In unitate Spiritus - Meditazione del Rev. Alberto Saggese Decano della Chiesa Evangelica Luterana in Italia
Convegno Nazionale dei delegati diocesani per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso
In unitate Spiritus
Roma, 24-27 novembre 2008 - Vespro
Meditazione del Rev. Alberto Saggese Decano della Chiesa Evangelica Luterana in Italia
Care sorelle e fratelli nel Signore,
non mi è stato suggerito alcun testo per la meditazione di stasera per cui mi sono orientato sul programma di lavoro che avete inviato al mio decano che, impedito da impegni presi precedentemente, mi ha chiesto di rappresentarlo oggi qui e di porgervi i suoi più fraterni ed affettuosi saluti.
Il programma, coerentemente col principio che non vi possa essere comprensione reciproca se manca la conoscenza, ha previsto la presenza e la presentazione di diverse realtà religiose in Italia ed ancora prevede incontri con la realtà israelitica ed islamica nel nostro paese. Inoltre ha previsto anche un risultato delle attività svolte nel passato con un particolare riferimento a Sibiu.
Si tratta, sia per il passato che per il futuro, di fare un bilancio di ciò che è avvenuto per preparare il bilancio preventivo per il futuro. Si tratta, in parole povere, di un atto amministrativo in cui calcoliamo ricavati e perdite e regolarci per il futuro. Il testo che ho scelto non è alla base della mia meditazione, ma di introduzione ad un altro testo
che vi leggerò in seguito:
Poi Dio disse: facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza, ed abbia dominio sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sul bestiame e su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra. E Dio creò 1'uomo a sua immagine; lo creò ad immagine di Dio, e li creò maschio e femmina. Genesi, 1 - 26-27
Care sorelle e fratelli,
ciò che abbiamo letto è la conclusione del racconto della creazione. Questa è giunta al suo termine e, qualche versetto più avanti, Dio farà un bilancio di ciò che ha fatto, giudicherà il suo operato ed arriverà alla conclusione: e Dio vide che tutto ciò era buono.
Anche noi oggi, e come accennavo prima, tentiamo di trarre un bilancio e naturalmente non tutto ciò che abbiamo incontrato nel corso del passato ci sembra buono: avvenimenti lieti si avvicendano ad avvenimenti tristi, ad errori commessi o speranze sfumate. Il nostro bilancio non è sempre così positivo come quello di Dio. Anche il racconto della creazione è servito all’uomo per trarre, una volta, dei bilanci. Il Talmud ebraico era, nelle sue versioni, un commentario alla Bibbia, in cui spesso delle storie venivano riprese e raccontate di nuovo, in forma diversa, per poter esprimere dei bilanci.
Il racconto seguente è tratto appunto dal Talmud:
Il giorno in cui Adamo fu creato, il giorno in cui gli fu soffiato lo spirito, fu lo stesso giorno in cui si mise in piedi. E nello stesso giorno dette il nome alle bestie, ed in quello stesso giorno gli fu data Eva. Ed in quello stesso giorno fu posto nel giardino d'Eden e gli fu ordinato dal Signore: di questo ne mangerai e di quest'altro
no. E in quello stesso giorno peccò. Fu il giorno in cui fu giudicato, ed in quel giorno fu cacciato dall'Eden,
Questa é una prima parte del racconto: tutto accade nell’arco di una sola giornata, non in sette giorni; ed è un bilancio. Non è necessario, secondo l’autore, raccontare delle bellezze dell’Eden, della creazione di tante belle cose per esprimere poi un bilancio negativo di una giornata cominciata così bene:
"Il giorno in cui Adamo fu creato, il giorno in cui gli fu soffiato lo spirito…” In questo racconto Adamo sorge alla vita e respira, in queste poche parole ci sono tutte quelle esperienze che noi possiamo raccogliere nel corso di una vita: respirare, in pratica accogliere in sé l'atmosfera del mondo circostante, goderla, avere la percezione delle gioie della vita...
“…fu lo stesso giorno in cui si mise in piedi…” Se un bambino impiega talvolta più di un anno per stare sui suoi piedi, questo non accade per Adamo. Nello stesso giorno l’essere umano si distingue dalle bestie e prende la sua andatura eretta. È una figura indipendente, una figura superba che viene posta nel giardino dell'Eden. Si tratta dell’essere migliore della creazione.
“E nello stesso giorno dette il nome alle bestie.” Dare il nome, nella mentalità antica, significa anche prendere possesso, trasformare in qualcosa di utile per sé. Qui c’è un arricchimento della vita dell'uomo che può mettere al suo servizio ciò che gli sembra necessario per svilupparsi, per migliorarsi, per progredire. In questa frase c’è il bilancio appunto del progresso, della libertà di svilupparsi.
“Ed in quello stesso giorno gli fu data Eva.” Eva è il tu con cui l’io di Adamo può confrontarsi. È il principio della comunicazione fra gli esseri umani e la liberazione dalla solitudine. Nella solitudine non ci sono né gioie, né dolori, tutto é silenzio. Ma il bilancio di questa giornata ci dice che anche la solitudine é stata eliminata.
“Ed in quello stesso giorno fu posto nel giardino d'Eden.” Solo dopo il peccato Adamo conoscerà la terra vasta e desolata. All'inizio viene posto in un territorio ben delimitato, che può essere tenuto facilmente sotto controllo, è un ambiente che può essere facilmente conosciuto, che presto non avrà più segreti. Adamo, nell'Eden, sta proprio come a casa sua. Anche qui il bilancio è positivo: Adamo vive e signoreggia, con la sua compagna, in un ambiente che gli é familiare
ed amico.
“E gli fu ordinato dal Signore: di questo mangerai e di questo no!” Le regole della vita non sono delle angherie, non sono dei dispetti di Dio nei nostri confronti, ma stabiliscono i limiti in cui ci possiamo muovere senza rischi. Gli ordini di Dio sono a difesa di Adamo. Determinati limiti non devono essere superati, perché al di là è la morte. Anche qui il bilancio sembra essere positivo. Iddio dà ad Adamo delle regole per la sua sicurezza.
Ma questa prima parte del racconto si chiude col bilancio della colpa: “Ed in quello stesso giorno peccò, fu giudicato e cacciato dall'Eden.”
Sulla falsariga di questo racconto potremmo trarre anche un bilancio per conto nostro, sull'anno trascorso, un bilancio sull'uso che abbiamo fatto della vita, di questo respiro donato da Dio, un bilancio sull'uso che abbiamo fatto della libertà, delle nostre possibilità di sviluppo, un bilancio sui nostri rapporti con gli altri, con le altre chiese e con le altre realtà religiose, come anche sui nostri limiti.
Ma il racconto continua:
“E quando il giorno giungeva al suo termine e cominciò a diventar buio, Adamo vide la luce che spariva nella sera ed il mondo attorno a lui che diventava più scuro. E disse: ahimè, poiché ho peccato, il mondo attorno a me diventa buio e la terra diverrà di nuovo vuota e desolata. Questa é certo la morte a cui il Signore mi ha condannato. E stette immobile e digiuno e pianse per tutta la notte ed Eva stava al suo fianco e piangeva con lui.”
E' la sera delle stesso giorno, un giorno cominciato così bene. Ma ora é tutto cancellato, come se non vi fosse stato nulla, come se si fosse trattato soltanto di un sogno. Il bilancio diventa ora completamente negativo, perché il peccato non é un punto oscuro che si perde nella luminosità della giornata, un incidente di percorse che potrà, bene o male, essere superato. No, il peccato è qualcosa che cancella tutto ciò che di bello c'era prima, rende inutile tutto, tutto sembra essere stato vano. A Adamo sembra addirittura che tutta la terra dovrà pagare per il suo peccato, che tutto il creato sarà condannato alla desolazione.
Un bilancio negativo, come vediamo, forse con un solo punto di umanità, un punto che ci lascia sperare per la fine del racconto: “Eva stava al suo fianco e piangeva con lui.”
Il racconto del Talmud non riprende la tradizione biblica di Adamo ed Eva che, al cospetto di Dio, fanno il gioco dello scaricabarile cercando di sottrarsi alle proprie responsabilità. In questa situazione triste é rimasta almeno la solidarietà: un altro punto da esaminare, quando vorremo fare noi il bilancio per l'anno trascorso, un bilancio sulla solidarietà.
Ma arriviamo era al termine del racconto:
“Ma quando l'aurora cominciò a tingere di nuovo il cielo ed Adamo vide che il mondo si illuminava di nuovo, fu preso da immensa gioia e gridò: questa é dunque la legge del mondo, che alla notte segua sempre il giorno! E si alzò e costruì un altare!” Ciò che Adamo aveva creduto fosse la morte non ha avuto l'ultima parola, dopo la paura viene una nuova speranza. Ecco il perché di un racconto che si doveva svolgere tutto in una giornata, per dare ad Adamo la possibilità di scoprire da solo l'oscurità della notte e la speranza dell'aurora.
Si tratta quindi di un’esperienza personale, qui Adamo non riceve da Dio il respiro, o una compagna, oppure delle norme da seguire, ma da solo, con la sola solidarietà di un essere che gli é simile, fa l'esperienza della paura e del dolore prima, poi quella della nuova speranza.
Qualunque sia il bilancio che potremmo oggi trarre sulle attività dell’anno trascorso, ebbene non dimentichiamo, alla fine, il bilancio della speranza. L’incontro di questi giorni non è un incontro ultimo e definitivo, ma di preparazione per un nuovo anno, per un nuovo inizio. E questo nuovo inizio é possibile perché, nonostante le nostre debolezze, l'essere umano, maschio o femmina che sia, é , come dice il libro della Genesi, ad immagine di Dio. A m e n