7 Marzo 2010 - ...lascialo ancora ... vedremo se porterà frutti in avvenire...

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Luca 13,1-9

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Luca 13 1-9

1 In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici.
2 Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte?
3 No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
4 O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?
5 No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
6 Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò.
7 Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?â€.
8 Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime.
9 Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglieraiâ€Â».

Luca 13 1-9

1 In quello stesso tempo vennero alcuni a riferirgli il fatto dei Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato con i loro sacrifici.
2 Gesù rispose loro: «Pensate che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, perché hanno sofferto quelle cose?
3 No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo.
4 O quei diciotto sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, pensate che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?
5 No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti come loro».
6 Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna; andò a cercarvi del frutto e non ne trovò.
7 Disse dunque al vignaiuolo: "Ecco, sono ormai tre anni che vengo a cercar frutto da questo fico, e non ne trovo; taglialo; perché sta lì a sfruttare il terreno?"
8 Ma l'altro gli rispose: "Signore, lascialo ancora quest'anno; gli zapperò intorno e gli metterò del concime.
9 Forse darà frutto in avvenire; se no, lo taglierai"».

Luca 13 1-9

1 In quello stesso tempo, c'erano lì alcuni che gli raccontarono di quei Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato con i loro sacrifici.
2 E Gesù, rispondendo, disse loro: «Pensate voi che quei Galilei fossero più peccatori di tutti gli altri Galilei, perché hanno sofferto tali cose?
3 No, vi dico; ma se non vi ravvedete perirete tutti allo stesso modo.
4 Oppure pensate voi che quei diciotto, sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?
5 No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo».
6 Or disse questa parabola: «Un uomo aveva un fico piantato nella sua vigna; venne a cercarvi del frutto ma non ne trovò.
7 Disse allora al vignaiolo: "Ecco, sono già tre anni che io vengo a cercare frutto su questo fico, e non ne trovo; taglialo; perché deve occupare inutilmente il terreno?".
8 Ma quegli gli rispose e disse: "Signore, lascialo ancora quest'anno, finché lo scalzi e gli metta del letame
9 e se fa frutto, bene; altrimenti, in avvenire lo taglierai"».


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(Leggi il Commento della settimana scorsa)   ***questo servizio è offerto da catechista.it

 

Commento Luca 13,1-9
Suor Giuseppina Pisano o.p. - 11/03/2007


"... lascialo ancora, quest'anno..."; sono le parole del vignaiolo, contenute nella parabola che conclude il brano del vangelo di questa domenica.

La parabola, che sembra aver per oggetto il fico sterile, è, invece, uno di quei racconti che rivelano l'amore misericordioso di Dio, il quale, nel Figlio Gesù, il "vignaiolo", si schiera dalla parte dell'uomo, e ottiene, ancora, del tempo, perché, alle troppe inutili foglie, si sostituiscano i frutti, delle opere che durano per la vita eterna.

"... lascialo ancora, quest'anno..."; la frase ci induce a considerare, con molta attenzione, l'uso del tempo, che, troppo spesso diamo per scontato, quando, scontato non è.
Il tempo è dono della misericordia di Dio, un tempo, da percorrere nel desiderio di Lui, che ci attende, per vivere, con noi, la piena comunione, come da figli a Padre.

L'uso del tempo nel lungo cammino della vita, ci deve interpellare, e, in modo particolare, in questo tempo di Quaresima, che ancora una volta ci è offerto, come itinerario di fede più luminosa e intensa, di speranza più chiara, e come impegno di conversione, che volge tutto il nostro essere verso Dio, per una più profonda conoscenza di Lui, per un ascolto più attento della sua Parola, per una scelta, forte e chiara, di tutto ciò che a Lui conduce, lasciando da parte, invece, quanto da Lui conduce lontano.

Il giusto uso del tempo, esige che di esso, si avverta il senso della sacralità.
La Quaresima che, puntualmente, ritorna, è l'invito ad una più appassionata ricerca del Volto di Dio, ed è un tempo privilegiato, per render più feconda l'appartenenza a Cristo con i frutti delle opere d' amore, e con la testimonianza chiara e forte di Lui.

C' è tutto un lavoro da fare, che richiama quello simboleggiato nel progetto del vignaiolo: "lascialo ancora quest'anno, finché io lo zappi attorno e vi metta concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire..."; fuor di metafora, si tratta del cammino di conversione, quella urgenza sulla quale, oggi, Gesù ammonisce: "se non vi convertite, perirete tutti, allo stesso modo...".

La Quaresima è, dunque, il tempo, durante il quale si riprende, con maggior slancio e maggior cura, il nostro esodo, il personale, concreto allontanarci dal multiforme, insidioso mondo del male, per scegliere, sempre più decisamente e appassionatamente, Cristo Figlio di Dio, Redentore e Maestro di autentica umanità.

La Quaresima, si offre, perciò, anche come tempo prezioso, per liberare e maturare le risorse più belle della nostra umanità e conformarci più perfettamente a Cristo.

Come l'antico Esodo, il nostro esodo, va verso la liberazione più vera e profonda, quella libertà, che ci viene dall' essere salvati e resi figli di Dio. Si tratta di un percorso lungo e faticoso, talvolta drammatico, come quello del popolo che camminò, a lungo, nel deserto; tuttavia, parlare di esodo non significa parlare di un mito, ma di un impegno concreto, a crescere a misura di Cristo, oggi, nel contesto reale del nostro vissuto, con le inquietudini e i problemi di questo tempo; perciò, compiere una parte del nostro esodo, significa impegnarci interiormente, per rendere, poi, credibile e vera la nostra testimonianza a Cristo, in una società, e in un momento in cui, troppi, sembrano volerlo emarginare.

Sappiamo, però, che, a monte di questo impegno personale, interiore, di fede, di ascolto, di preghiera, sta l'azione di Dio, che sempre, "scende", nelle nostre concrete situazioni, per condurci oltre, rivelandoci la sua Presenza, che illumina e conforta: "Sono sceso, recita il passo dell' Esodo- per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese, verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele..."

Il deserto che percorriamo, non è un vagare senza meta, e, nel cammino, non siamo soli; sappiamo, come anche Mosè lo seppe, che una Presenza forte ci conduce e, sempre ripete quelle parole, la cui eco non si spegnerà: «Io sono tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, di Giacobbe.. Ho osservato la miseria del mio popolo...conosco, infatti le sue sofferenze.... Sono sceso per liberarlo...».

Il dialogo con Dio, è quello che veramente illumina e dà forza nel cammino di conversione, esso è un parlare ed ascoltare, che non deve essere, mai, interrotto, né dalla fatica, né dal momentaneo insuccesso o da qualsiasi forma di sconforto; anzi, proprio in questi frangenti, l'uomo deve vivere la sua resa fiduciale a Dio, l'affidamento a Lui, nella certezza che, Lui solo salva.
È quanto il salmo responsoriale esorta a fare:

"Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.
Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;
salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia.
....................
Come il cielo è alto sulla terra,
così è grande la sua misericordia
su quanti lo temono
"
( sl.102 )

Il cammino della vita, lo sappiamo bene, non è scorrevole come un'autostrada, è piuttosto un avanzare, come in terra arida, tra imprevisti, incertezze, e drammi che, ieri, come oggi, non hanno perso nulla della loro dolorosa intensità; tuttavia, ciò non deve indurci alla diffidenza nei confronti del Padre:" Fratelli- ammonisce Paolo- non mormorate, come mormorarono alcuni di essi..".

"Mormorare" contro Dio, è come allontanarsi da Lui, per ripiegare su se stessi; e, non è questa, la via della salvezza, essa è, soltanto, una pericolosa china, verso la disperazione.
L'uomo fedele sa che, nonostante i momenti oscuri, Dio è presente nella sua esistenza, Egli è fedele e solidale, con tutto il dolore dell'uomo, perché lo ha assunto su di sé, per trasformarlo in gioia.

Ho davanti agli occhi l'esempio di mio padre; era un giovane militare, quando, nel 1939 si sposò, mentre già si annunciava il conflitto mondiale; furono sufficienti quattro anni, perché vedesse crollare quasi tutto di quel che aveva realizzato: la giovane moglie morta, assieme ad una bambina, la casa distrutta dalle bombe, e tanta povertà attorno.

Mio padre non disperò, ma ebbe la tenacia e, soprattutto, la fede per riprendere in mano la sua vita, con quel poco che gli restava: due bambine piccole e il suo lavoro. Nel corso della sua lunga vita ripeteva spesso: "Ho due mani, con una ho tenuto, stretta, la mano di Dio, che mi ha guidato, con l'altra ho ricostruito la casa e la famiglia..."

Ecco: tener stretta la mano di Dio, tenersi vicini a Cristo Redentore, sempre e comunque, è quel che il Vangelo oggi dice, con l'esortazione a convertirci.


Fonti: foto di Signalkuppe (Controluce) -  testo tratto da qumran2.net

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