Suor Giuseppina Pisano

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Incontriamo Suor Giuseppina Pisano o.p., Suora domenicana di vita contemplativa dell’Ordine dei Predicatori; laureata in Filosofia, ha insegnato negli istituti superiori ed ha collaborato per molti anni con diverse riviste, attivamente impegnata nell’opera di diffusione del Vangelo.


 

Ciao Suor Giuseppina, nella tua vita hai dato ascolto allo Spirito Santo che ti ha chiamato ad una vita consacrata, ma raccontaci brevemente come sei arrivata a diventare una Suora domenicana di vita contemplativa dell’ordine dei predicatori.

Premetto che sono cresciuta in una famiglia profondamente cristiana e che, dall'età di dodici anni ho frequentato la Comunità dei Padri Domenicani della mia città, che mi hanno guidato a lungo.
Sono arrivata a diventare sorella di vita contemplativa nella Famiglia Domenicana, dopo anni di ricerca interiore; una ricerca lunga e non facile, sopratutto negli anni di Università, quando tutte le mie certezze e le mie convinzioni, che credevo ben salde, entrarono in crisi. Cercai chiarezza nello studio, lo studio dell'apologetica e della teologia, che doveva affiancare gli studi di filosofia; ma la chiarezza della verità non veniva dai libri. Mi consigliarono, allora, di impegnarmi per i poveri e gli ammalati; cosa che feci con entusiasmo, ma neppure lì trovavo la luce che cercavo. Intanto andavo maturando l'idea che, se un giorno fossi arrivata alla luce, a quella Luce avrei dedicato tutta la vita. La Luce giunse, non cercata, nel luglio del 1967, a Bologna, dove mi ero recata in veste di turista. Una sera entrai nella Basilica di San Domenico, per visitare la chiesa, e, mentre la attraversavo, sentii, da una cappella, un frate che parlava ad un gruppo di frati studenti, era il P. Enrico Rossetti, che divenne, poi, un carissimo amico, il quale in quel momento diceva:" Pregate! Pregate anche se non sapete pregare!". Quelle parole mi sembrarono come dette a me, a me, che non avevo la luce sufficiente per pregare con fede, e mi proposi di metterle in pratica. Fu così che dedicai tempi sempre più lunghi alla preghiera, sopratutto la preghiera dei salmi; feci, di conseguenza sempre più spazio a Dio, e meno ai miei pensieri, e la luce si accese dentro di me e, lentamente, con l'aiuto dei confratelli Domenicani, compreso il P.Enrico Rossetti, che incontrai ancora, maturai la decisione di consacrami a Dio nella vita contemplativa, ed entrai in un Monastero Domenicano.

…ma dopo 2000 anni non è un po’ anacronistico parlare della croce di Gesù?

se nel mondo non ci fosse più il dolore, la morte, le tante ( troppe ) forme di male, che colpiscono l'umanità, forse potremmo anche tentare di dimenticare la Croce di Cristo, ma finché nel mondo c'é un innocente che soffre, un bambino violato, persone oppresse e sfruttate, il bisogno di salvezza reclama la Presenza del Redentore, una Presenza che ha vinto il male e la morte attraverso la Croce e la Resurrezione. Si, si può ben togliere il crocifisso dai luoghi pubblici, con pretesti più o meno peregrini, ma basta un bambino che soffre, a ricordarci che il Crocifisso é ancora presente e vivo nella Storia e ha il volto di ogni sofferente e di ogni emarginato.

Con gli attuali mezzi di comunicazione come radio, televisione, internet, sms ed altri, è senza dubbio più facile del passato far arrivare idee e concetti. In questo contesto, è ancora attuale il passo di Osea dove leggiamo “Perisce il mio popolo per mancanza di conoscenza.” (Os. 4,6)?

Si, é attualissimo, perché, nonostante tutto, c'é, anche nella nostra società, una grande ignoranza nei confronti della fede, una ignoranza che é forse dettata dalla superficialità, o peggio, dalla mentalità corrente, secondo la quale la persona vale per quello che ha e per quello che appare, non per quello che é,e per come si costruisce in ordine a Dio.
Anche là, dove c'é una discreta " pratica religiosa", la consocenza di Dio, della Parola rivelata, di Cristo, vivo e vivente nella Storia, é molto scarsa.
Ci sono, tuttavia, molti gruppi e movimenti ecclesiali che compiono una valida opera di evangelizzazione, e danno una buona testimonianza di fede.

In Ef. 4,4-6 è scritto:Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.”. Tu come consacrata all’interno della Chiesa Cattolica, come ti poni rispetto alle altre confessioni del mondo cristiano?

Sempre, di fronte agli altri, mi pongo in atteggiamento di accoglienza, ascolto e rispetto, che siano cristiani delle Chiese sorelle, che siano persone che si definiscono atte o agnostiche, che siano Testimoni di Geova, o che siano Musulmani.
Ho citato queste persone, perché ne ho incontrato diverse, e con tutte ho stabilto un rapporto di fraternità, che é la giusta premessa per un eventuale dialogo, che non conosca scontri, o inutili polemiche.
Ogni altro atteggiamento non é cristiano; il resto é affidato allo Spirito.

Se mi permetti ti faccio una piccola provocazione: è indubbio che le divisioni fra cristiani sono molte e allo stesso tempo diverse a seconda delle confessioni, eppure, anche se ben cosciente delle difficoltà, Giovanni Paolo II ha parlato della “civiltà dell’ amore”.  
Secondo te, in questa espressione, quanto c’è di utopico e quanto di grande lungimiranza?

Si, Giovanni Paolo II era ben cosciente delle difficoltà che frenano il cammino verso l'unità dei cristiani; nella Lettera Apostolica Ut Unum Sint, scriveva:" Quanto lunga é ancora la via!"; ma nonostante tutto, parlava con insistenza della civiltà dell'amore, non una utopia, ma un dovere per ogni persona che veramente appartenga a Cristo, dato che l'amore é il segno distintivo del cristiano " da questo tutti  riconosceranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri"(Gv.13,35)
Certo, la civiltà dell'amore ancora non é giunta a pienezza, e in questo senso può sembrare utopia, ma noi viviamo il " non ancora"; la pienezza verrà, quel che conta é impegnarsi seriamente, cosa non facile, perché amare costa; non costa niente parlare e straparlare di amore, ma fare le opere dell'Amore, come diceva Quoist " significa salire in croce per un altro".
Ed ecco che torna la Croce di Cristo, senza la quale non esiste nè amore, nè salvezza, nè pace, nè futuro nel tempo ed oltre il tempo.
 

Immagina di avere davanti ai tuoi occhi tutti i lettori che leggeranno questa intervista, uno per uno, cosa gli vorresti dire?

Vorrei augurare ad ognuno di sperimentare l'incontro con Cristo Presente e Vivo, presente ad ognuno di noi più di noi stessi, e di camminare con Lui nella pace del cuore.


Ringraziamo Suor Giuseppina per questa breve intervista e per i preziosi commenti alla parola su 1b1s.org, ma soprattutto per l’opera che con la forza dello Spirito Santo continua a realizzare.

Che Dio benedica Suor Giuseppina ed il lavoro che stà facendo.


Fonti: immagine di roberto valentini

 

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