Riflessione Sull'unità dei cristiani di Suor Giuseppina Pisano

"Padre Santo, non prego solo per questi, ma anche per quelli che, per la loro parola, crederanno in me; perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano, anch'essi, in noi una cosa sola....perché siano perfetti nell'unità...."( Gv.17, 20-22).

Son le parole della grande preghiera sacerdotale di Gesù, quella lunga, accorata preghiera, che é quasi un testamento spirituale, e che il Figlio di Dio ha rivolto al Padre in quella memorabile sera dell'ultima Pasqua coi suoi,  prima che accadessero i tragici fatti che lo avrebbero condotto alla morte.

Gesù prega, e nella sua supplica al Padre chiede che i suoi discepoli, quelli presenti e quanti, nei secoli avrebbero creduto in lui, siano conservati nell'unità; l'unità di fede e di comunione é, dunque, qualcosa di prezioso per Cristo, qualcosa che gli sta a cuore come la stessa salvezza di ogni uomo.

Questa unità, lo sappiamo bene, si é frantumata secoli fa; non stiamo qui a ripercorrerne le cause; la Storia, del resto, non si giudica, si approfondisce, e ci si adopera per risanare le ferite che essa porta in sé;e la divisione dei cristiani é, appunto, una di queste ferite, profonde e dolorose, che in uno sforzo comune, da anni, si sta cercando di ricomporre.

Nella sua esortazione apostolica " Ut unum sint", il grande e lungimirante Giovanni Paolo II, sottolineava che, nonostante il cammino compiuto, c'é ancora tanta strada da percorrere ed auspicava si abbreviassero i tempi: un desiderio, eco del desiderio di Cristo, che é affidato, ora, a noi tutti battezzati, che siamo cattolici o appartenenti a Chiese sorelle, poco importa.

Il cammino verso l'unità, un cammino difficile, rallentato talvolta da ostacoli, é sempre un percorso illuminato dallo Spirito che ne suggerisce vie e modi; sappiamo che la strada maestra verso l'unità é il dialogo, un dialogo giustamente lento, faticoso, che esige attenzione, apertura, confronto sereno, e preghiera: una forte e incessante, una implorazione, che giunga finalmente l'unità, perché questa, così come il Cristo la vuole, é un dono di Dio nello Spirito.

Occorre tanta preghiera; ed é proprio pensando alla preghiera, che mi torna nel cuore, più che nella memoria, un'esperienza felice, direi di più, commovente vissuta a Lourdes circa quattro anni fa.

Fine luglio 2006, sono, appunto a Lourdes, la cittadina é , come sempre, affollata di pellegrini, e risuona dell'incessante preghiera alla Madre di Dio: una preghiera che non conosce barriere etniche, nè linguistiche, perché si prega in tutte le lingue europee, in arabo, in cinese ecc., e son presenti persone di tutte le parti del mondo.

C'era, in quell'occasione, un discreto gruppo di anglicani, con le loro donne-sacerdote, riconoscibili dal talare che indossavano; fu una sorpresa felice, e lo fu ancora di più quando, durante la solenne processione eucaristica, aperta dalla folta schiera dei malati, in carrozzella o barellati, e chiusa dalla lunga teoria dei sacerdoti in camice bianco e stola, tra questi, sfilarono, anche loro, col segno sacerdotale della stola: le donne-sacerdote anglicane.

Questa esperienza io l'ho vissuta come un segno, un segno grande, di comunione, di fede, di accoglienza, nel nome di Cristo e di Maria, in un luogo particolare come é Lourdes, in cui la fede e la speranza danno forza e gioia, anche nelle situazioni  di sofferenza fisica estreme; un segno che aveva il volto della donna, in quelle donne consacrate, che, non solo rendevano omaggio alla Madre di Dio e al Cristo eucarestia, ma, di più, vivevano, in quei pochi giorni, in comunione fraterna con tutti gli altri pellegrini, appartenenti, quasi esclusivamente, alla Chiesa cattolica.

Si, il dialogo é la via maestra verso l'unità; ma lungo ogni percorso ci sono anche delle scorciatoie, dei viottoli, che possono sembrare secondari, e che si aprono a  splendide visioni, in questo caso, visioni di fede, di fraternità e di amore, perché, dove la presenza del dolore é forte, l'amore, non può che esser presente con altrettanta forza.

Ecco, queste scorciatioie dello spirito, sono preziose per realizzare l'unità,e, credo, siano di competenza della donna, perché la sensibiltà, l'intuito, la creatività e l'affettività della donna, son quelle risorse grandi ed insostituibili, che sanno, e possono creare occasioni imperdibili di unità, fondate sulla fede comune, la fraternità profonda e la preghiera allo Spirito che illumina, e alla Madre cui Cristo ha affidato ogni uomo.

sr Maria Giuseppina o.p.                                                                                                          

 

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