 Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.
17 Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini».
18 E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
19 Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti.
20 E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Marco 1 14-20

14 Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea, predicando il vangelo di Dio e dicendo:
15 «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo».
16 Mentre passava lungo il mare di Galilea, egli vide Simone e Andrea, fratello di Simone, che gettavano la rete in mare, perché erano pescatori.
17 Gesù disse loro: «Seguitemi, e io farò di voi dei pescatori di uomini».
18 Essi, lasciate subito le reti, lo seguirono.
19 Poi, andando un po' più oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni, suo fratello, che anch'essi in barca rassettavano le reti;
20 e subito li chiamò; ed essi, lasciato Zebedeo loro padre nella barca con gli operai, se ne andarono dietro a lui.

Marco 1 14-20

14 Ora, dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù venne in Galilea predicando l'evangelo del regno di Dio,
15 e dicendo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all'evangelo».
16 Camminando poi lungo il mare della Galilea, egli vide Simone e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, perché erano pescatori.
17 E Gesù disse loro: «Seguitemi, e io vi farò diventare pescatori di uomini».
18 Ed essi, lasciate subito le loro reti, lo seguirono.
19 Poi, andando un po' oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, i quali riparavano le loro reti nella barca.
20 E subito li chiamò; ed essi, lasciato Zebedeo loro padre nella barca con gli operai, lo seguirono.


Prima Lettura: Gn 3,1-5.10 | Salmo: Sal 24 | Seconda Lettura: 1Cor 7,29-31

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"Seguitemi, e io farò di voi dei pescatori di uomini"          
 

 

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Vivere Senza Compromessi



...La sequela evangelica non è mai una chiamata a star fermi, ma a camminare. La chiamata evangelica è un invito a uscire, ad andare  ...

 

 

 

 

La chiamata a vivere il presente senza compromessi

di don Bruno Maggioni

... La sequela evangelica non è mai una chiamata a star fermi, ma a camminare. La chiamata evangelica è un invito a uscire, ad andare  ...

L'evangelista Marco (1,14-20) inizia il racconto dell'attività pubblica di Gesù con un'annotazione cronologica («Dopo che Giovanni fu arrestato») e un'annotazione geografica («Si recò nella Galilea»). Seguono alcune parole che secondo Marco sono le prime che Gesù ha pronunciato, parole programmatiche e riassuntive, dense, per spiegare le quali occorrerebbe commentare l'intero Vangelo. Infine un breve racconto: la chiamata dei primi discepoli.

«Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino»: sono queste parole non facili, sulle quali tuttavia l'evangelista non ha creduto opportuno attardarsi in spiegazioni. È come se egli ci dicesse: hai tutto il resto del Vangelo davanti a te per comprendere: leggi e comprenderai.

«Convertitevi e credete»: convertirsi è un invito a un vero e proprio capovolgimento di mentalità. Non soltanto un capovolgimento nel modo corrente di organizzare la vita, ma anche e più profondamente, un capovolgimento teologico, cioè nel modo di pensare il Messia, la salvezza, la manifestazione di Dio.

Nel racconto della chiamata dei primi discepoli ci sono alcune cose che vanno sottolineate. La prima è che l'iniziativa è totalmente dalla parte di Gesù: vide, disse, li chiamò. L'iniziativa è sua, e il suo appello è gratuito.

Il secondo tratto è che la chiamata di Gesù comporta un distacco talmente radicale e profondo che l'evangelista parla di abbandono del padre e del lavoro. Abbandonare il mestiere e la famiglia è come sradicarsi.

Un terzo tratto che pure appartiene all'essenza della sequela, è l'urgenza della risposta: «E subito lasciate le reti lo seguirono». Un quarto tratto essenziale è indicato dal verbo «seguire». Anziché dire che il discepolo è chiamato a imparare, il vangelo dice che è chiamato a seguire.
È una specie di anomalia sulla quale si riflette poco. Il verbo, che abitualmente si accompagna alla parola discepolo, è imparare. Usando, invece, il verbo seguire, il vangelo sottolinea che al primo posto non c'è una dottrina, ma un modo di vivere.

E infine, nel quadro dei tratti già sottolineati, si inserisce una prospettiva sul futuro: «Vi farò pescatori di uomini». La sequela evangelica non è mai una chiamata a star fermi, ma a camminare. La chiamata evangelica è un invito a uscire, ad andare verso l'universalità e la missione. Se il seguire non si conclude in un andare significa che si è intrapreso un cammino sbagliato. Non si è seguito Gesù, ma se stessi. Perché la sequela evangelica è diversa da tutte quelle sequele che invitano invece a separarsi e a rinchiudersi.

 

 Fonti: immagine di Vijay -  testo tratto qumran2.net - immagine  e commento audio di Don Fabio sono resi disponibili da catechista.it - commento video di Padre Raniero Cantalamessa

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15 Gennaio 2012 - Rabbi, dove abiti? ...«Venite e vedrete» ... Andarono dunque e videro ...Abbiamo trovato il Messia

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Gv 1,35-42

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Giovanni 1 35-42

35 Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli
36 e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!».
37 E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
38 Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?».
39 Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
40 Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.
41 Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo –
42 e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Giovanni 1 35-42

35 Il giorno seguente, Giovanni era di nuovo là con due dei suoi discepoli;
36 e fissando lo sguardo su Gesù, che passava, disse: «Ecco l'Agnello di Dio!»
37 I suoi due discepoli, avendolo udito parlare, seguirono Gesù.
38 Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: «Che cercate?» Ed essi gli dissero: «Rabbì (che, tradotto, vuol dire Maestro), dove abiti?»
39 Egli rispose loro: «Venite e vedrete». Essi dunque andarono, videro dove abitava e stettero con lui quel giorno. Era circa la decima ora.
40 Andrea, fratello di Simon Pietro, era uno dei due che avevano udito Giovanni e avevano seguito Gesù.
41 Egli per primo trovò suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» (che, tradotto, vuol dire Cristo);
42 e lo condusse da Gesù. Gesù lo guardò e disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; tu sarai chiamato Cefa» (che si traduce «Pietro»).

Giovanni 1 35-42

35 Il giorno seguente, Giovanni era nuovamente là con due dei suoi discepoli.
36 E, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'Agnello di Dio».
37 E i due discepoli, avendolo sentito parlare, seguirono Gesù.
38 Ma Gesù, voltatosi e vedendo che lo seguivano, disse loro: «Che cercate?» Essi gli dissero: «Rabbi (che, tradotto; vuol dire maestro), dove abiti?».
39 Egli disse loro: «Venite e vedete». Essi dunque andarono e videro dove egli abitava, e stettero con lui quel giorno. Era circa l'ora decima.
40 Andrea, fratello di Simon Pietro, era uno dei due che avevano udito questo da Giovanni e avevano seguito Gesù.
41 Costui trovò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia che, tradotto, vuol dire: "Il Cristo"»;
42 e lo condusse da Gesù. Gesù allora, fissandolo, disse: «Tu sei Simone, figlio di Giona; tu sarai chiamato Cefa che vuol dire: sasso».


Prima Lettura: 1Sam 3,3-10.19 | Salmo: Sal 39 | Seconda Lettura: 1Cor 6,13-20

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La Festa del Battesimo del Signore - Mc 1, 6b-11 -         
 

 

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Alcuni magi vennero da oriente



... "Vedere" vuol dire scendere nel cuore dell’altro e nello stesso tempo lasciarsi scrutare nel proprio; "vedere" è capire ed essere capiti ...

 

 

 

 

Videro dove dimorava e rimasero con lui

di mons. Vincenzo Paglia

... "Vedere" vuol dire scendere nel cuore dell’altro e nello stesso tempo lasciarsi scrutare nel proprio; "vedere" è capire ed essere capiti ...

"In quel tempo Giovanni stava ancora là". Sono finite le epifanie, le manifestazioni del Signore, eppure Giovanni, l’uomo dell’attesa, del sogno, della ricerca di un mondo nuovo, è ancora là. Va in profondità, non si rassegna, non riduce il Natale ad un sentimento vago che lascia la vita così com’é.

Il discepolo è uomo della terra, tanto da trovarsi a casa sua in tutti i paesi e familiare con tutti gli uomini. Il discepolo, però, è anche uomo del cielo: attende il regno di Dio. Per questo non va via, non scappa lontano, non si rassegna. Giovanni resta ancora là. Non va alla ricerca di sensazioni nuove o di un mondo virtuale. Non guarda il mondo con cuore cinico, come finisce per fare chi non ha speranza. Continua a cambiare se stesso e ad attendere. Fissa lo sguardo su Gesù che passa. Lo indica di nuovo: "Ecco l’agnello di Dio".

Dobbiamo riconoscerlo, confusi ed incerti come siamo. Ecco il mite, che con la sua umanità rende concreto il volto di Dio. Ecco l’agnello che si lascia condurre al macello per sconfiggere il male. Ecco la risposta alle attese di felicità, di amore, di guarigione, di pace, di fine delle divisioni. Per Andrea e Giovanni è il Battista che indica il Signore, colui del quale hanno davvero bisogno e che può dare senso alla loro vita. Si mettono a seguirlo, sebbene a distanza.

Non sappiamo se Gesù si accorge subito dei due; certo è che ad un certo punto si volta indietro e chiede loro: "Che cercate?". Anche qui l’iniziativa parte da Dio. È Gesù che si volta e "guarda" i due discepoli. Nello stile dell’evangelista Giovanni l’uso del verbo "vedere", attorno al quale sembra organizzare tutta la scena, sta a significare che i rapporti tra i vari personaggi si realizzano in un contatto diretto, immediato: Giovanni "fissa lo sguardo su Gesù"; poi è Gesù che "si volta e vede" i due discepoli e li invita a "venire e vedere"; essi gli vanno dietro e "vedono dove abita"; e da ultimo il Maestro "fissa lo sguardo" su Pietro dandogli un nuovo nome, un nuovo destino.

"Vedere" vuol dire scendere nel cuore dell’altro e nello stesso tempo lasciarsi scrutare nel proprio; "vedere" è capire ed essere capiti. È vero che l’iniziativa viene da Dio, ma nel cuore dei due discepoli non c’è il vuoto, e neppure un tranquillo e avaro appagamento nelle cose di sempre. I due, insomma, non erano restati nella Galilea, nella loro terra o nella loro città, a fare le cose di sempre. Avevano nel cuore il desiderio di una vita nuova per loro e per gli altri. Questo desiderio, questo bisogno magari inespresso viene colto dalla domanda di Gesù: "Che cercate?". Ed essi rispondono: "Rabbì, dove abiti?".

Il bisogno di un "maestro" da seguire e di una "casa" ove vivere è il cuore della loro ricerca. Ma è anche una domanda che sale dagli uomini e dalle donne di oggi in modo del tutto particolare. È raro infatti incontrare "maestri" di vita, è difficile trovare che ti vuol bene davvero. È sempre più frequente invece sentirsi sradicati e senza una comunità vera che accoglie e accompagna. Le nostre stesse città sembrano ormai costruite per rendere se non impossibile certamente difficile una vita solidale e comunitaria. La mentalità utilitarista e consumista, la corsa al benessere individuale o di gruppo, ci tirano tutti in basso, ci lasciano profondamente soli, orfani, e in rivalità l’uno con l’altro.

C’è assenza di "padri", di "madri", di "maestri", di punti di riferimento, di modelli di vita. In tale senso siamo diventati tutti più poveri. Da chi recarsi per apprendere a vivere? Chi può indicarci, con le parole e soprattutto con l’esempio, ciò per cui vale la pena vivere? Da soli non ci si salva. Ciascuno di noi ha bisogno di aiuto: Samuele fu aiutato dal sacerdote Eli, Andrea dal Battista e Pietro dal fratello Andrea. Anche noi abbiamo bisogno di un sacerdote, di un fratello, di una sorella, di qualcuno che ci aiuti e ci accompagni nel nostro itinerario religioso ed umano.

Alla richiesta dei due discepoli Gesù risponde: "Venite e vedrete". Il giovane profeta di Nazareth non si attarda a spiegare; non ha infatti una dottrina da trasmettere ma una vita da comunicare; per questo propone immediatamente un’esperienza concreta, potremmo dire un’amicizia che si può toccare e vedere. I due "andarono e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio". Si trattò senza dubbio di restare nella casa di Gesù; ma quel che contò davvero fu il radicarsi dei due discepoli nella compagnia di Gesù: entrarono in comunione con lui, e furono trasformati. Restare con Gesù non chiude, non blocca, non restringe gli orizzonti; al contrario, spinge ad uscire fuori dal proprio individualismo, a superare il provincialismo e le proprie grettezze per annunciare a tutti la scoperta affascinante di colui che è infinitamente più grande di noi, il Messia.

La vita dei due cambia. L’incontro con Gesù crea una nuova fraternità tra Andrea e Pietro. "Abbiamo trovato il Messia", dice con gioia. Inizia anche lui a parlare come Giovanni, indicando presente Gesù. La parola deve essere comunicata, altrimenti si perde. La luce non si accende per metterla sotto il moggio. Ho trovato il futuro, il senso, la speranza, quello che cercavo, molto più di quello che desideravo! Insegnaci, Signore, a comunicare con passione la tua speranza a chi cerca futuro e salvezza.

Ti ringraziamo perché continui a farci stare con te. Insegnaci a fermarci per conoscerti come unico maestro e pastore della nostra vita.

 

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08 Gennaio 2012 - Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo ....


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Mc 1,7-11

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Marco 1 7-11

7 E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali.
8 Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
9 Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.
10 E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba.
11 E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Marco 1 7-11

7 E predicava, dicendo: «Dopo di me viene colui che è più forte di me; al quale io non sono degno di chinarmi a sciogliere il legaccio dei calzari.
8 Io vi ho battezzati con acqua, ma lui vi battezzerà con lo Spirito Santo».
9 In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano.
10 A un tratto, come egli usciva dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito scendere su di lui come una colomba.
11 Una voce venne dai cieli: «Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto».

Marco 1 7-11

7 E predicava, dicendo: «Dopo di me viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno neppure di chinarmi a sciogliere il legaccio dei suoi sandali.
8 Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».
9 E avvenne in quei giorni, che Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano.
10 E subito, come usciva dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito scendere su di lui come una colomba.
11 E venne dal cielo una voce: «Tu sei il mio amato Figlio nel quale mi sono compiaciuto».


Prima Lettura: Is 55,1-11 | Salmo: Is 12 | Seconda Lettura: 1Gv 5,1-9

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La Festa del Battesimo del Signore - Mc 1, 6b-11 -         
 

 

 Commento video di Padre Raniero Cantalamessa  Commento audio di Don Fabio Rosini

 


Alcuni magi vennero da oriente



... ecco il compito proprio di questo Dio che si fa uomo: liberare l'uomo dal peccato per riconciliarlo con Dio.   ...

 

 

 

Battesimo del Signore

di don Romeo Maggioni

... ecco il compito proprio di questo Dio che si fa uomo: liberare l'uomo dal peccato per riconciliarlo con Dio.   ...

 

Come in un dramma didattico, l'episodio del battesimo di Gesù al Giordano viene a rivelare a Lui come a noi una medesima vicenda interiore e la scoperta di una nuova identità. Il battesimo di Gesù cioè è correlato al nostro battesimo. Là Gesù arriva da Nazaret uomo che si mescola coi più poveri e peccatori, e se ne parte con la coscienza illuminata di essere "il Figlio prediletto".

Qui, nel nostro battesimo, giungiamo davanti a Dio peccatori e ne usciamo anche noi "battezzati con lo Spirito santo", figli propri di Dio, "figli nel Figlio". Quel fatto rappresenta il primo grande segno che il cielo si è chinato sulla terra per prendere l'uomo e portarlo al cielo. Il battesimo di Gesù segna la discesa di Dio tra gli uomini; il nostro battesimo è la porta per entrare anche noi a far parte di Dio.

1) VIDE APRIRSI I CIELI


"Oh se tu squarciassi i cieli e scendessi..." (Is 63,19), invocava un giorno Isaia raccogliendo l'anelito e la preghiera di tutta l'umanità sofferente. Oggi al Giordano Gesù "vede aprirsi i cieli (in greco è proprio: squarciarsi!) e lo Spirito discendere su di lui". Dio finalmente ha voluto prendersi cura di noi e farsi vedere in un modo fisico in quell'uomo Gesù. E' il mistero dell'Incarnazione, risposta sorprendente ed eccedente di un Dio che viene incontro all'invocazione dell'uomo. Giovanni Battista non sa più quali termini usare per esprimere questa svolta: "Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non sono degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Egli vi battezzerà con lo Spirito santo". Ma soprattutto è la voce del Padre a confermare questa speciale presenza di Dio tra noi: "Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto". Gesù vero Figlio di Dio, della stessa sostanza del Padre. Questo Gesù veniva da Nazaret di Galilea, e come un uomo qualunque si mette in fila tra i peccatori ad aspettare il suo turno per ricevere il battesimo di penitenza di Giovanni Battista. Forse soggettivamente Gesù era ancora alla ricerca della sua identità, in quella crescita come uomo che lo porterà gradualmente a capire e vivere fino in fondo "l'obbedienza della fede". E proprio qui in un modo vistoso egli riceve coscienza della sua identità di Figlio di Dio e consacrazione per la sua missione di Messia.

E' il dono dello Spirito a costituirlo quell'Inviato speciale di cui il profeta Isaia aveva tanto parlato: "Io l'ho costituito testimonio tra i popoli, principe e sovrano delle nazioni" (I lett.). E Pietro lo ricorderà nella sua predicazione: "Dio consacrò in Spirito santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo" (II lett.).

Ecco allora la missione di Gesù, ecco il compito proprio di questo Dio che si fa uomo: liberare l'uomo dal peccato per riconciliarlo con Dio. Per questo si mescola coi peccatori, per questo Gesù dirà di essere venuto per i malati non per i sani, e mangia coi pubblicani e i peccatori. E alla fine il Battista dirà di lui: "Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo" (Gv 1,29). E' un Dio il nostro che condivide la nostra miseria per riscattarla e innalzarla alla grandezza di Dio. Per questo lo stile di Gesù non è in potenza, ma in amore e misericordia; il suo dono di vita - dato nell'acqua del battesimo - è dono generoso e gratuito: "O voi tutti assetati, venite all'acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e senza spesa vino e latte" (I lett.).

2) VI BATTEZZERA' CON LO SPIRITO SANTO


Ora l'esperienza di Gesù al Giordano è in vista della nostra stessa esperienza nel battesimo. "Io vi ho battezzati con acqua - dice il Battista -, ma egli vi battezzerà con lo Spirito santo". E' il nostro battesimo, col quale siamo stati inseriti - innestati, dice Paolo - in Cristo per divenire come lui "figli nel Figlio". "Oggi l'acqua da te benedetta - ci fa dire il prefazio - cancella l'antica condanna, offre ai credenti la remissione di ogni peccato e genera figli di Dio destinati alla vita eterna".

Anche noi giungiamo all'acqua con sentimento di pentimento e conversione: è la fede richiesta come necessaria per la fruttuosa ricezione del sacramento; e ne partiamo, per l'opera dello Spirito santo, arricchiti della dignità di figli di Dio e investiti di una nuova missione nel mondo. Certo: anche al nostro battesimo risuona la parola di Dio Padre: "Tu sei il mio figlio prediletto". Questa è la realtà trasformante del battesimo, e chi ne prende coscienza, cambia la vita. Viviamo in un mondo sempre più difficile da vivere e che normalmente dimentica la radice e la sostanza profonda della identità vera dell'uomo per farci vivere a ruoli più superficiali, col risultato di trovarci tra lotte, paure, enigmi e insicurezze circa il senso e il destino della vita.

Scoprire l'intima identità di figli di Dio, e quindi di suoi eredi, significa elevare la vita al di sopra delle precarietà e fragilità per radicarla sulla roccia sicura di Dio. E' dono dello Spirito questa coscienza: "Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre! Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio" (Rm 8,15-16).

E dall'identità la missione. Come per Cristo, il battesimo ci consacra a prolungare nel tempo l'opera di salvezza, sempre con la forza dello Spirito. Cristo assume le nostre risorse umane perché noi possiamo incarnare in ogni tempo la premura del Padre per la vita e la salvezza di ogni uomo, e in primis quelli che ci sono affidati o come coniuge, o come figli, o come amici, o come realtà di cui abbiamo qualche responsabilità.

Questo significa agganciare alla radice, all'origine, ogni nostro fare, perché non abbia più l'inconcludenza della nostra capacità, ma l'efficacia dell'opera di Dio. E' esattamente il riscatto della nostra frustrazione di fronte a errori e fallimenti, e motivo di grande unità interiore in una esistenza che troppo spesso ci appare frammentaria. "Senza di me non potete far nulla" (Gv 15,5); e anche: "Tutto posso in colui che mi dà la forza" (Fil 4,134).

******

Pietro, ad una svolta decisiva per la Chiesa - al suo aprirsi al mondo pagano - proclama: "Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto" (II lett.). E' questa sincerità del cuore la preparazione per accogliere il dono di Dio, quella che Gesù chiamava "purezza di cuore" (Mt 5,8), meritevole di vedere Dio. Ed è ancora e sempre la condizione e la verifica a che il nostro battesimo porti i suoi frutti. Per questo oggi preghiamo nella Liturgia: "Conferma nella fedeltà a te chi è stato purificato dalle colpe e rigenerato dallo Spirito e ravviva ogni giorno in noi la grazia battesimale". Amen.

 

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06 Gennaio 2012 - Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono....


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Mt 2,1-12

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Matteo 2 1-12

1 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme
2 e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».
3 All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.
4 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo.
5 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
6 E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele».
7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella
8 e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
9 Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.
10 Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.
11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
12 Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Matteo 2 1-12

1 Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all'epoca del re Erode. Dei magi d'Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo:
2 «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo».
3 Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui.
4 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informò da loro dove il Cristo doveva nascere.
5 Essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta:
6 "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele"».
7 Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s'informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa;
8 e, mandandoli a Betlemme, disse loro: «Andate e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, affinché anch'io vada ad adorarlo».
9 Essi dunque, udito il re, partirono; e la stella, che avevano vista in Oriente, andava davanti a loro finché, giunta al luogo dov'era il bambino, vi si fermò sopra.
10 Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia.
11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra.
12 Poi, avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, tornarono al loro paese per un'altra via.

Matteo 2 1-12

1 Ora, dopo che Gesù era nato in Betlemme di Giudea al tempo del re Erode, ecco dei magi dall'oriente arrivarono a Gerusalemme,
2 dicendo: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorarlo».
3 All'udire ciò, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui.
4 E, radunati tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi, del popolo, s'informò da loro dove doveva nascere il Cristo.
5 Ed essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
6 "E tu, Betlemme terra di Giuda, non sei certo la minima fra i principi di Giuda, perché da te uscirà un capo, che pascerà il mio popolo Israele"».
7 Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, domandò loro con esattezza da quanto tempo la stella era apparsa.
8 E, mandandoli a Betlemme, disse loro: «Andate e domandate diligentemente del bambino, e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo».
9 Ed essi, udito il re, partirono; ed ecco, la stella che avevano veduta in oriente andava davanti a loro finché, giunta sul luogo dov'era il bambino, vi si fermò.
10 Quando essi videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia.
11 E, entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono. Poi aperti i loro tesori, gli offrirono doni: oro, incenso e mirra.
12 Quindi, divinamente avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.


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La Festa del Battesimo del Signore - Mc 1, 6b-11 -         
 

 

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Alcuni magi vennero da oriente



I Magi [...] riconoscono in quel bambino il Dio fatto uomo. [...] Cioè riconoscono in quel Bambino il Messia  ...

 

 

Alcuni magi vennero da oriente

di don Romeo Maggioni

I Magi [...] riconoscono in quel bambino il Dio fatto uomo. [...] Cioè riconoscono in quel Bambino il Messia  ...

 

"Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo".
Sulla scia dei Magi ripercorriamo l'itinerario dell'uomo che cerca sinceramente Dio. Troveremo alla fine che Dio ci ha preceduti e ci aspetta in una casa perché anche noi lo abbiamo ad adorare. Epifania significa appunto "manifestazione di Dio". Quel Dio invisibile che l'uomo cerca da sempre s'è reso visibile in quel Bambino che i Magi - primizia delle genti pagane, quindi di tutti noi - vengono a Betlemme ad adorare.

1) LA RICERCA DI DIO

Una stella appare ai Magi. Forse erano degli astronomi, scrutatori della bellezza del creato in cui primariamente si squaderna la grandezza di Dio creatore. Dalle cose visibili l'uomo è rapito alle cose invisibili: "Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore" (Sap 13,5). Scrive san Paolo: "Ciò che di Dio si può conoscere, è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute" (Rm 1,19-20). In fondo è da questa radice che si nutre il senso religioso di ogni uomo e sono nate tutte le grandi religioni dell'umanità. Ne siamo rispettosi, ma è solo un primo stadio.
Più probabilmente questi Magi conoscevano la tradizione biblica, lì dove si parla che "una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele" (Nm 24,17). Vi è stato dentro il popolo di Dio una lunga preparazione e attesa del Messia, che sarebbe nato a Betlemme - come attestano le Scritture e ben sanno i capi dei sacerdoti. E' la Bibbia allora a precisare la ricerca dell'uomo e a indirizzarne l'incontro al punto giusto, all'evento storico della Incarnazione. Il desiderio di felicità e la ricerca naturale di Dio che c'è in ogni uomo trova il suo appagamento quando sfocia in quel punto dove Dio gli è venuto incontro, dove il cielo si è chinato sulla terra, dove in sostanza "il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14). E' un fatto storico, un punto geografico preciso l'incrocio tra le strade dell'uomo e quelle di Dio.
A Gerusalemme i Magi trovano l'indifferenza della città e il sarcasmo di Erode. Non è facile il cammino della ricerca di Dio, ieri come oggi. Una cultura, la nostra, che per lo meno è indifferente, quando non ostile e stoltamente supponente nei confronti del fatto religioso; e in particolare nei confronti del Cristianesimo e della Chiesa. Ma in alternativa che cosa sa offrire? Magia, satanismo, sette, e - oggi - le stupidaggini pagane della befana! Pura irrazionalità e generico sentimentalismo come è nella forma vagamente religiosa che si sta diffondendo chiamata New Age. Quanto è penoso vedere gente che lascia la sicurezza documentata di Cristo per volgersi alle più sciocche favole ammannite dalla televisione!


2) LA MANIFESTAZIONE DI DIO

I Magi "entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono". Riconoscono in quel bambino il Dio fatto uomo. "Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra". Commenta sant'Ambrogio: "L'oro spetta al re, l'incenso a Dio, la mirra al defunto". Cioè riconoscono in quel Bambino il Messia, re discendente di Davide; il Dio fatto carne; il Figlio di Dio che muore per noi. Il mistero sconvolgente del Natale è appunto quello di un Dio venuto tra noi, prima nella storia col nascere a Betlemme; poi - attraverso il suo Spirito che ci ha dato dalla Croce - nella vita di ognuno, oggi, nella Chiesa e nel sacramento, fino a farsi pane, nostro nutrimento! Un Dio tutto con noi e per noi! A Greccio, il primo presepio, san Francesco aveva posto davanti ad una greppia col bue e l'asino, non Maria, Giuseppe e un bambino, ma l'altare per celebrarvi la messa: era un presepio eucaristico. Qui ora si incontra il Salvatore.
Ed è venuto per tutti: "E' apparsa la grazia di Dio che porta salvezza a tutti gli uomini" (Epist.). E' stato Paolo ad aprire il vangelo al mondo pagano, annunciatore di un mistero tenuto nascosto per secoli e ora finalmente svelato: il progetto di Dio per il quale "le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo" (Ef 23,6). Si sono spalancate le porte: quel che all'inizio era dono ad Israele - l'alleanza e la comunione con Dio - ora è offerto a tutti. I Magi ne sono come la primizia e il simbolo. Isaia aveva sognato i tempi in cui Gerusalemme sarebbe diventata il centro d'incontro col Signore per tutti i popoli: "Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del suo sorgere. Tutti costoro si sono radunati, vengono a te.. Dromedari di Madia e di Efa', tutti verranno da Saba.., proclamando le glorie del Signore" (Lett.). E' scritto: "Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità" (1Tim 2,4).
I modi di questa chiamata variano per ogni uomo e sono sorprendenti e propri. Per i Magi fu il discreto tremolare di una stella; per ognuno di noi Dio pone dei segni e fa seguire itinerari personali. A noi chiede di essere attenti, incominciando a consentire con la rettitudine e la fedeltà alla coscienza, prima voce di Dio. Si tratta di "rinnegare l'empietà e i desideri mondani e vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà" (Epist.). Divenire seri di fronte alla vita e porsi l'interrogazione sul significato e il fine della propria esistenza sono condizioni indispensabili per incrociare le risposte di Dio. Senza precludersi lo studio di ciò che oggettivamente Dio ha posto per incontrarci: lo studio quindi, sincero, della Bibbia.

******

Termina oggi il ciclo dell'Incarnazione. Un Dio che si rivela per comunicarsi. Un Dio che ama la nostra carne per contagiarla della sua divinità: è mistero decisivo per la sorte dell'uomo e della sua storia. L'immagine che meglio ne coglie il senso è quella dello sposalizio. Un antico canto orientale - caduto come nostro canto alla comunione - così si esprime: "Oggi la Chiesa si unisce al celeste suo sposo che laverà i suoi peccati nell'acqua del Giordano. Coi loro doni accorrono i Magi alle nozze del Figlio del Re, e il convito si allieta di un vino mirabile". Mirabili nozze abbiamo celebrato con Dio in questo Natale; siamone degni e fedeli!


 

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01 Gennaio 2012 - Maria, Giuseppe, il bambino


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Lc 2,16-21

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Luca 2 16-21

16 Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia.
17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
18 Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori.
19 Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
20 I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
21 Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Luca 2 16-21

16 Andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia;
17 e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino.
18 E tutti quelli che li udirono si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori.
19 Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo.
20 E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato loro annunziato.
21 Quando furono compiuti gli otto giorni dopo i quali egli doveva essere circonciso, gli fu messo il nome di Gesù, che gli era stato dato dall'angelo prima che egli fosse concepito.

Luca 2 16-21

16 Andarono quindi in fretta e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino, che giaceva in una mangiatoia.
17 Dopo averlo visto, divulgarono quanto era stato loro detto a proposito di quel bambino.
18 E tutti coloro che li udirono si meravigliarono delle cose raccontate loro dai pastori.
19 Maria custodiva tutte queste parole, meditandole in cuor suo.
20 E i pastori se ne ritornarono, glorificando e lodando Dio per tutte le cose che avevano udito e visto, come era stato loro detto.
21 E quando furono trascorsi gli otto giorni dopo i quali egli doveva essere circonciso, gli fu posto nome Gesù, il nome dato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.


Approfondimenti per parole Chiavi:    
 
 


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|Magi |Stella

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     Commento audio di Don Fabio Rosini

 


Maria, Giuseppe, il bambino



Maria [...] la prima di coloro che diventano madri di Cristo mediante l'ascolto attento della sua parola ...

 

Maria, Giuseppe, il bambino

di padre Raniero Cantalamessa

Maria [...] la prima di coloro che diventano madri di Cristo mediante l'ascolto attento della sua parola ...

 


Il Concilio ci ha insegnato a guardare a Maria come alla "figura" della Chiesa, cioè suo esemplare perfetto e sua primizia. Ma può, Maria, essere di modello alla Chiesa anche nel suo titolo di "Madre di Dio" con cui viene onorata in questo giorno? Possiamo noi diventare madri di Cristo? Non solo ciò è possibile, ma alcuni Padri della Chiesa sono arrivati a dire che, senza questa imitazione, il titolo di Maria sarebbe inutile per me: "Che giova a me – dicevano – che Cristo sia nato una volta da Maria a Betlemme, se non nasce anche per fede nella mia anima?". Gesù stesso iniziò questa applicazione alla Chiesa del titolo di " Madre di Cristo", quando dichiarò: "Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica" (Lc 8, 21).

La liturgia odierna ci presenta Maria come la prima di coloro che diventano madri di Cristo mediante l'ascolto attento della sua parola. Ha scelto infatti, per questa festa, il brano evangelico dove è scritto che "Maria, da parte sua, serbava tutte queste parole meditandole nel suo cuore". Come si diventa, in concreto, madre di Cristo ce lo spiega Gesù stesso: ascoltando la Parola e mettendola in pratica. Vi sono due maternità incomplete o due tipi di interruzione di maternità. Una è quella, antica e nota, dell'aborto. Essa ha luogo quando si concepisce una vita ma non si partorisce, perché, nel frattempo, o per cause naturali o per il peccato degli uomini, il feto è morto. Fino a poco fa', questo era l'unico caso che si conosceva di maternità incompleta.

Oggi se ne conosce un altro che consiste, all'opposto, nel partorire un figlio senza averlo concepito. Così avviene nel caso di figli concepiti in provetta e immessi, in un secondo momento, nel seno di una donna, e nel caso desolante e squallido dell'utero dato in prestito per ospitare, magari a pagamento, vite umane concepite altrove. In questo caso, quello che la donna partorisce, non viene da lei, non è concepito "prima nel cuore che nel corpo". Purtroppo, anche sul piano spirituale ci sono queste due tristi possibilità. Concepisce Gesù senza partorirlo chi accoglie la Parola, senza metterla in pratica, chi continua a fare un aborto spirituale dietro l'altro, formulando propositi di conversione che vengono poi sistematicamente dimenticati e abbandonati a metà strada; chi si comporta verso la Parola come l'osservatore frettoloso che guarda il suo volto nello specchio e poi se ne va dimenticando subito com'era (cfr. Gc 1, 23 24). Insomma, chi ha la fede, ma non ha le opere.

Partorisce, al contrario, Cristo senza averlo concepito chi fa tante opere, magari anche buone, ma che non vengono dal cuore, da amore per Dio e da retta intenzione, ma piuttosto dall'abitudine, dall'ipocrisia, dalla ricerca della propria gloria e del proprio interesse, o semplicemente dalla soddisfazione che dà il fare, l'agire. Insomma, chi ha le opere, ma non ha la fede. Questi i casi negativi, di una maternità incompleta.

San Francesco d'Assisi ci descrive il caso positivo di una vera e completa maternità che ci fa somigliare a Maria: "Siamo madri di Cristo – scrive – quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza; lo generiamo attraverso le opere sante, che devono risplendere agli altri in esempio!". Noi – viene a dire il santo – concepiamo Cristo quando lo amiamo in sincerità di cuore e con rettitudine di coscienza, e lo diamo alla luce quando compiamo opere sante che lo manifestano al mondo.


 

 Fonti: immagine di  Lawrence OP-  testo tratto qumran2.net - immagine  e commento di Don Fabio sono resi disponibili da catechista.it

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25 Dicembre 2011 - ... Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo ...

Lista Categoria

Gv 1,1-18

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Giovanni 1 1-18

1 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
2 Egli era, in principio, presso Dio:
3 tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
5 la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.
6 Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
7 Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
8 Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
10 Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
11 Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
12 A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,
13 i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
14 E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
15 Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
16 Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.
17 Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
18 Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Giovanni 1 1-18

1 Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio.
2 Essa era nel principio con Dio.
3 Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.
4 In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini.
5 La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno sopraffatta.
6 Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni.
7 Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui.
8 Egli stesso non era la luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce.
9 La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo.
10 Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l'ha conosciuto.
11 È venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto;
12 ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome;
13 i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma sono nati da Dio.
14 E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre.
15 Giovanni gli ha reso testimonianza, esclamando: «Era di lui che io dicevo: "Colui che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me.
16 Infatti, dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia"».
17 Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo.
18 Nessuno ha mai visto Dio; l'unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l'ha fatto conoscere.

Giovanni 1 1-18

1 Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio.
2 Egli (la Parola) era nel principio con Dio.
3 Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui (la Parola), e senza di lui nessuna delle cose fatte è stata fatta.
4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini.
5 E la luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno compresa.
6 Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni.
7 Questi venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui;
8 egli non era la luce, ma fu mandato per rendere testimonianza della luce.
9 Egli (la Parola) era la luce vera, che illumina ogni uomo che viene nel mondo.
10 Egli (la Parola) era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non lo ha conosciuto.
11 Egli è venuto in casa sua, e i suoi non lo hanno ricevuto,
12 ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l'autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome,
13 i quali non sono nati da sangue né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma sono nati da Dio.
14 E la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra di noi, e noi abbiamo contemplato la sua gloria, come gloria dell'unigenito proceduto dal Padre, piena di grazia e di verità.
15 Giovanni testimoniò di lui e gridò, dicendo: «Questi è colui del quale dicevo: "Colui che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me"».
16 E noi tutti abbiamo ricevuto dalla sua pienezza grazia sopra grazia.
17 Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè, ma la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo.
18 Nessuno ha mai visto Dio; l'unigenito Figlio, che è nel seno del Padre, è colui che lo ha fatto conoscere.


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In mezzo a voi sta uno che non conoscete



S'è scomodato Dio stesso a venire a salvare l'uomo, non un angelo, non un suo uomo; ma il Figlio [...] di Dio ...

 

Ultimamente per mezzo del figlio

di Don Romeo Maggioni

S'è scomodato Dio stesso a venire a salvare l'uomo, non un angelo, non un suo uomo; ma il Figlio [...] di Dio ...

 


Anche tu sei venuto [arrivato] qui oggi, per curiosità, per nostalgia, .. alla fine con la segreta voglia di guardarci dentro bene al fatto della fede, se cioè sia roba vera e che c'entri questo Dio con la mia vita!
Non te ne andrai deluso, anche se scoprirai un Dio tutto diverso da quel che pensi tu o che dicono i giornali. Il Dio vero - ben documentato nella sua storicità, non ipotizzato da miti o filosofi - è però un Dio "adagiato in una mangiatoia", cioè inatteso e sconcertante! Consolati, non sei il primo. Paolo dice che Cristo è "scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani" (1Cor 1,23). Per lo meno quindi non inventato dagli uomini!
Ecco: è proprio il vero Dio quello che siamo venuti oggi a riconoscere e ad adorare, "posto in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio".

1) Tu sei mio figlio


Anzitutto il fatto. Tempo di Cesare Augusto, il censimento dell'impero sotto Quirinio governatore della Siria. Dati, luoghi, fatti ben documentati. Era l'anno 6 avanti l'era cristiana. In un villaggio piccolo, per lo più grotte scavate nel calcare rivolte a est verso il deserto a 777 mt sul livello del mare. Villaggio però importante per la storia di questo paese Israele, perché antica patria di Davide. Niente favola. Una famigliola che deve lasciare Nazaret e percorrere 150 km proprio al momento del parto, del loro primogenito. E essendo intasata ogni casa, deve trovare posto in un ricovero di fortuna, là dove ogni famiglia ripara le bestie domestiche. La grotta-casa è lì ancora, documentatissima, luogo di culto dai tempi di san Girolamo che vi abitò a fianco per 36 anni nel IV secolo.
Ma questo bambino non è un bambino qualunque. Sta al vertice di una storia molto lunga. "Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Epist.). Siamo al colmo della rivelazione storica di Dio che nel Figlio vuol dire e dare tutto quello che di salvifico da sempre aveva progettato per il suo popolo. "Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce". Isaia l'aveva intravisto: "Un bambino è nato per noi, sulle sue spalle il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace". A lui Dio ha detto: "Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato". L'angelo annuncia in un modo preciso: "Oggi è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore".
Un Salvatore, un Cristo, cioè un Messia, che ha però la stoffa stessa di Dio: "irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza" (Epist.). Noi nel Credo diciamo: "Della stessa sostanza del Padre, Dio da Dio, Dio vero da Dio vero ". E' il Figlio stesso di Dio - colui "mediante il quale ha fatto anche il mondo" ed "erede di tutte le cose" - che ora si fa uomo per adempiere la sua missione di "purificazione dei peccati" e così giungere a "sedere alla destra della maestà dei cieli". S'è scomodato Dio stesso a venire a salvare l'uomo, non un angelo, non un suo uomo; ma il Figlio proprio di Dio si fa uomo per essere da uomo, dal di dentro della nostra vicenda umana, il primo uomo che si apre con il sì di un figlio al Padre. Grande è lo stupore! Ci viene quasi da dire: ma sarà vero?

2) Lo pose in una mangiatoia


Certo le circostanze scoraggiano un tale mistero. Un Dio che si fa bambino, un Dio che si mette all'ultimo posto della categoria sociale - "non ha dove posare il capo" (Mt 8,29) e neanche una cuna per nascere! -, un Dio che alla fine fallisce in croce.., non offre proprio credenziali convincenti. Dentro una cultura efficientista, dove conta il prestigio, il potere, il risultato, veramente il mistero di Cristo è incomprensibile. E non ci si meraviglia che il confronto con altre religioni spiazzi i cristiani. Non diamo per scontato il Natale, soprattutto se esce da una tradizione mai riflessa ed entra nell'orizzonte razionalistico inteso come unico perimetro del reale. Al massimo si sopporta la festa come folklore, come emotività, come festa della famiglia..., che è esattamente quel che è rimasto del Natale nel nostro mondo scristianizzato (o mai cristianizzato seriamente).
Ma quello di Dio è il linguaggio dell'amore, della gratuità, della condivisione e del mettersi all'ultimo posto perché anche il più misero non si senta mai a disagio davanti a un Dio così. "Pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, divenendo simile agli uomini" (Fil 2,6-7). Questa è la logica del Natale e della Croce. "Non temete, vi annuncio una grande gioia". Di Dio, ogni uomo figlio dell'Adamo ribelle, ha un sospetto, anzi una paura. Lo ha sempre sentito come padrone e giudice, mai come fratello, sposo fino a dare la propria vita per la sua sposa che è la Chiesa. Il Natale, come tutta la vicenda umana di Gesù mostra un volto di Dio affidabile, anzi .. anche troppo esposto sull'uomo e sulla sua libertà, tanto da subirne sofferenza come è proprio di un cuore che s'avventura in un rapporto d'amore sincero.

Ci vuole una lettura di fede per capire e vivere il Natale. E la fede è un dono ottenuto con la preghiera e l'umiltà di chi accetta una verità diversa da come se l'aspetta. Beati quelli che con umiltà sono venuti alla Chiesa e dicono: "Signore, accresci in noi la fede" (Lc 17,5). "Credo, aiuta la mia incredulità" (Mc 9,24). E magari, tornando col cuore più sereno e rappacificato, diviene capace di maggior bontà con gli altri. Era nel clima, una volta, questa bontà! Se Dio è stato così generoso con noi, anche noi dobbiamo prolungarne l'amore a chi sta più povero di noi. E' nel clima del Natale che si deve compiere un gesto di generosità a nome di tutta la famiglia, aprendoci alle diverse iniziative che ci stimolano in questi giorni, senza dimenticare i nostri missionari.

 

 Fonti: immagine di  JorgeBRAZIL  testo tratto qumran2.net - immagine  e commento di Don Fabio sono resi disponibili da catechista.it

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18 dicembre 2011 - ... Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola

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Lc 1,26-38

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Luca 1 26-38

26 Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret,
27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
28 Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
29 A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.
30 L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
31 Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
32 Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre
33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
34 Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».
35 Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.
36 Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile:
37 nulla è impossibile a Dio».
38 Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Luca 1 26-38

26 Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret,
27 a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria.
28 L'angelo, entrato da lei, disse: «Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te».
29 Ella fu turbata a queste parole, e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto.
30 L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
31 Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù.
32 Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre.
33 Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine».
34 Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?»
35 L'angelo le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà dell'ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio.
36 Ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese, per lei, che era chiamata sterile;
37 poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace».
38 Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l'angelo la lasciò.

Luca 1 26-38

26 Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret,
27 ad una vergine fidanzata a un uomo di nome Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria.
28 E l'angelo, entrato da lei, disse: «Salve, o grandemente favorita, il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne».
29 Ma quando lo vide, ella rimase turbata alle sue parole, e si domandava cosa potesse significare un tale saluto.
30 E l'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
31 Ed ecco, tu concepirai nel grembo e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù.
32 Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo; e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre;
33 e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine».
34 E Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?».
35 E l'angelo, rispondendo, le disse: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell'Altissimo ti adombrerà, pertanto il santo che nascerà da te sarà chiamato figlio di Dio.
36 Ed ecco Elisabetta, tua parente, ha anch'ella concepito un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese per lei, che era chiamata sterile,
37 poiché nulla è impossibile con Dio».
38 Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.


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In mezzo a voi sta uno che non conoscete


...lasciamoci incontrare!

 

L'illogica di Dio

di Paolo Curtaz

...lasciamoci incontrare!


E due. Due volte in quindici giorni che ascoltiamo questa parola, anzi no: tre volte per chi è abituato ad andare a messa durante la settimana. E' dunque così importante questa pagina così scarna, che ha scatenato la fantasia e l'estro di generazioni di pittori? Così centrale la presenza di questa acerba adolescente di Nazareth che viene presa come modello dell'accoglienza? Sì, certo, assolutamente.

Marco, ormai un mese fa ci ha chiesto di vegliare, per non abituarci allo stupore del Natale, per non asfaltare il nostro cuore col demone dell'abitudine: non siamo qui a far finta che poi Gesù nasce, no. Gesù è già nato nella storia e tornerà nella gloria. A noi, qui e ora, di aspettarlo, di lasciarlo nascere nel cuore perché possiamo fare i cristiani tutta la vita senza incontrare mai Dio!. Natale è un dramma, una sfida: Dio viene ma non trova accoglienza, pochi lo riconoscono. Tra questi Maria di Nazareth e Giovanni che abbiamo incontrato domenica scorsa. Giovanni il sincero, che dice il vero di sé, che non si prende per Dio.

E oggi rileggiamo l'incontro di questo misterioso e garbato angelo che parla alla pari con questa ragazzina di Nazareth e scopriamo la grandezza del pensiero di Dio. Perché in quella minuscola casa di questo minuscolo paese addossato ad un declivio roccioso, da cui la gente aveva ricavato nelle grotte naturali delle abitazioni fresche ed asciutte, che avviene l'assurdo di Dio. Protagonisti una quindicenne illetterata di un paese sottomesso a schiavitù, ai confini del mondo. Niente satellite, né diretta televisiva, né network spettacolari, nella minuscola Nazareth che diventa ombelico del mondo, centro assoluto della storia.

Poiché Dio, stanco di essere incompreso decide di venire a raccontarsi, poiché la lunga storia di amicizia e affetto col popolo di Israele non è stata sufficiente per spiegarsi, Dio sceglie di farsi uomo, parole, lacrime, sorriso, tono di voce, sudore e necessita di un corpo, abbisogna di una madre. Non la moglie dell'imperatore, o il premio Nobel per la medicina, non una donna manager dinamica dei nostri giorni, macché, la piccola adolescente Maryam Dio sceglie e a lei chiede di diventare la porta d'ingresso per Dio nel mondo, tutto lì.

Cosa direste se domattina vi arrivasse una figlia o una nipote adolescente dicendo: Dio mi ha chiesto di aiutarlo a salvare il mondo? Appunto. Invece Maria ci sta, ci crede e tutti noi non sappiamo se ridere o scuotere la testa davanti a tanta splendida incoscienza... Dio sceglie Nazareth e, a Nazareth, sceglie Maria. E a Nazareth, per trent'anni, Dio si nasconde nella quotidianità più semplice: bambino, adolescente, giovane falegname, come suo padre. In quei trent'anni milioni di persone urlavano la loro pena a Dio, giorno e notte e Dio che faceva? Sgabelli.

Quanto parla questo assordante silenzio! Quanto dice di Dio questa sua scelta! A noi che sempre cerchiamo il plauso e la visibilità, l'efficienza e la produttività, Dio dice che la sua logica è diversa. Scegliere Nazareth, un paese occupato dall'Impero romano, ai confini della storia, ai margini della geografia del tempo, in un'epoca sprovvista di mezzi di comunicazioni, ci rivela ancora una volta la logica di Dio. Animo, fratelli! Quando pensiamo di avere sbagliato la vita, di non avere avuto sufficienti opportunità, quando non siamo soddisfatti dei nostri risultati o siamo travolti dall'assordante incitamento di chi ci grida: "devi riuscire", pensiamo a Nazareth, a questo modo di operare che ci sbalordisce e ci incanta.

Pochi giorni al Natale e al mare di banalità e di sofferenza che porterà ad alcuni. Andiamo a Betlemme, amici, così come siamo: come Davide nella prima lettura che vuole costruire un bel tempio al Dio, anche noi ci sentiremo rispondere: "lasciati fare, non preoccuparti di come hai preparato il tuo avvento, sono io che ti vengo incontro" Che volete, così è il nostro Dio,
lasciamoci incontrare!

 

 Fonti: immagine di  joanna maciel ♥  testo tratto qumran2.net - immagine  e commento di Don Fabio sono resi disponibili da catechista.it

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11 Dicembre 2011 - In mezzo a voi sta uno che non conoscete

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Gv 1,6-8.19-28

NUOVA CEI

NUOVA RIVEDUTA

NUOVA DIODATI

Giovanni 1 6-8

6 Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
7 Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
8 Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Giovanni 1 19-28

19 Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?».
20 Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo».
21 Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose.
22 Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?».
23 Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
24 Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei.
25 Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?».
26 Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete,
27 colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
28 Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Giovanni 1 6-8

6 Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni.
7 Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui.
8 Egli stesso non era la luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce.

Giovanni 1 19-28

19 Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei mandarono da Gerusalemme dei sacerdoti e dei Leviti per domandargli: «Tu chi sei?»
20 Egli confessò e non negò; confessò dicendo: «Io non sono il Cristo».
21 Essi gli domandarono: «Chi sei dunque? Sei Elia?» Egli rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?» Egli rispose: «No».
22 Essi dunque gli dissero: «Chi sei? affinché diamo una risposta a quelli che ci hanno mandati. Che dici di te stesso?»
23 Egli disse: «Io sono la voce di uno che grida nel deserto: "Raddrizzate la via del Signore", come ha detto il profeta Isaia».
24 Quelli che erano stati mandati da lui erano del gruppo dei farisei;
25 e gli domandarono: «Perché dunque battezzi, se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?»
26 Giovanni rispose loro, dicendo: «Io battezzo in acqua; tra di voi è presente uno che voi non conoscete,
27 colui che viene dopo di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio dei calzari!»
28 Queste cose avvennero in Betania di là dal Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Giovanni 1 6-8

6 Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni.
7 Questi venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui;
8 egli non era la luce, ma fu mandato per rendere testimonianza della luce.

Giovanni 1 19-28

19 E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme dei sacerdoti e dei leviti per domandargli: «Chi sei tu?».
20 Egli lo dichiarò e non lo negò, e dichiarò: «Io non sono il Cristo».
21 Allora essi gli domandarono: «Chi sei dunque? Sei tu Elia?». Egli disse: «Non lo sono!». «Sei tu il profeta?». Ed egli rispose: «No!».
22 Essi allora gli dissero: «Chi sei tu, affinché diamo una risposta a coloro che ci hanno mandato? Che dici di te stesso?».
23 Egli rispose: «Io sono la voce di colui che grida nel deserto: Raddrizzate la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
24 Or coloro che erano stati mandati venivano dai farisei;
25 essi gli domandarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi, se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?».
26 Giovanni rispose loro, dicendo: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che non conoscete.
27 Egli è colui che viene dopo di me e che mi ha preceduto, a cui io non sono degno di sciogliere il legaccio dei sandali».
28 Queste cose avvennero in Betabara al di là del Giordano, dove Giovanni battezzava.


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In mezzo a voi sta uno che non conoscete

...una iniziativa di Dio per risollevare l'uomo, per risanargli il cuore, per liberarlo dalle sue schiavitù interiori e aprirlo agli alti destini della comunione con Dio...

 

In mezzo a voi sta uno che non conoscete

di don Romero Maggioni

...una iniziativa di Dio per risollevare l'uomo, per risanargli il cuore, per liberarlo dalle sue schiavitù interiori e aprirlo agli alti destini della comunione con Dio


Non è vero che l'uomo non cerchi. Siamo sì in una cultura sazia di consumismo; ma proprio questo ci annoia e fa desiderare altro. Le forme di esperienza religiosa - di sette, di mistica orientale, o New Age - dicono un bisogno interiore di più sicurezza, anche se non sempre, purtroppo, di altrettanto rigore razionale. C'è nostalgia del Mistero.

Capita oggi come era capitato al tempo di Giovanni Battista. Bastò che quella voce gridasse nel deserto che subito tutti accorressero a chiedere: "Chi sei tu? Sei Elia? Sei tu il profeta? Cosa dici di te stesso?". E quell'uomo onesto, "mandato da Dio il cui nome era Giovanni", subito a dire: "Io non sono il Cristo". "Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce. Egli non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce".

Ogni anno la Chiesa rilancia questa testimonianza del Battista per indirizzare al punto giusto l'attesa che il clima natalizio suscita sempre anche nel cuore dell'uomo più distratto.

1) IL LIETO ANNUNZIO AI POVERI


La parola profetica, la Bibbia in genere, è sempre l'espressione più alta di un anelito e di un bisogno che è dell'uomo comune. E' Dio stesso che accende davanti al cuore l'immagine viva di un ideale a cui la routine e la pesantezza della vita spesso ci costringono a guardare con scetticismo e rassegnazione. E' la Parola di Dio a suscitare speranza. "Lo spirito del Signore mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l'anno di misericordia del Signore".

E' la segnalazione d'una iniziativa di Dio per risollevare l'uomo, per risanargli il cuore, per liberarlo dalle sue schiavitù interiori e aprirlo agli alti destini della comunione con Dio. "Io gioisco nel Signore, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia, come uno sposo che si cinge il diadema e come una sposa che si adorna di gioielli". Annuncio di una liberazione e di una festa: "Il Signore Dio farà germogliare la giustizia". Ma la parola profetica è già diventata realtà. Un giorno a Nazaret Gesù entrò nella sinagoga, e aperto il libro di Isaia lesse questa medesima pagina di annuncio messianico. Chiuso il rotolo, disse solenne: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi" (Lc 4,21).

Quell'iniziativa di salvezza si è concretizzata nell'opera di Gesù; il Mistero di Dio ha preso un volto preciso di uomo, questo di Gesù di Nazaret. E' lui che guarisce, è lui che perdona, è lui che risuscita i morti; ed è lui che propone all'uomo una amicizia con Dio, una partecipazione alla vita divina, fino al destino di sedere con lui a quel posto che ora è andato in cielo a preparare per ognuno di noi. Giovanni Battista lo segnalerà a dito: "uno che viene dopo di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio del sandalo".

Anzi, sarà più preciso: "In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete". E' già qui, opera già, e voi non ve ne siete ancora accorti. Sarà lui, Giovanni, a indicarlo ai suoi discepoli, e questi divengono subito discepoli di Gesù. Forse è proprio questa la parola che oggi la Chiesa vuol sottolineare per noi: è già tra noi il Cristo, è già tra noi la salvezza; e noi andiamo a cercare altrove, e noi non siamo più capaci - in mezzo a tante luccicanti proposte natalizie - di riconoscere il Salvatore giusto, l'unico inviato di Dio. La salvezza è una storia - la vicenda personale di Gesù - di cui noi cristiani dobbiamo fare memoria per tutto il mondo.

La salvezza è anche un incontro attuale - nei sacramenti e nei riti della Chiesa in questo prossimo Natale - che noi cristiani siamo chiamati a celebrare per incanalarne fino all'uomo di oggi l'efficacia e il frutto. Ci fa professare il prefazio oggi: "La nostra redenzione è vicina, l'antica speranza è compiuta; appare la liberazione promessa e spunta la luce e la gioia dei santi".

2) RENDERE TESTIMONIANZA ALLA LUCE


Ritorniamo alla funzione di Giovanni, quella di essere "testimone della luce", quella di segnalare il Cristo presente, quella di far incontrare ogni uomo con Lui. E' esattamente la nostra funzione di cristiani oggi. Non c'è altro motivo se tu sei cristiano invece del tuo amico, o del tuo fratello; non è un privilegio, ma una responsabilità e una missione. "Voi mi sarete testimoni fino agli estremi confini della terra" (At 1,8). "Voi siete la luce del mondo, voi siete la città posta su di un monte..: non può restare nascosta"; deve essere punto di riferimento per chi cammina alla ricerca di una sicurezza.

Il giorno della Cresima anche ciascuno di noi ha detto: "Lo Spirito del Signore Dio è sopra di me, mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati...". "Fare verità nella carità" (Ef 4,15), è lo slogan di San Paolo che sintetizza il contenuto e lo stile della sua missione. Che devono essere anche i nostri. Testimoni però di qualcosa di preciso, di nuovo, di qualcosa che sia veramente la risposta di Dio al bisogno profondo dell'uomo.

Giovanni continuamente ripete: Non sono io! Non è qualcosa di nostro che dobbiamo dare alla gente, non le nostre intuizioni od esperienze religiose soggettive; ma testimoni di una "memoria" che abbiamo ricevuto, alla quale noi per primi abbiamo agganciato la nostra identità e il nostro destino, e che, ritenendola unica e definitiva formula di riuscita non possiamo tenerla per noi. "Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e udito.." (At 4,20 ), dicevano gli apostoli entusiasti dell'incontro con Cristo risorto. Oggi c'è in giro aria di anonimato generico, mimetizzazione, omologazione con la cultura secolarizzata; o anche un tipo di cristianesimo annacquato, fatto di puri valori etici naturali, senza il robusto vino dello specifico cristiano.

E con i contenuti, anche la gioia, l'entusiasmo della fede. Solo questa contagia, assieme alla carità. C'è bisogno di un po' d'orgoglio della fede, per porsi con senso critico di fronte alle più scadenti proposte di umanesimo che ci offre il mondo, di cui del resto è verifica ogni telegiornale. Oggi ci è posto come salmo responsoriale il "Magnificat" di Maria, certamente il canto più provocatorio e rivoluzionario di tutto il vangelo, e detto con profonda gioia: "L'anima mia magnifica il Signore perché ha guardato a me sua serva poverella, e ne ha fatto una gran cosa. Così fa da sempre Dio con quelli che gli vogliono bene. Difatti ricolma di beni gli affamati e fa fallire i ricchi; basta leggere la Bibbia e vedere quel che ha fatto ad Israele".

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"Non spegnete lo Spirito - ci esorta S. Paolo  - non disprezzate le profezie!". Verrebbe da tradurre: leggete la Bibbia per trovare per noi e per gli altri la strada verso il Messia giusto. Ma, cantiamo qualche volta, "noi siamo l'ultima Bibbia che la gente ancora può leggere", cioè la nostra testimonianza di verità e di carità. Non spegniamo questa nostra funzione di esser luce, sale e lievito. Siamo già in pochi, noi cristiani; se poi ci nascondiamo chi "annuncerà ai poveri la buona novella"?

 

 Fonti: immagine di lrargerich  testo tratto qumran2.net - immagine  e commento di Don Fabio sono resi disponibili da catechista.it

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