Da Edimburgo 1910 a 2010
Edimburgo 1910 ha segnato la nascita del Movimento ecumenico: quale fu il motivo per cui ciò avvenne proprio ad Edimburgo?
La Scozia, sia intellettualmente che culturalmente, vanta una lunga tradizione di internazionalismo, che risale alle missioni celtiche. Tale prospettiva internazionale fu promossa da alcuni prominenti teologi e capi di chiese scozzesi, a cui si aggiunse il forte ethos missionario del Protestantesimo scozzese del XIX secolo, che si preoccupava non solo dell’evangelizzazione, ma era anche coinvolta nelle modifiche dell’espansione economica dell’Impero britannico. Questo coinvolgimento nella missione fece sì che le chiese volessero esse stesse sostenere una Conferenza missionaria mondiale, piuttosto che lasciarla alle agenzie missionarie. Infine, la Scozia andava conoscendo un rapido cambiamento nella chiesa e nella società che provocò ad una visione più ampia.
Nel 2000 John Pobee (Ghana) visitò la Scozia e lanciò ai capi cristiani la sfida di celebrare il centenario del 2010. In pochi anni una cerchia sempre maggiore di esperti di missione riconobbero nel 2010 un’occasione di grande potenziale che richiedeva un’attiva e comune collaborazione.
Nel 2005 si tenne ad Edimburgo un incontro da cui emersero alcuni temi-chiave per la missione nel XXI secolo, fra cui ricordiamo: la fondazione della missione, la missione nel contesto interreligioso, la missione in relazione alla post-modernità e al potere, le forme di impegno missionario, la formazione teologica, le comunità cristiane contemporanee, la missione e l’unità e la spiritualità. Fu anche riconosciuta la necessità di avere un punto focale del centenario, stabilito in Edimburgo dal 2 al 6 giugno 2010. Il lavoro per Edimburgo 2010 è coordinato attraverso il website www.edinburgh2010.org.
Gli anni dell’azione
Dal 1940 ad oggi, nel panorama ecumenico scozzese, si sono sviluppate tre particolari linee di studio: l’esplorazione teologica, la cooperazione pratica e la profeticità.
Esplorazione teologica
Molte sono le questioni dottrinali trattate, dapprima dal cosiddetto Bishops Report (un resoconto anglicano/presbiteriano del 1956), in seguito dalle Multilateral Conversations (conversazioni multilaterali tenutesi nei successivi trenta anni circa, tra il 1967 e il 1994) che hanno coinvolto sei chiese scozzesi, e, infine, dalla Scottish Churches Initiative for Christian Unity (SCIFU 1996-2003). Ciò ha portato una maggiore comprensione fra le diverse tradizioni, e a una crescente scoperta di quanto accordo ci sia, dal punto di vista teologico, fra le chiese. Il fatto che questo non abbia portato a poter elaborare uno schema di unità, su cui tutti potessero essere d’accordo, non è dovuto ad un antagonismo fra le chiese, ma dal fatto di aver compreso che l’unità è molto più che non creare grandi progetti. Si tratta di riconoscere che l’unità è possibile all’interno delle differenze.
Cooperazione pratica
A livello nazionale due organismi emersero negli anni ‘50, in grado di elaborare un’ampia prospettiva con grande energia. Agli inizi degli anni ‘60 si celebrò l’apertura della Scottish Churches House a Dunblane, un Centro per ritiri e conferenze che “le chiese gestivano in comune, e dove potevano imparare a crescere insieme per poter servire la Scozia”. Nel 1962 fu costituito lo Scottish Churches Council, il Consiglio delle chiese scozzesi che annoverava quali membri la maggior parte delle Chiese (eccetto la Chiesa Cattolica) oltre che molte associazioni e gruppi ecumenici. Ciò condusse a molte iniziative sponsorizzate insieme a livello nazionale, quali, ad esempio, corsi durante la Quaresima, pastorale con i giovani, contatti capillari con le comunità, che ben presto si diffusero a macchia d’olio in tutta la Scozia cooperando in molte iniziative, di azione e di preghiera, a livello locale. Nel 1986 un lungo corso quaresimale, a livello dell’intero Regno Unito, divenne catalizzatore di nuovi “strumenti di unità” che per la prima volta videro anche la partecipazione della Chiesa Cattolica in Scozia. La Action for Churches Together in Scoltand (ACTS) vide la luce nel 1990.
Profeticità
Questa terza dimensione per le chiese è quella più difficile con cui convivere, eppure, senza di essa, l’ecumenismo perderebbe il suo mordente. Mentre le chiese crescevano insieme, l’ecumenismo portò avanti una dimensione profetica. Christian Aid si impegnava concretamente sia per il problema della fame nel mondo, sia nella protesta, con parole profetiche, per promuovere la giustizia nel mondo. La Comunità di Iona, che ha da sempre un grande impegno ecumenico, ha apertamente sfidato le chiese e il mondo riguardo la disunione e l’ingiustizia. Vi sono stati momenti profetici anche quando, come ad esempio nel 1992, Giovanni Paolo II in visita in Scozia, ha affermato: “Camminiamo insieme come pellegrini, mano nella mano”.
L’ecumenismo negli ultimi anni si è allargato ad un contesto interreligioso e ad una testimonianza cristiana in un contesto sociale secolare e multi-culturale. La storia scozzese ha dimostrato che per vincere questa sfida, si devono mantenere queste tre dimensioni in tensione. Non si deve preferirne una all’altra, poiché solo quando queste interagiscono reciprocamente si crea la vera teologia, la vera cooperazione e l’autentica voce profetica, che sono alla base della visione ecumenica.
Il tipico tessuto quadrettato scozzese (tartan) è uno dei tesori della Scozia. Tradizionalmente ogni modello veniva identificato con un clan o una famiglia particolare; ma i tartans costituiscono una tradizione vivente e continuano ad essere creati per scopi e organizzazioni assai diversi. I tartans hanno un colore di base su cui vengono adagiate delle strisce orizzontali e verticali. Usando una metafora: il testo presentato fin qui rappresenta il “colore di base”, e ora vengono menzionate un certo numero di “strisce” orizzontali e verticali, che intendono presentare solo alcuni dei modi in cui le chiese si rapportano fra loro e con la più ampia società.
Dimensioni orizzontali: le chiese nella ricerca dell’unità
La Joint Commission on Doctrine fra la Chiesa di Scozia e la Chiesa Cattolica
La Commissione mista sulla dottrina fra la Chiesa di Scozia e la Chiesa cattolica è un dialogo bilaterale che ha dimostrato di essere una ricca sorgente di benedizioni. Il più recente documento prodotto, dal titolo: “Il battesimo: cattolico e riformato”, offre una sintesi del progresso raggiunto nella comune comprensione del battesimo, ma invita anche ad una ulteriore riflessione su che cosa ciò significhi per la missione della chiesa oggi. La Commissione mista è un esempio positivo di dialogo teologico ecumenico, e mostra quanto sia le istituzioni che i singoli individui desiderino porsi in reciproco ascolto. La Commissione sta attualmente lavorando sul tema della guarigione delle memorie storiche e la dottrina della santificazione.
EMU (Episcopal - Methodist - United reformed)
In seguito alla chiusura della Scottish Churches Initiative for Union, tre denominazioni si impegnarono per cercare ulteriori forme di lavoro, servizio e testimonianza comune. Nacquero così le conversazioni di EMU. Rappresentanti della Chiesa episcopale scozzese, della Chiesa metodista e della Chiesa riformata unita si incontrano due volte l’anno per vedere come poter realizzare insieme, sia a livello locale che nazionale, ciò che è possibile, e che, pertanto, non deve essere realizzato separatamente. I partecipanti sono felici nel vedere persone con particolari responsabilità comprendere e riconoscere come la cooperazione possa crescere, ad esempio nel campo dell’educazione e dell’insegnamento. EMU è una iniziativa giovane, di relazioni vissute e con un grande potenziale.
Sviluppo delle relazioni con i gruppi etnici cristiani di minoranza
Nel 2007 le chiese in Scozia hanno celebrato il bicentenario dell’abolizione della legge sulla tratta degli schiavi, lo Slave Trade Act. Questo momento è divenuto catalizzatore di uno sviluppo nelle relazioni fra le chiese tradizionali e il crescente numero di gruppi cristiani etnici in Scozia. Lo Scottish Churches Racial Justice Group annovera ora rappresentanti fra la African Churches e la Asian Churches Fellowship. I gruppi etnici cristiani di minoranza si stanno ora organizzando in una associazione per promuovere la crescita delle relazioni al loro interno e con le chiese tradizionali di ACTS.
Strisce verticali: le chiese in rapporto alla società
Le chiese e il Parlamento
Lo Scottish Churches Parlamentary Office nacque proprio dall’impegno delle chiese nel processo che fece sorgere il Parlamento scozzese. Avendo scoperto che si poteva lavorare insieme su questo progetto, le chiese istituirono lo Scottish Churches Parlamentary Office allo scopo di impegnarle il più efficacemente possibile con il Parlamento e il Governo scozzesi, non per formare un partito ma bensì per garantire che si mantenesse un dialogo con le chiese e che queste fossero ascoltate. Naturalmente siamo molto più incisivi quando riusciamo ad esprimere con una sola voce il nostro modo di vedere il bene comune della Scozia; dove, tuttavia, vi sono posizioni diverse, siamo onesti e aperti.
Le chiese e la National Conversation
I rappresentanti e i leader di dodici chiese scozzesi accettarono l’invito del Governo ad una “Conversazione nazionale” per pianificare il futuro della Scozia. Il gruppo produsse il seguente pronunciamento:
“Riconosciamo che la chiesa è in cammino proprio come la nostra nazione. Tutti noi siamo intenzionati a combattere per arrivare lì dove dobbiamo. Per la chiesa, così come per la nostra nazione e le nostre comunità, noi aspiriamo a questi valori cristiani che caratterizzano la nostra vita comune in Scozia:
- una nazione modellata dai principi dell’amore verso Dio e verso gli uomini;
- una nazione che promuove la dignità e la giustizia per tutti;
- una nazione che promuove la fedeltà nelle relazioni personali e comunitarie;
- una nazione che dimostra passione e sollecitudine per i deboli e gli emarginati;
- una società in cui le voci di tutti possano essere ascoltate;
- un popolo che è meno preoccupato del suo benessere e più concentrato sul benessere degli altri;
- una nazione che punta all’eccellenza e in cui tutti possano sperimentare la vita in pienezza;
- una nazione che accoglie il contributo unico di coloro che stanno costruendo la nuova Scozia;
- uno stato che promuove il benessere di tutti i cittadini senza abusare dell’autorità.
Per noi questi valori sono radicati in Gesù e hanno distintamente modellato la storia della Scozia e il suo sviluppo negli anni; laddove essi sono vissuti e praticati, scopriamo che sono sintonici con le persone di altro credo e con quelle di nessun credo”.
Gli Street Pastors
Street Pastors è un’iniziativa missionaria che si sta diffondendo in tutta la Scozia. Squadre di “pastori di strada” volontari, formati dalla chiesa locale, sono a disposizione fino a tarda notte nei centri delle città, per offrire consiglio e sostegno pratico alla gente del luogo o proveniente da fuori. “Ci incontreremo, parleremo e ci impegneremo attraverso l’ascolto, il sostegno e l’aiuto concreto: accompagnare a un taxi una ragazza sola a tarda sera, rassicurare chi si sente minacciato, ascoltare chi abbia bisogno semplicemente di sapere che c’è lì qualcuno per lui o lei” ha scritto James Duce dalla City Church di Aberdeen, la prima città scozzese che ha lanciato il programma Street Pastors.