DIO AMORE NEL NUOVO TESTAMENTO - di Antonio Piacentini
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Antonio Piacentini - Cristiano Evangelico - Responsabile della Chiesa Evangelica della Riconciliazione - Comunità Cristiana di Barile Sito:
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DIO AMORE NEL NUOVO TESTAMENTO
Il Nuovo Testamento con chiarezza afferma e ribadisce più volte che Dio è amore. Non a caso i versi precedenti sono stati scritti da San Giovanni, che era chiamato “Apostolo dell’amore” perché è colui che concentrò maggiormente i suoi sforzi nel raccontare l’amore di Dio e nel cercare di descrivere questo aspetto del carattere del Padre.
Per tale motivo, oltre che per brevità, in questa riflessione concentreremo la nostra attenzione maggiormente sugli scritti di San Giovanni, e in aggiunta citeremo dei versi di San Paolo.
Esaminando il Nuovo Testamento notiamo come tutte e tre le persone della Trinità, nell’economia della salvezza, mostrano un grande amore per l’umanità intera; del resto la narrazione neo-testamentaria è tutta concentrata attorno alla missione di salvezza di Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo).
Il Padre mostrò il Suo amore quando decise, nell’eternità, di sacrificare Suo Figlio per l’espiazione dei nostri peccati. Non a caso il profeta Isaia afferma “ il castigo per cui noi abbiamo pace è caduto su di Lui...”.
L’episodio della crocifissione però, mi ricorda, un altro evento svoltosi ai tempi di Abramo, quando Dio, per mettere alla prova la sua fede, chiese al Suo amico Abramo il sacrificio del suo figliolo più amato. La decisione di Abramo fu di ubbidire alla voce di Dio, ma nel momento in cui egli stava per compiere il sacrificio, fu fermato dal Signore che mandò un angelo a interrompere quello che sarebbe stato un sacrificio inutile (cfr. Genesi 22:1-19).
Non fu così per il Figlio di Dio, L’Unigenito Figlio del Padre, il quale ebbe un destino del tutto diverso: nessun angelo fu inviato ad interrompere il sacrificio e le sofferenze di Cristo, essendo Egli l’unico Agnello senza macchia e senza difetto che poteva realmente togliere il peccato dal mondo.
Dio guardò con il cuore straziato dal dolore il proprio Figlio soffrire le atroci pene inflittegli dalle stesse persone che amava e che desiderava salvare.
Alla croce l’amore del Padre compì un gesto estremo e profondo che cambiò le sorti dell’umanità una volta e per sempre, distruggendo finalmente quel “documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, Egli l'ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce...”( Colossesi 2:14).
La scelta del Padre di mandare Gesù a morire per noi fu un gesto d’amore ed è per questo motivo che nel suo Vangelo Giovanni afferma “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna.” (Giovanni 3:16).
Il Figlio manifestò l’amore quando decise di incarnarsi.
Lo scrittore agli Ebrei, richiamando le parole di un salmo profetico, afferma che il Figlio di Dio rispose all’invito del Padre dicendo: “Allora ho detto: "Ecco, vengo"(nel rotolo del libro è scritto di me) "per fare, o Dio, la tua volontà"».” (Ebrei 10:7).
E’ importante comprendere che Gesù era in piena armonia con il Padre e scelse di venire a patire tutte quelle sofferenze per amore nostro.
In effetti, San Giovanni nel prologo del suo Vangelo afferma che nel principio era il Verbo (“logos”), il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio (non “un dio” come alcuni erroneamente traducono),…. poi si fece carne e abitò tra gli uomini (Giovanni 1:1-14).
Con la Sua decisione di incarnarsi, Gesù accettò di lasciare la gloria di cui era circondato presso il Padre, compiendo ciò che in teologia è chiamata “kenosis” che significa letteralmente "svuotamento" ed esprime l’autosvuotamento del Logos divino al momento dell'incarnazione, come afferma San Paolo ai Filippesi: “ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana,umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.” (Filippesi 2:7-8)
Inoltre, Gesù disse “chi ha visto me ha visto il Padre” (Giovanni 14:9).
Egli in tutta la durata della Sua vita mostrò il carattere di Dio Padre, soprattutto il Suo amore; possiamo, infatti, affermare che il Figlio è venuto a far conoscere e a mostrare l’amore del Padre, sovente scagliandosi contro il formalismo religioso degli scribi e dei farisei.
Un esempio emblematico, narrato sempre dal Vangelo di Giovanni, è quello della donna adultera che sta per essere lapidata (Giovanni 8:1-11) e viene salvata da Gesù che pronuncia la famosa frase “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei” rimproverandoli per la loro condotta e per aver fallito nel ruolo di guide che Dio aveva assegnato loro.
Gesù mostrò l’amore quando, per compassione, sfamò le folle, fasciò i cuori rotti, consolò gli afflitti, ecc...
Anche nei Suoi sermoni e insegnamenti si può scorgere l’amore di Dio, ad esempio quando diceva alle folle “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra;” (Matteo 5:38-39);
rivoluzionando quelli che erano alcuni concetti radicati nel giudaismo e mostrando la corretta interpretazione del pensiero di Dio.
Lo Spirito Santo è, come lo definisce sant’Agostino, “il legame d’amore che unisce Padre e Figlio”, ed è proprio Lui che ha sparso l’amore di Dio nei nostri cuori (Romani 5:5).
Egli è il “Paraclito” che Gesù aveva promesso e che scese a Pentecoste, cioè il consolatore, soccorritore e avvocato, è Lui che ci fa innamorare del Padre e del Figlio, che ci ricorda le parole del Maestro, illuminandoci sui Suoi insegnamenti. Lo Spirito Santo ci consiglia, ci guida e ci sostiene; Egli non solo lega il Padre e il Figlio, ma lega profondamente tutti noi al Padre e al Figlio (cfr. Giovanni 14:16-21) e ci lega l’uno all’altro. Infatti è scritto “cercando di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace”(Efesini 4:3).
Sempre sant’Agostino parlando della Trinità diceva: “…per grazia Sua siamo una cosa sola tra noi e un solo spirito con Lui perché la nostra anima è incollata a Lui…”
Senza lo Spirito Santo non riusciremmo a capire, né a riconoscere l’amore di Dio.
A conclusione di queste due riflessioni volevo sottolineare l’efficacia del piano d’amore di Dio che è riuscito a rimediare alle conseguenze del peccato e della disubbidienza dell’uomo, e a riparare la breccia che noi stessi avevamo creato.
Per farlo vorrei portare alla vostra attenzione due episodi che si trovano rispettivamente all’inizio e alla fine della Bibbia; Genesi ed Apocalisse.
Nella Genesi, all’inizio della storia dell’uomo, leggiamo che Adamo trasgredì i comandamenti di Dio e meritò il castigo e la cacciata dall’eden. In Genesi 3:24 abbiamo la chiara immagine di Dio che rende inaccessibile, all’uomo, l’albero della vita, mettendo a guardia dei cherubini con la spada fiammeggiante il cui compito era di custodire l’albero della vita.
Nel libro dell’Apocalisse il Signore ci fornisce, un’altra immagine: grazie all’opera del Cristo (che non a caso San Paolo definisce l’ultimo Adamo), vediamo la città santa con al centro proprio quest’albero della vita, di nuovo accessibile all’uomo. Questo sta a significare che Dio ha usato misericordia verso l’uomo, perdonandolo completamente e garantendogli di nuovo l’accesso all’Albero della vita !
In conclusione vi lascio con le bellissime parole di San Paolo, che nella seconda epistola ai Corinzi 5:14-21 dice:
Antonio
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