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Intervista ad Alessio Onnis - di Elisabetta
Su 1b1s incontriamo Alessio Onnis. Cantautore con all'attivo una quarantina di canzoni, alcuni inni per convegni e un musical "Finalmente è lunedì" . Alessio, con il suo modo sempre solare, racconta storie di ricerche, la gioia di vivere e la speranza cristiana dell'unità.
Una laurea in Pedagogia, una famiglia, l'impegno sociale, una chitarra, .....tutto questo prende senso nell' Unità con il Padre
Ciao Alessio, tu sei un cantante di musica cristiana. E’ una scelta controcorrente rispetto alle tendenze musicali di oggi, ma… cosa ti ha spinto in questa direzione?
Tutto incominciò all’età di 9 anni, quando, in occasione della mia prima comunione che coincise anche con il mio compleanno, ricevetti in dono una chitarra. Conservo ancora vivida nella mia mente la gioia di quel momento: era primavera, una nuova vita sbocciava in me e sembrava che Dio volesse che io festeggiassi la mia unione con Lui cantando. Anche quando a messa può capitare che non si intoni un canto io sento naturale dentro di me l’esigenza di far canticchiare l’anima che si sintonizza col respiro del cosmo. La musica è il veicolo che consente alla mia anima di partecipare ad un’armonia universale. In questo senso quindi la musica è nutrimento e ossigeno, proprio perché è comunione. Infatti da quel momento iniziò un amore incondizionato per tutto ciò che è musica. Cominciai a sentire l’esigenza di scrivere canzoni per tutti i miei cari: scrissi ancora adolescente una canzone per mia mamma, per mio padre, mio fratello e ora per mia moglie e i miei figli. A casa per noi è una cosa normale addormentarci cantando o ballando. Paolo il più grande ha sette anni, va a scuola di musica e mi ha già superato! Credo che sia dovere di ogni padre e madre mettere i propri figli nelle condizioni di partecipare dell’armonia dell’universo. Mio padre l’aveva intuito per me, gliene sarò sempre grato perché quel giorno non mi regalò soltanto una chitarra.
In Marco 16,15 si legge che Gesù, apparso ai discepoli dopo la Resurrezione, disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura». Questo invito ad annunciare il Vangelo è ancora valido per i cristiani? E in che misura la musica può contribuire all’annuncio del Regno di Dio?
La mia “fortuna” più grande è stata forse quella, suonando in parrocchia fin da giovanissimo, di conoscere alcuni amici che frequentavano una comunità di giovani animata da alcuni religiosi in contatto col movimento dei focolari. Mi sentivo attratto dall’entusiasmo con cui vivevano la musica. Erano gli anni, per intenderci, di “Una Storia che cambia” del Gen Rosso, al loro primo concerto a Cagliari nell’86. Mi trovai quindi negli anni a seguire, a suonare le canzoni dei Gen per il Sabato Giovane, un evento musicale di pastorale giovanile locale che aveva il merito di richiamare circa 200 giovani ogni volta e affascinarli attorno alle esperienze legate al travolgente messaggio di Dio Amore. Ho potuto vedere con i miei occhi cambiare assieme alla mia, la vita di tantissime persone che a tutt’oggi ammettono che attraverso quelle canzoni hanno potuto conoscere Dio. Con molti di loro ci siamo poi ritrovati 20 anni dopo sul palco del Largo Carlo Felice a Cagliari lo scorso settembre per l’incontro dei Giovani Sardi con il Santo Padre: ho potuto fare l’esperienza di gridare al microfono che “Era la prima volta che ci capitava di trovarci come giovani della Sardegna, tutti insieme. Ho detto anche che stavamo aprendo in quel momento una strada che ci saremmo assunti la responsabilità di percorrere insieme, passo dopo passo”. Quel grido è stato amplificato anche da tutte le televisioni presenti in quel momento. È stato importante per noi vivere l’esperienza del sentirsi Uno tra noi e col mondo intero, grazie anche alla presenza del Papa che ufficializzava un evento storico molto importante per la nostra Isola se si considera che erano passati 25 anni dalla ultima visita di Giovanni Paolo II.
In Ap.1,5-6 Giovanni definisce Gesù: «il testimone fedele, il primogenito dai morti e il Principe dei re della terra». E ancora: «A lui, che ci ha amati, ci ha lavati dai nostri peccati nel suo sangue, e ci ha fatti re e sacerdoti per Dio e Padre suo, a lui sia la gloria e il dominio nei secoli dei secoli. Amen». In altri passi dell’Apocalisse Gesù è chiamato «il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli» (Ap. 17,14; 19,16). Ho ascoltato una tua canzone Tutti Re: è un’affermazione forte, puoi spiegarcene il senso anche alla luce di questa Parola? Qual è il messaggio che vuoi trasmettere attraverso le tue canzoni?
Hai centrato in pieno il significato profondo del testo di quella canzone che nel ’99 fu premiata anche da un concorso dell’Hope Music Il domani siamo noi. Il testo nacque da un’esperienza particolare che mi trovavo a vivere in quegli anni in una casa famiglia per minori in difficoltà presso la quale avevo appena iniziato a lavorare come educatore. Era appena arrivato un bambino di 10 anni, vittima di gravi maltrattamenti e abusi. Possiamo immaginare che visione del mondo potesse avere quel bambino, quali paure e quali ombre nel cuore: era molto chiuso e diffidente con tutti; trascorreva buona parte del suo tempo in disparte a piangere. Pareva impresa impossibile riuscire a ridonargli un minimo di speranza dal momento che non si riusciva nemmeno ad interagire con lui. Ricordo che mi sostenne nel mio lavoro, il patto d’amore scambievole che strinsi con altri due colleghi cristiani come me, disposti non soltanto ad offrire valide competenze pedagogiche, ma dichiaratisi pronti a vivere l’amore scambievole e a credere nelle Parole di Gesù: “qualsiasi cosa chiediate al Padre in mio nome questi ve la concederà”(Gv. 15, 16-17).
Lo scenario quasi da “Terra Promessa” descritto nella canzone: “C’è un bel posto oltre il fiume ed il mare, lo sai, navigando a due giorni da qui, c’è un bel sole ed un prato sotto il cielo laggiù dove tutti si chiamano Re...” era un’immagine mentale costante che in quel periodo dominava i miei pensieri: nelle mie preghiere invocavo che la stessa immagine colorata potesse far breccia nel cuore sofferente di quel bambino attraverso l’unica cosa necessaria che avrebbe potuto ricevere in quel momento: sentire il calore di una casa dove i rapporti tra le persone non fossero caratterizzati da dominio e sottomissione, ma dalla reciprocità dell’amore, dal calore della condivisione e dall’atteggiamento costante di dono. Lavorare per costruire e mantenere un luogo governato da questi principi, favorisce la creazione del contesto ideale nel quale la persona riconquista la sua dignità, sinonimo di regalità divina. Conservo ancora i disegni meravigliosi che dopo qualche anno cominciò a disegnare, molto diversi da quelli scuri e inquietanti del primo anno. Quei disegni potrebbero far parte del video clip della mia canzone! Due anni fa quel bambino ha compiuto 18 anni. Ora, pur fra le sue permanenti fragilità è una persona autonoma, non ancora pienamente realizzata ma con un’autostima tale da continuare a credere in un progetto che comporterà mille sfide e che, in virtù di questa ritrovata fiducia, lui sarà disposto ad affrontare, perché non si sente più solo. In questo senso Tutti Re potrebbe essere anche parafrasi dell’espressione: la pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo (...)
In Gv. 16, 22-23 è scritto: «la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e che li hai amati come ami me». È l’annuncio dell’amore di Dio che i cristiani sono chiamati a portare nella famiglia umana, ma il corpo di Cristo-Chiesa è ancora lacerato dalle divisioni tra gli stessi cristiani e guerre fratricide continuano a causare ferite profonde. È realistico pensare che sia possibile realizzare questa preghiera di Gesù?
La mia esperienza quotidiana a contatto con l’infanzia violata, mi porta a confrontarmi costantemente con l’autenticità che caratterizza il linguaggio verbale e non verbale di chi vive l’”orfanezza” con i vari aspetti psicologici che caratterizzano le difficoltà di nuovo attaccamento da parte di un ragazzo a nuove figure adulte di riferimento. D’altro canto Dio mi ha dato l’opportunità di vivere un’esperienza bellissima di paternità con i miei due figli che vedo crescere attimo per attimo al tepore di questo rapporto meraviglioso dal quale attingiamo energia vitale che non possiamo tenere soltanto per noi. Come il più grande desiderio di Gesù chiesto in quello che si considera il suo Testamento, era che il mondo partecipasse della Gloria dell’Unità con il Padre, così spesso capita anche a noi quando la mia famiglia si apre a questi bambini. Capita spesso infatti che qualcuno dei ragazzi della comunità chieda di trascorrere del tempo con noi, forse attratto dal desiderio-bisogno di respirare questa atmosfera che è possibile considerare trinitaria.
Ecco svelato il senso della mia vita. Sì, vivo per questo, con mia moglie dedichiamo tutte le nostre energie a cercare di difendere il nostro piccolo focolare domestico dalle insidie glaciali e buie della disunità, sempre in agguato. Sappiamo che la famiglia dell’umanità si trova a vivere un’epocale crisi di valori, divisioni, drammi, a causa del dilagare di modelli culturali ed educativi improntati sul relativismo morale e la chiusura, che richiama ad un altro tipo di orfanezza ben più grande. Non possiamo permettere che la sacralità dei rapporti esistenti fra noi, il dono più prezioso che abbiamo ricevuto, possa essere intaccato dal demone del compiacimento o del protezionismo. Nella misura in cui ci apriamo al mondo, alle necessità di altre famiglie in difficoltà, anche se straniere o appartenenti ad altre religioni, al dialogo con altre coppie in crisi, alla condivisione dei nostri beni con chi soffre, scopriamo il valore della testimonianza e dell’annuncio di cui ci sentiamo portatori. È capitato anche due anni fa quando decidemmo di accogliere a casa nostra un giovane detenuto sottoposto agli arresti domiciliari per cinque mesi...
Secondo te gli artisti cristiani possono ancora avere un ruolo in questo contesto culturale?
Se sono veramente cristiani credo di sì! La loro credibilità è commisurata all’autenticità con cui vivono il Vangelo, diversamente sarebbero cembali che tintinnano.
Tu sei cattolico. Qual è la tua esperienza con gli altri fratelli cristiani?
Mi è capitato durante un viaggio in Bulgaria di incontrare un sacerdote cristiano cattolico che mi disse che il modo più giusto per lavorare per l’unità dei cristiani doveva poggiare su due pilastri: la carità fraterna e la fedeltà al Papa. Credo che non si sbagliasse affatto. Mi capitava ogni giorno di incontrare giovani ortodossi con i quali fondamentalmente si parlava in inglese, si mangiava assieme, si giocava a calcio e naturalmente si cantava... insomma si condivideva piena fraternità.
C’è qualcosa che vorresti dire a tutti coloro che leggeranno la tua intervista?
Grazie a tutti per l’opportunità di condividere la mia esperienza non solo musicale con voi. A volte temo di non essere abbastanza all’altezza del grande messaggio di cui siamo portatori. Grazie a chi collabora fattivamente e spiritualmente alla propulsione di questo sito. Sarà per me un punto di riferimento costante per soddisfare il bisogno di risposte alle tante domande che continuano a costellare il mio cammino.
Vi aspetto tutti in Sardegna per un tuffo nel nostro splendido mare.
Dio ti benedica per tutto quello che stai facendo.