Credere nel dialogo: l'eredità di Padovese - di Laura Badaracchi

          Non si può retrocedere di un passo nel dialogo, anche nei Paesi in cui sono presenti piccole comunità cristiane. Anche dove vengono eliminati fisicamente coloro che tutelano quelle comunità: «So che morirò ammazzato, ma offro la mia vita per Cristo e per il dialogo», aveva confidato Shahbaz Bhatti, ministro pakistano per le minoranze ucciso il 2 marzo, al cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, mentre lo salutava nel novembre dello scorso anno dopo la sua visita ai cattolici pakistani. «Un martire», lo ha definito lo stesso porporato, intervenendo venerdì 4 marzo all'inaugurazione della cattedra di “Spiritualità e dialogo interreligioso” in memoria di monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell'Anatolia ucciso il 3 giugno 2010 nella sua residenza estiva ad Iskenderun.

Il nuovo insegnamento ha trovato casa all'Istituto francescano di spiritualità, presso la Pontificia Università Antonianum di Roma, dove il presule cominciò a insegnare nel 1982 patrologia e patristica e dove fu preside dal 1987 fino al 2004, anno della sua ordinazione episcopale e del suo invio in Turchia.

L’iniziativa accademica punta anzitutto a «tenere viva la memoria e raccogliere l'eredità culturale, oltre che spirituale, del vescovo cappuccino», annuncia padre Paolo Martinelli, preside dell'Istituto, precisando: «Ci dedicheremo allo studio di esperienze di dialogo interreligioso tra i popoli, sia dal punto di vista storico che dell'attualità, con una particolare attenzione all'area mediorientale, significativa per la tradizione francescana – che ha legato la sua presenza in particolare alla Terrasanta – e per l'incontro con l'Islam». In cantiere anche un'associazione che si propone «la diffusione del messaggio di monsignor Padovese sulla libertà religiosa e sul diritto delle minoranze, oltre alla promozione della conoscenza dei luoghi cristiani in Turchia e al sostegno di progetti caritativi». E già si pensa a un ciclo di conferenze per il prossimo anno accademico, incentrate sullo spirito di Assisi e la sua attualità, a venticinque anni dallo storico incontro di Giovanni Paolo II nella città di san Francesco.


Primo piano mons. Luigi Padovese

Insomma, l'intento è quello di raccogliere l'eredità di un «instancabile promotore del dialogo e fautore dell'inculturazione come Padovese», ha sottolineato padre Johannes Freyer,  rettore dell'ateneo ed ex studente del vescovo tragicamente scomparso. Eppure, ha ribadito il cardinale Tauran con una provocazione, «siamo “condannati” al dialogo interreligioso: non c'è altra via che quella tracciata dal Concilio. Anzitutto un dialogo tra credenti e persone concrete, non tra religioni: un vescovo (Padovese) e un ministro (Bhatti) ce lo fanno capire». La via esperienziale, di una testimonianza consapevole del Vangelo fino alle estreme conseguenze, battuta anche da don Andrea Santoro, fidei donum ucciso il 5 febbraio 2006 nella sua parrocchia a Trabzon, sempre in Turchia.

Anche in Terrasanta il dialogo si costruisce non a tavolino, ma giorno per giorno «in una convivenza gomito a gomito, spesso difficile, in cui emergono pregiudizi e tensioni tra persone e comunità», ha raccontato padre Pier Battista Pizzaballa, custode di Terrasanta. «Una grande lezione, che ti costringe a fare i conti con l'altro e con la tua identità, da far emergere in modo propositivo, con meno conflittualità possibile. Per questo definirei il dialogo una “felix culpa”», ha suggerito, auspicando che i luoghi dove Gesù si è incarnato non vengano considerati solo teatro di conflitti, ma divengano «riferimento di tutti i dialoghi da cui partire e a cui arrivare, casa di tutte le convivenze».


Fonti: testo ed immagine tratti da missionline.org

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